Risultati nell'archivio di nichivendola.it per: Agosto 2010
30 Agosto 2010, 13:17

Nichi inaugura Otranto Film Fund Festival

Mercoledì 1 settembre, alle ore 19.00, in largo Porta Alfonsina ad Otranto (LE) Nichi inaugurerà la seconda edizione dell'Otranto Film Fund Festival (OFFF)-Cinema e Territori.
Nichi consegnerà alla regista Sabina Guzzanti il premio speciale "Cinema e Territori" per il documentario "DRAQUILA. L'Italia che trema".
La scelta dell'opera è legata alla seguente motivazione: "Si premia il merito che il film ha avuto nel sollevare le criticità nel rapporto tra politica e governo del territorio, in riferimento alla gestione dell'emergenza del terremoto in Abruzzo. "DRAQUILA. L'Italia che trema" è un'opera che affronta il rapporto tra cinema e territorio in presa diretta, senza finzioni narrative".
La consegna del premio sarà accompagnata da un dibattito "Vendola-Guzzanti" sul tema "Cinema e Territorio", animato dal critico e saggista Goffredo Fofi.

 

30 Agosto 2010, 13:17

Nichi inaugura Otranto Film Fund Festival

Mercoledì 1 settembre, alle ore 19.00, in largo Porta Alfonsina ad Otranto (LE) Nichi inaugurerà la seconda edizione dell'Otranto Film Fund Festival (OFFF)-Cinema e Territori.
Nichi consegnerà alla regista Sabina Guzzanti il premio speciale "Cinema e Territori" per il documentario "DRAQUILA. L'Italia che trema".
La scelta dell'opera è legata alla seguente motivazione: "Si premia il merito che il film ha avuto nel sollevare le criticità nel rapporto tra politica e governo del territorio, in riferimento alla gestione dell'emergenza del terremoto in Abruzzo. "DRAQUILA. L'Italia che trema" è un'opera che affronta il rapporto tra cinema e territorio in presa diretta, senza finzioni narrative".
La consegna del premio sarà accompagnata da un dibattito "Vendola-Guzzanti" sul tema "Cinema e Territorio", animato dal critico e saggista Goffredo Fofi.

 

30 Agosto 2010, 13:06

Inizia la stagione del dolore sociale

Penso che quella che comincia è la stagione dei rendiconti, la fine delle favole e l'inizio di un confronto anche molto duro con la realtà. La realtà è che una parte dei mass-media e una parte della politica cerca quotidianamente di edulcorare, di esorcizzare, di occultare. Ma la realtà del dolore sociale prima o poi bussa alla porta della politica.
Quelli che non intendono aprire quella porta sono destinati a perdere. Penso che in Puglia, nel Sud, in Italia sia necessario aprire la stagione della verità.


La stagione della capacità di affrontare i nodi sociali ed economici di una crisi che attraversa in maniera talvolta molto dolorosa apparati produttivi, piccolissime aziende, e che travolge la vita di milioni di italiani. I dati in crescita della povertà ci dicono che questa sofferenza sociale non può essere considerata come un dato ornamentale di vacui discorsi sociologici. La povertà è un dato strutturale dell'Italia, dell'Europa e penso che le politiche che vanno messe in campo debbano avere come priorità la lotta per la tutela delle persone, dei bambini, dei vecchi, delle famiglie. E che la povertà chieda non azioni di carità pelosa ma politiche sociali, riqualificazione del welfare, diritti e reddito per i ceti medio-bassi.


Dentro questa condizione di disagio sociale, penso che sia particolarmente desolante il quadro della crescente forbice tra Nord e Sud del paese

E' fondamentale che alla ripresa dell'attività dopo la pausa estiva, la politica affronti la questione Mezzogiorno.
Nel Sud le difficoltà e l'affanno nell'affrontare l'ondata lunga della crisi economica è particolarmente preoccupante. Il quadro è quello di un Mezzogiorno d'Italia che è stato costantemente estromesso dalla scena pubblica, chiuso nella spirale dei pregiudizi, oggetto di un'opera sistematica di spoliazione di risorse sia di quelle ordinarie sia di quelle straordinarie.

Oggi è il momento nel quale per affrontare i problemi di fondo del Mezzogiorno d'Italia, una nuova classe dirigente deve essere in grado di recuperare parola e visione di una moderna questione meridionale. Non si tratta semplicemente di reclamare ammortizzatori sociali e assistenza, si tratta di chiedere le risorse indispensabili per attivare politiche del lavoro e politiche dello sviluppo.

30 Agosto 2010, 13:06

Inizia la stagione del dolore sociale

Penso che quella che comincia è la stagione dei rendiconti, la fine delle favole e l'inizio di un confronto anche molto duro con la realtà. La realtà è che una parte dei mass-media e una parte della politica cerca quotidianamente di edulcorare, di esorcizzare, di occultare. Ma la realtà del dolore sociale prima o poi bussa alla porta della politica.
Quelli che non intendono aprire quella porta sono destinati a perdere. Penso che in Puglia, nel Sud, in Italia sia necessario aprire la stagione della verità.


La stagione della capacità di affrontare i nodi sociali ed economici di una crisi che attraversa in maniera talvolta molto dolorosa apparati produttivi, piccolissime aziende, e che travolge la vita di milioni di italiani. I dati in crescita della povertà ci dicono che questa sofferenza sociale non può essere considerata come un dato ornamentale di vacui discorsi sociologici. La povertà è un dato strutturale dell'Italia, dell'Europa e penso che le politiche che vanno messe in campo debbano avere come priorità la lotta per la tutela delle persone, dei bambini, dei vecchi, delle famiglie. E che la povertà chieda non azioni di carità pelosa ma politiche sociali, riqualificazione del welfare, diritti e reddito per i ceti medio-bassi.


Dentro questa condizione di disagio sociale, penso che sia particolarmente desolante il quadro della crescente forbice tra Nord e Sud del paese

E' fondamentale che alla ripresa dell'attività dopo la pausa estiva, la politica affronti la questione Mezzogiorno.
Nel Sud le difficoltà e l'affanno nell'affrontare l'ondata lunga della crisi economica è particolarmente preoccupante. Il quadro è quello di un Mezzogiorno d'Italia che è stato costantemente estromesso dalla scena pubblica, chiuso nella spirale dei pregiudizi, oggetto di un'opera sistematica di spoliazione di risorse sia di quelle ordinarie sia di quelle straordinarie.

Oggi è il momento nel quale per affrontare i problemi di fondo del Mezzogiorno d'Italia, una nuova classe dirigente deve essere in grado di recuperare parola e visione di una moderna questione meridionale. Non si tratta semplicemente di reclamare ammortizzatori sociali e assistenza, si tratta di chiedere le risorse indispensabili per attivare politiche del lavoro e politiche dello sviluppo.

28 Agosto 2010, 18:57

Sul San Raffaele del Mediterraneo

Il giornale Italia Terra Nostra ha posto 24 domande a Nichi su sanità e San Raffaele del Mediterraneo di Taranto.
Ecco le risposte:

1. Lei da quanti anni governa la Regione Puglia?
Dall’aprile del 2005.

2. I conti sanitari sono in rosso?

Sì, la gestione della sanità in Puglia, come in tutte le regioni italiane è strutturalmente in deficit per la necessità di assicurare i LEA (cioè i livelli essenziali di assistenza) a tutti i residenti in regione (cittadini e migranti a qualunque titolo), per alcune ragioni strutturali (rete ospedaliera obsoleta e troppo frammentata, dispersione burocratica amministrativa delle vecchie  Asl oggi finalmente riaccorpate,  per estesi livelli di inappropriatezza).
Tuttavia la Puglia è l’unica regione del Mezzogiorno non commissariata per disavanzo sanitario.

3. A quanto ammonta esattamente il deficit attuale delle aziende sanitarie locali?

Il disavanzo 2009, completamente ripianato con fondi di bilancio regionale è stato di circa 340 milioni euro sostanzialmente in linea con il bilancio precedente.

4. Il patto di stabilità è stato sforato nel 2006 e nel 2008? La Corte dei Conti ha preso un abbaglio?

Lo sforamento del patto di stabilità non ha nulla a che vedere con il bilancio della sanità. Gli sforamenti del 2006, 2008 e 2009 sono stati dovuti sostanzialmente alla necessità di procedere agli impegni ed ai pagamenti indispensabili per il rispetto degli obbiettivi di spesa comunitaria.
Purtroppo, infatti, nonostante le tante richieste, il governo non ha mai considerato i fondi strutturali (nella loro quota di cofinanziamento nazionale e regionale) fuori dal patto di stabilità e quindi le regioni del Mezzogiorno, prima obbiettivo 1, poi convergenza delle agende comunitarie, hanno dovuto scegliere in questi anni l’albero a cui impiccarsi: quello del patto di stabilità o quello del disimpegno delle risorse europee. Noi abbiamo scelto di dare fiato all’economia regionale.

5. Chi ha imposto i manager delle Asl?

In base alla normativa nazionale è la giunta che procede alla nomina dei manager in modo assolutamente discrezionale. Per questa ragione, ho voluto una legge regionale, che purtroppo il governo ha impugnato alla Corte costituzionale pur avendola giudicata ottima, che individua una nuova procedura di selezione rigida e trasparente, che delega ad una commissione indipendente la costruzione dell’albo degli idonei da cui attingere per le prossime nomine.
La procedura è attualmente in corso.

6. Complessivamente in soldoni pubblici, dal 2005 ad oggi, quanti quattrini la regione Puglia ha versato alle istituzioni sanitarie private?

La regione ha ereditato una complessa e mai censita rete di istituzioni sanitarie private, che fino al 2005 hanno operato con controlli frammentari e non omogenei sul territorio regionale.
Il mio Governo ha, faticosamente, condotto un censimento delle strutture, avviato le procedure di accreditamento istituzionale con verifiche che, in alcuni casi, hanno già portato, per la prima volta, ad alcune revoche dell’autorizzazione e imposto finalmente tetti di spesa invalicabili per tenere la spesa sotto controllo.
Il totale della spesa sanitaria in favore di strutture private è di poco superiore al 20% del fondo sanitario regionale.

7. La regione Puglia finanzia anche il Vaticano?

Nella nostra Regione, come in tutte le regioni italiane, operano da decenni alcune strutture ospedaliere ecclesiastiche. Anche loro sono naturalmente sottoposte alle nuove regole che descrivevo prima.

8. In Puglia sono ancora aperti alcuni manicomi di proprietà della Santa Sede, in violazione della legge 180/1978 (legge Basaglia), foraggiati dall’ente Regione, vale a dire utilizzando fondi pubblici?

Non è così. La grande struttura della "Divina Provvidenza" di Bisceglie non ricovera, ovviamente, dal 1978 ed è attiva per il settore "ortofrenico", oltre che per attività riabilitative.

9. La Fondazione San Raffaele di Milano è una compagine no profit?

Le fondazioni di diritto italiano sono regolate dal codice civile, che non prevede la possibilità di redistribuzione ai soci di utili e profitti e impone il reinvestimento nelle attività della fondazione degli eventuali avanzi di esercizio al netto delle imposte. La fondazione San Raffaele non fa eccezione.

10. Signor governatore sa che il suo amico don Verzé è socio d’affari di Berlusconi?

No.

11. L’operazione San Raffaele del Mediterraneo cela una speculazione finanziaria ed immobiliare?

Naturalmente no, è invece la più importante sperimentazione in campo sanitario della sanità meridionale.

12. C’entrano qualcosa la Molmed (Berlusconi) e la Fintecna Immobiliare srl (il governo Berlusconi)?

Assolutamente no.

13. Secondo lei è tutto a norma di legge?

Il mio governo ha la sua bussola nella difesa delle legalità a qualunque livello. Anche in questo procedimento sono state e saranno seguite scrupolosamente tutte le regole vigenti, non potrebbe essere diversamente.

14. Perché non ha proceduto con una regolare gara d’appalto?

La sperimentazione di sinergia pubblico-privata messa in campo è regolata dalla legge che prevede espressamente la possibilità dei protocolli adottati. La Fondazione messa in piedi in Puglia è a maggioranza pubblica e il bene a realizzarsi di proprietà pubblica, affidato in gestione al San Raffaele. Faccio presente che La fondazione San Raffaele di Milano è, in base a tutti i dati pubblicati da università e organismi indipendenti negli ultimi dieci anni,  tra le migliori strutture di cura e ricerca in Italia. Abbiamo ritenuto nell’area tarantina, che noi vogliamo aprire al mediterraneo, che un processo accelerato di modernizzazione potesse avvantaggiarsi della collaborazione di una istituzione prestigiosa, anche al fine di favorire la mobilità attiva.

15. Le dispiace illustrare – e pubblicare – ai suoi sostenitori il contenuto integrale dell’atto notarile stipulato dal notaio Vinci nella sede della cittadella Carità, da lei sottoscritto in nome e per conto di 4 milioni di ignari pugliesi?

L’atto è pubblico, dopo la registrazione notarile e la sua trasmissione alla Regione sarà possibile prenderne visione a richiesta.

16. Perché non è stata resa di dominio pubblico la Delibera di Giunta regionale numero 1154 del 2010?

Tutte le nostre delibere sono pubblicate sul sito della Regione. La delibera in oggetto, in particolare, è citata nella sezione "trasparenza" del sito www.regione.puglia.it. Al rientro dalle ferie del personale preposto, sarà anche pubblicata nella apposita sezione bollettino del portale istituzionale regionale.

17. Don Verzé – o comunque i suoi sodali – ha per caso sostenuto economicamente la sua ultima campagna elettorale?

No. Ad ogni modo, la scelta dell’Ospedale del Mediterraneo è molto più risalente nel tempo, è strategica e non risponde ad alcun interesse di bottega economico o elettorale.

18. E’ preferibile prevenire le patologie tumorali e la malformazioni nei bambini causate dall’inquinamento ambientale, oppure è meglio appaltare l’affare pseudo-curativo al privato don Verzé o chi per esso nei secoli dei secoli?

Noi proviamo a fare tre cose, senza facile demagogia:
rimuovere le cause delle patologie tumorali, con un’attività di ambientalizzazione del ciclo industriale pugliese che è cominciata,dopo trent’anni di nulla, nel 2005 subito dopo il mio insediamento. La vittoria sulla diossina, gli ultimi dati Ilva ci indicano il rispetto pieno del limite di 0,4 nanogrammi per metro cubo fissato dalla nostra legge regionale, è un primo significativo passo;

avviare la più grande campagna di prevenzione antitumorale di tutto il mezzogiorno d’Italia, cosa che abbiamo già fatto e che rifaremo costantemente, dopo trent’anni di nulla

creare un polo di eccellenza per la cura e la ricerca, portando in Puglia il meglio dell’esperienza Italia, l’Ospedale del Mediterraneo appunto.

19. In media 40 mila malati l’anno solo nell’area jonica: sono un boccone appetibile per gli squali sanitari in circolazione nel Belpaese che spacciano cure miracolose?

Sono una priorità per la nostra programmazione sanitaria, che abbiamo deciso di affrontare non ricorrendo agli stregoni ma al polo di eccellenza italiano nella cura e nella ricerca. Si tratta di fatto oggettivo, certificato e non contestabile.

20. Perché la Regione non ha avviato una riconversione delle industrie inquinanti a Taranto, invece di autorizzare l’ulteriore inquinamento come nel caso recente della Cementir (Aia, giugno 2010)?

Abbiamo fatto esattamente il contrario, avviando un programma di ambientalizzazione del ciclo industriale mai pensato nella nostra regione e vincolando i finanziamenti alle imprese a verifiche rigide in tema di eco compatibilità. Ciò varrà anche nel caso Cementir, che ha proposto di ricostruire completamente il suo impianto, obsoleto ed inquinante, con tecnologie meno impattanti.

21. A proposito di diossine: perché la Regione da lei presieduta ha varato una legge truffa? Intendeva fare un regalo all’industriale Riva?

La legge regionale ha abbattuto la diossina dell’Ilva da nove nanogrammi per metro cubo a 0,4. Parliamo di dati oggettivi, certificati da Arpa e pubblicati. La domanda è demenziale.

22. Nel nuovo ospedale cattolico San Raffaele del Mediterraneo a Taranto, sarà possibile praticare l’aborto (sancito da una legge dello Stato Italiano)?

Ovviamente sì, la domanda è pleonastica.

23. I gay saranno accettati senza problemi in questo nosocomio controllato dal reverendo Verzé?

Ovviamente sì, la domanda è demenziale.

24. Presidente Vendola perché teme un confronto alla luce del sole con il giornalista Gianni Lannes, a cui ha espresso pubblicamente solidarietà per gli attentati subiti e al quale ha riconosciuto grande capacità professionale e correttezza deontologica?

Ovviamente non temo alcun confronto, come dimostrano queste risposte.
Gianni Lannes sa che lo conosco bene, che non ho mancato di difenderlo, ma sa anche che poiché lo conosco bene io non ne ho una grande stima.

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