Risultati nell'archivio di nichivendola.it per: Settembre 2012
29 Settembre 2012, 22:02

Fuori dalla gabbia del liberismo

"Banchieri e conservatori gli sponsor del professore" e poì: "Primarie? Nei prossimi giorni deciderò. Non so se siano una possibilità per ridare speranza all’Italia". Così Nichi nell'intervista rilasciata oggi a Repubblica in cui il Presidente della Regione Puglia chiede al Pd se esista la possibilità di una spending review che riguardi i poteri forti, le grandi corporazioni, le banche e le compagnie di assicurazione.
— Sostiene Nichi Vendola che il Monti bis sarebbe "una polizza di assicurazione per il mondo dei banchieri". Che il Pd non ha contrastato abbastanza le politiche "liberiste" del governo attuale: "Solo un rumore di fondo". Che lui - il primo a chiederle - non sa ancora, o non sa più, se le primarie siano davvero "una possibilità di ridare speranza all’Italia".
Monti è disponibile a un nuovo mandato. Questo cambia le cose nel centrosinistra?
"Non mi ha stupito questa disponibilità. Lo slittamento verso sistemi politici subordinati ai voleri dei mercati finanziari è un fenomeno esplicito e perfino baldanzoso. Il Monti bis è molto più di un’ipotesi accademica, e la ragione è evidente: guai se si consente a François Hollande di uscire dalla sua splendida solitudine. Guai se si determinasse un’aggregazione di governi capaci di abbattere la gabbia del liberismo".
A questo schema lavora anche una parte del Pd?
"Non c’è alcun dubbio che al suo interno ci siano espliciti filoni culturali neoliberisti. Io invece sono contro il Monti bis perché sono contro il Monti attuale, e penso che sia fallito il generoso tentativo di Bersani di provare a condizionare da sinistra l’agenda dei professori. Anzi, c’è stato un sostegno acritico a provvedimenti socialmente iniqui come le due controriforme Fornero".
Bersani ha contrastato le parti più inique.
"Più che un dissenso è stato un rumore di fondo che non ha impedito la vergogna degli esodati e lo scempio dell’articolo 18. Dal punto di vista di che cosa è accaduto realmente i comportamenti concreti di Sergio Marchionne hanno il potere di una narrazione elementare".
Chiede una virata a sinistra?
"Chiedo al Pd se esista la possibilità di una spending review che riguardi i poteri forti, le grandi corporazioni, banche e compagnie di assicurazione. Che riguardi i manager che si aumentano i benefit milionari nel
pieno del tracollo economico. Esiste anche a questo livello un problema di sobrietà o un banchiere va tolto da questa rubrica perché il ministro Passera potrebbe averne un dispiacere? Possibile che di questo non si possa parlare mai?".
Chi glielo impedisce?
"Il Monti bis è una polizza di assicurazione per questo mondo. Quando si ritiene che sia tecnicamente difficile una drastica tassazione sui grandi patrimoni mentre è tecnicamente facile estrarre ricchezza dalla povertà, e taglieggiare
il lavoro dipendente, quel "tecnicamente" è un avverbio loffio e bugiardo".
Lo firmerà il patto dei progressisti con Bersani?
"Per un uomo di sinistra un patto tra progressisti è un’ambizione naturale, ma la natura di questo patto non può che essere in contraddizione con il patto dei conservatori. Il Monti bis non può essere una delle ipotesi in campo. Altrimenti dovrei essere convocato a un altro tavolo. Quello di chi, magari con tanto giovanilismo e effervescenza, vuole un’Italia e un’Europa ancora più liberiste".
Dopo Torino oggi sarà in Emilia, domani a Marzabotto. È cominciata la sua campagna per le primarie?
"Non posso governare la Puglia se non capisco cosa accade alla Fiat, se non attraverso i luoghi del dolore dell’Emilia Romagna o se non torno in quei luoghi della memoria costruiti dai partigiani dell’Anpi. Ma sulle primarie sto molto pensando. Nei prossimi giorni deciderò. Non so se siano una possibilità per ridare speranza all’Italia".

a cura di Annalisa Cuzzocrea

29 Settembre 2012, 22:02

Fuori dalla gabbia del liberismo

"Banchieri e conservatori gli sponsor del professore" e poì: "Primarie? Nei prossimi giorni deciderò. Non so se siano una possibilità per ridare speranza all’Italia". Così Nichi nell'intervista rilasciata oggi a Repubblica in cui il Presidente della Regione Puglia chiede al Pd se esista la possibilità di una spending review che riguardi i poteri forti, le grandi corporazioni, le banche e le compagnie di assicurazione.
— Sostiene Nichi Vendola che il Monti bis sarebbe "una polizza di assicurazione per il mondo dei banchieri". Che il Pd non ha contrastato abbastanza le politiche "liberiste" del governo attuale: "Solo un rumore di fondo". Che lui - il primo a chiederle - non sa ancora, o non sa più, se le primarie siano davvero "una possibilità di ridare speranza all’Italia".
Monti è disponibile a un nuovo mandato. Questo cambia le cose nel centrosinistra?
"Non mi ha stupito questa disponibilità. Lo slittamento verso sistemi politici subordinati ai voleri dei mercati finanziari è un fenomeno esplicito e perfino baldanzoso. Il Monti bis è molto più di un’ipotesi accademica, e la ragione è evidente: guai se si consente a François Hollande di uscire dalla sua splendida solitudine. Guai se si determinasse un’aggregazione di governi capaci di abbattere la gabbia del liberismo".
A questo schema lavora anche una parte del Pd?
"Non c’è alcun dubbio che al suo interno ci siano espliciti filoni culturali neoliberisti. Io invece sono contro il Monti bis perché sono contro il Monti attuale, e penso che sia fallito il generoso tentativo di Bersani di provare a condizionare da sinistra l’agenda dei professori. Anzi, c’è stato un sostegno acritico a provvedimenti socialmente iniqui come le due controriforme Fornero".
Bersani ha contrastato le parti più inique.
"Più che un dissenso è stato un rumore di fondo che non ha impedito la vergogna degli esodati e lo scempio dell’articolo 18. Dal punto di vista di che cosa è accaduto realmente i comportamenti concreti di Sergio Marchionne hanno il potere di una narrazione elementare".
Chiede una virata a sinistra?
"Chiedo al Pd se esista la possibilità di una spending review che riguardi i poteri forti, le grandi corporazioni, banche e compagnie di assicurazione. Che riguardi i manager che si aumentano i benefit milionari nel
pieno del tracollo economico. Esiste anche a questo livello un problema di sobrietà o un banchiere va tolto da questa rubrica perché il ministro Passera potrebbe averne un dispiacere? Possibile che di questo non si possa parlare mai?".
Chi glielo impedisce?
"Il Monti bis è una polizza di assicurazione per questo mondo. Quando si ritiene che sia tecnicamente difficile una drastica tassazione sui grandi patrimoni mentre è tecnicamente facile estrarre ricchezza dalla povertà, e taglieggiare
il lavoro dipendente, quel "tecnicamente" è un avverbio loffio e bugiardo".
Lo firmerà il patto dei progressisti con Bersani?
"Per un uomo di sinistra un patto tra progressisti è un’ambizione naturale, ma la natura di questo patto non può che essere in contraddizione con il patto dei conservatori. Il Monti bis non può essere una delle ipotesi in campo. Altrimenti dovrei essere convocato a un altro tavolo. Quello di chi, magari con tanto giovanilismo e effervescenza, vuole un’Italia e un’Europa ancora più liberiste".
Dopo Torino oggi sarà in Emilia, domani a Marzabotto. È cominciata la sua campagna per le primarie?
"Non posso governare la Puglia se non capisco cosa accade alla Fiat, se non attraverso i luoghi del dolore dell’Emilia Romagna o se non torno in quei luoghi della memoria costruiti dai partigiani dell’Anpi. Ma sulle primarie sto molto pensando. Nei prossimi giorni deciderò. Non so se siano una possibilità per ridare speranza all’Italia".

a cura di Annalisa Cuzzocrea

29 Settembre 2012, 09:31

Clemenza e giustizia

Oltre le sbarre, in quel mondo blindato e dolente, nei rettangoli murati della pena, si consuma un frammento cruciale della nostra idea di civiltà. C’era una volta il carcere-inferno in cui le fiamme della reclusione bruciavano le vite di chi, avendo infranto le leggi, doveva frangere il proprio essere al mondo. Il reo non era una persona reale – con le sue luci e le sue ombre – ma era l’incarnazione del suo reato: tra la singola persona che delinque e la sua determinata infrazione non vi era alcuna soluzione di continuità. Insomma, reo e reato coincidevano. Era il tempo scellerato della violenza e della disperazione estrema, che esplosero insieme all’inizio degli anni settanta nella rivolta più celebre, quella nel penitenziario di Porto Azzurro. La scossa fu forte: l’opinione pubblica cominciò a sentire l’eco delle voci di dentro, fuori avanzò una nuova cultura dei diritti anche per le persone prigioniere. In fondo si trattava e si tratta di tornare a rispettare un precetto costituzionale: quello che prevede che la pena detentiva non diventi una deriva di crudeltà e che al detenuto possa essere offerta una chance di ri-socializzazione. Si susseguirono lustri di grande fermento culturale, che spianarono la strada alla riforma penitenziaria, alle pene alternative al circuito reclusorio, alla messa in discussione della galera che diviene discarica sociale in cui smaltire problemi complessi e soggetti fragili: il condannato come rifiuto. Una logica utile a soddisfare la sete di vendetta simbolica ed effettuale che viene indotta dalle campagne securitarie che sono la droga con cui si stordisce il corpo elettorale. Da molti anni il carcere è alla deriva. Retrocesso  nell’oblio. Improvvise accensioni di attenzione politica vengono rapidamente sepolte nel silenzio e nella rimozione. Oggi il dentro è precipitato nuovamente nel buio e nel gelo. Le leggi criminogene della destra hanno provato a interdire il carcere per i colletti bianchi e lo hanno gonfiato di tossicodipendenti, di immigrati, di poveri. Quei luoghi oggi stanno implodendo. Il trend dei suicidi e degli atti di autolesionismo si susseguono come un’onda drammatica e sporca. Ha ragione Napolitano a strattonare la politica. Il nostro "fuori" è così povero di speranza forse anche perché il nostro "dentro" è consegnato alla disperazione. Credo sia urgente recuperare il bandolo di questa matassa: non invoco alcun buonismo, bensì il diritto, il sentimento di giustizia, la forza anche dei gesti di clemenza.
Nichi Vendola

Ndr: L'articolo è stato pubblicato sull'Huffington Post:

http://www.huffingtonpost.it/nichi-vendola/clemenza-e-giustizia-cont_b_1923451.html

29 Settembre 2012, 09:31

Clemenza e giustizia

Oltre le sbarre, in quel mondo blindato e dolente, nei rettangoli murati della pena, si consuma un frammento cruciale della nostra idea di civiltà. C’era una volta il carcere-inferno in cui le fiamme della reclusione bruciavano le vite di chi, avendo infranto le leggi, doveva frangere il proprio essere al mondo. Il reo non era una persona reale – con le sue luci e le sue ombre – ma era l’incarnazione del suo reato: tra la singola persona che delinque e la sua determinata infrazione non vi era alcuna soluzione di continuità. Insomma, reo e reato coincidevano. Era il tempo scellerato della violenza e della disperazione estrema, che esplosero insieme all’inizio degli anni settanta nella rivolta più celebre, quella nel penitenziario di Porto Azzurro. La scossa fu forte: l’opinione pubblica cominciò a sentire l’eco delle voci di dentro, fuori avanzò una nuova cultura dei diritti anche per le persone prigioniere. In fondo si trattava e si tratta di tornare a rispettare un precetto costituzionale: quello che prevede che la pena detentiva non diventi una deriva di crudeltà e che al detenuto possa essere offerta una chance di ri-socializzazione. Si susseguirono lustri di grande fermento culturale, che spianarono la strada alla riforma penitenziaria, alle pene alternative al circuito reclusorio, alla messa in discussione della galera che diviene discarica sociale in cui smaltire problemi complessi e soggetti fragili: il condannato come rifiuto. Una logica utile a soddisfare la sete di vendetta simbolica ed effettuale che viene indotta dalle campagne securitarie che sono la droga con cui si stordisce il corpo elettorale. Da molti anni il carcere è alla deriva. Retrocesso  nell’oblio. Improvvise accensioni di attenzione politica vengono rapidamente sepolte nel silenzio e nella rimozione. Oggi il dentro è precipitato nuovamente nel buio e nel gelo. Le leggi criminogene della destra hanno provato a interdire il carcere per i colletti bianchi e lo hanno gonfiato di tossicodipendenti, di immigrati, di poveri. Quei luoghi oggi stanno implodendo. Il trend dei suicidi e degli atti di autolesionismo si susseguono come un’onda drammatica e sporca. Ha ragione Napolitano a strattonare la politica. Il nostro "fuori" è così povero di speranza forse anche perché il nostro "dentro" è consegnato alla disperazione. Credo sia urgente recuperare il bandolo di questa matassa: non invoco alcun buonismo, bensì il diritto, il sentimento di giustizia, la forza anche dei gesti di clemenza.
Nichi Vendola

Ndr: L'articolo è stato pubblicato sull'Huffington Post:

http://www.huffingtonpost.it/nichi-vendola/clemenza-e-giustizia-cont_b_1923451.html

28 Settembre 2012, 14:17

Pubblico impiego

Con il decreto "Spending review" e prima ancora con il decreto "Salva Italia" il governo ha colpito alla cieca, ha tagliato servizi pubblici, ha colpito le lavoratrici e i lavoratori del pubblico impiego, della scuola, dell'università e della ricerca. Altro che lotta agli sprechi.
Un passo dopo l'altro e si è indebolita sempre di più la rete di protezione sociale considerata un costo da tagliare e si è cancellato il valore del lavoro pubblico: quello che consente agli ospedali di curare, alle scuole di educare, alle persone più deboli di essere assistite, agli uffici pubblici di esercitare la loro funzione e tutto cio' con l'apporto fondamentale di quei lavoratori precari, cancellati dalle scelte del governo.
Per questo sosteniamo le ragioni dei lavoratori e delle lavoratrici che oggi sono scesi in piazza.
Per noi lo Stato sociale è una condizione per lo sviluppo, il valore del lavoro la condizione per la qualità del servizio pubblico, la lotta agli sprechi, alla corruzione, al malaffare la scelta necessaria per ricostruire la coesione sociale.
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