Risultati nell'archivio di nichivendola.it per: Febbraio 2013
28 Febbraio 2013, 11:47

Ilva, trincea di guerra

Tre morti nel giro di pochi mesi costituiscono una tragedia enorme, che trasforma il posto di lavoro in una trincea di guerra. L'ennesimo incidente all'Ilva di Taranto stronca la vita ad un uomo di 42 anni, mentre un altro operaio coinvolto è in gravissime condizioni. Questa infinita tragedia pone interrogativi aspri e ineludibili, che riguardano il sistema d'impresa. Tre morti sul lavoro in pochi mesi travalicano la linea che consente di considerarle incidenti, seppur tragici, e fa diventare la tragedia una grande questione sociale che come tale va affrontata. Giungano alla famiglia di Ciro Moccia e ai suoi compagni di lavoro le espressioni del più profondo cordoglio mio personale e dell'intera comunità pugliese.

23 Febbraio 2013, 00:00

Perché SEL...

Dare un lavoro ai giovani, curare le ferite dell’ambiente, lottare per la parità tra uomini e donne, aiutare la vecchiaia e non abbandonare le persone con disabilità, occuparsi della vita, custodire la bellezza, proteggere la memoria di un Paese. Noi abbiamo un programma che è anche un sogno: far vincere l’Italia migliore. Costruire un piano straordinario per il lavoro, legato alla messa in sicurezza, alla manutenzione e alla cura del nostro territorio. Abbiamo l’idea che sia necessario investire per rilanciare la scuola pubblica e l’università. Per irrobustire l’armatura culturale degli italiani e del Paese. Nelle nostre idee c’è la voglia di riformare il sistema fiscale, affinché quel principio costituzionale della progressività, che significa che chi più ha più debba dare,  possa diventare realtà e non soltanto una petizione di principio. Noi vogliamo lottare contro le ingiustizie, contro quelle piccole quote di barbarie che oggi fanno dell’Italia un paese regredito. Noi vogliamo lottare contro la paura, contro i pregiudizi, contro ogni forma di discriminazione. Noi vogliamo cambiare l’Italia. Far avanzare il nostro Paese sia dal punto di vista dei diritti sociali che da quelli di libertà. Un Paese in cui i lavoratori e le lavoratrici non vivano in solitudine, in uno stato di abbandono. Vogliamo un’Italia in cui la fecondazione assistita, il testamento biologico, le coppie di fatto possano rappresentare altrettanti traguardi di civiltà. Vogliamo far vincere un’Italia laica e pluralista. Un’Italia delle libertà. Un’Italia delle passioni buone, delle passioni forti. Per questo chiediamo un voto che consenta alla sinistra non solo di urlare alla luna i dolori del mondo, che consenta alla sinistra di non essere solo la protesta e la denuncia, ma di essere la forza del cambiamento. Per questo vogliamo portare la sinistra al governo. Sinistra Ecologia Libertà il voto per cambiare davvero.
14 Febbraio 2013, 16:34

Appello all'insurrezione del Parlamento Europeo

Non credo che in Italia ci si sia davvero resi conto della portata e della gravità delle decisioni del Consiglio Europeo dell'8 febbraio scorso, quando i Capi di Stato e di Governo, che si pretendono unici proprietari dell'UE, hanno deciso di ridurre  il bilancio comune dei prossimi 7 anni apportando un taglio di 34 miliardi di euro, rispetto al precedente bilancio previsionale 2007-2013, e come tetto invalicabile meno dell'1 per cento della ricchezza prodotta nell'Unione. E con una differenza fra gli impegni e i pagamenti reali così importante, da rendere cronica l'incresciosa situazione di lanciare programmi e spese che poi non si potranno finanziare, come già è accaduto quest'anno. Lungi dall'essere una considerazione infantile, è un fatto che i soldi riportati in "patria" dal Professor Monti sono una vittoria di Pirro sulle macerie della casa comune, che lui non ha mosso un dito per salvare. È accaduta, l'apoteosi del rigore senza equità, nel peggiore dei mondi possibili; nel mezzo di una recessione che dura da anni e che va aggravandosi, quale che sia il livello dello spread. Con la Grecia che è stata scaraventata nella miseria e sui  muri delle cui città gli arrabbiati scrivono: "Non salvateci più!". Non era accaduto mai finora che i governi europei dimenticassero in questo modo le ragioni per cui l'UE è nata, la sete di democrazia ritrovata che l'ha ispirata, il Welfare che ha dato forza, e non debolezza, al suo speciale capitalismo postbellico. E questo, proprio quando il contrario dovrebbe accadere: se gli Stati hanno pochi soldi in cassa devono in qualche modo far quadrare i conti, l'unica speranza è che sia l'Europa a "fare crescita", a mobilitare tutte le risorse disponibili non per sostenere la vecchia industrializzazione ma per aiutare a nascere un'economia nuova, la sola che possa riportare il continente al centro del mondo: l'economia verde, la ricerca, l'istruzione, e non la vecchia automobile per tutti ma i trasporti comuni a disposizione di tutti. Per farlo l'Unione ha bisogno tuttavia  di risorse proprie, perché solo se disporrà di un proprio bilancio potrà renderci indipendenti dalle pressioni nazionaliste, dalla concorrenza dei nuovi Paesi emergenti, e da chi, nei singoli Stati, protegge i grandi cacciatori di sovvenzioni, i padroni della finanza e dell'industria. Non vogliamo che gli Stati versino loro contributi all'Europa, in sterili conciliabili dove gareggiano in taccagneria. Comunque sono i soldi dei cittadini che usano, abborracciando i loro miseri bilanci comunitari. E allora, se le cose stanno così, che si introducano, per aumentare il bilancio UE e renderlo degno di questo nome, le nuove imposte del futuro che sono la Tobin tax sulle transazioni finanziarie, e la Carbon tax sui produttori di anidride carbonica. Guadagneremo su due piani: raccoglieremo risorse ingenti, e rispetteremo il clima. Non a caso i governi guardano ambedue le tasse in cagnesco: la prima vorrebbero iscriverla nei bilanci nazionali per tappare i propri buchi, la seconda l'hanno gettata nel cesto delle immondizie. Ma, oggi, è importante sapere che non è detta l'ultima parola; e che faremo di tutto perché l'operazione non riesca: nel prossimo governo italiano, se vinceremo, e nel Parlamento europeo, per la cui rinascita decidiamo sin d'ora di combattere. Infatti, pochi l'hanno notato, ma la partita sul bilancio comunitario non è ancora finita. Manca ancora la decisione del Parlamento Europeo. Secondo l'art. 312 del Trattato di Lisbona senza la sua autorizzazione, nessun bilancio potrà passare. E non è un caso se, all'indomani del vertice, all'indomani dell'acquiescenza scandalosa della Commissione di Barroso a questo accordo vergognoso che cancella d'un tratto la battaglia per un bilancio europeo ambizioso che pur ha tentato di fare, il Presidente del Parlamento Europeo ha annunciato che questo accordo era inaccettabile per la sua Assemblea e i presidenti dei quattro gruppi maggioritari al PE (PPE, PSE, Liberali e Verdi) hanno sottoscritto un documento importante di cui troppo poco si è parlato nel quale si descrivono le ragioni del rifiuto. Noi ci appelliamo direttamente ai rappresentanti di questa Europa sempre meno unita eppure così necessaria, perché non cedano di fronte alla responsabilità storica che oggi hanno. Perché facciano il loro dovere e conducano fino in fondo la battaglia di democrazia che hanno annunciato di voler fare.  E allora boccino questo accordo meschino. Prendano sul serio l'appello personale che Helmut Schmidt rivolse al Presidente Schultz nel dicembre 2011 per un'"insurrezione del Parlamento europeo" e per la democrazia.  Noi saremo al loro fianco in questa battaglia. Perché, ormai lo sappiamo,  le battaglie progressiste si fanno oggi su due piani in contemporanea: nelle nazioni e in Europa, guardando le cose da vicino e da lontano, con gli occhiali cosmopoliti che da tempo Ulrich Beck ci chiede di inforcare.
14 Febbraio 2013, 15:29

Un po' di ossigeno.

La notizia del parziale sblocco delle risorse per gli ammortizzatori sociali in deroga per il 2012/2013 comincia a rispondere all’intero sistema delle Regioni che nelle ultime settimane lo ha richiesto a gran voce, insieme alle parti sindacali.
Si tratta di un risultato al quale siamo giunti grazie all’apporto di tutte le parti sociali. È una questione, purtroppo, non del tutto risolta, in quanto resta da coprire il residuo 2012 e da garantire la dotazione finanziaria di parte del 2013; ci aspettiamo, quindi, che il Governo chiuda definitivamente la questione utilizzando ulteriori risorse.

14 Febbraio 2013, 12:23

Stop al femminicidio

Le donne e gli uomini di Sinistra Ecologia Libertà saranno in tutta Italia oggi per partecipare a "One Billion Rising" contro la violenza nei confronti delle donne. Alle 18.45 parteciperò al flash Mob organizzato a Piazza Duomo a Milano. Altre compagne e altri compagni di SEL saranno ai tanti flash mob che si svolgeranno nelle nostre città e in contemporanea in tutto il mondo: saremo un miliardo di persone in nome della consapevolezza e della solidarietà contro la violenza sulle donne, ancora più attuale di fronte alla terribile condanna del femminicidio a cui la politica assiste con troppa arrendevolezza.
Il primo passo che un governo di centrosinistra dovrà compiere sarà quello di assumere come problema strutturale del Paese la violenza sulle donne e il femminicidio. Il femminicidio è l'atto conclusivo di una spirale di violenza che si consuma quotidianamente sotto i nostri occhi e di cui colpevolmente la politica continua a non volersi fare carico. Un Parlamento con un numero sempre maggiore di donne, e dove Sel porterà la metà dei parlamentari donna può essere un buon e diverso inizio dal passato fatto di volgarità e burlesque che vogliamo lasciarci definitivamente  alle spalle.

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