Risultati nell'archivio di nichivendola.it per: Giugno 2013
27 Giugno 2013, 13:26

Diritto alla felicità

Festeggiano le mie emozioni. La sentenza della Corte Suprema recupera con straordinaria velocità le incredibili esitazioni, le lentezze della politica e dei legislatori in diverse parti del mondo. L'Italia ora ha diritto di emanciparsi da questa specie di medioevo in cui vive. E quindi auspico che non ci debba essere un conflitto politico ma che ciascuna parte politica possa considerare maturo il tempo in cui l'Italia fa un passo avanti.
19 Giugno 2013, 08:45

No al lavoro nero

Non dovrebbero più fare parte del sistema associativo imprenditoriale quelle aziende che utilizzano il lavoro nero. Occorre dire basta al dumping basato sullo sfruttamento illecito. Solo espellendo queste scorie dal sistema imprenditoriale, le imprese sane, quelle che davvero rispettano i contratti collettivi e pagano i contributi, potranno riprendere fiato. Per questo chiedo a tutto il sistema produttivo e alle associazioni imprenditoriali di categoria di valutare la possibilità di fare una grande azione epurativa e di fare squadra insieme con noi.
Basta con le dichiarazioni di principio, ormai non sono più sufficienti: è arrivato il momento di dare una scossa forte e un segnale di cambiamento e di discontinuità. E questo segnale deve passare da un intervento deciso delle associazioni imprenditoriali. Mettere fuori cioè dal sistema associativo tutte quelle imprese che non rispettano i diritti dei lavoratori e che utilizzano il lavoro nero. L'accordo straordinariamente importante che la Regione sta chiudendo nel settore agricolo sta registrando una grandissima collaborazione, nei fatti, da parte delle associazioni di categoria. È indispensabile allargare questa sensibilità a tutte le associazioni, degli industriali, degli artigiani e del commercio.

14 Giugno 2013, 19:33

Si chieda scusa!

La sentenza di oggi sui fatti di Genova ci dice due cose chiare: la prima è che a Bolzaneto e alla Diaz vennero sospesi i diritti e la civiltà democratica in una morsa di violenza, e per questo lo Stato deve chiedere scusa alle vittime di quella mattanza. La seconda è che è giunta finalmente l'ora di introdurre in Italia il reato di tortura. Solo così potremo evitare altre vergogne simili.
10 Giugno 2013, 19:38

Iltalia bene comune

Dall’esito dei ballottaggi emerge solare e dirompente quella domanda di cambiamento, di alternativa reale, di svolta sociale e civile che è rivolta al centro-sinistra, cioè alla coalizione che può e deve liberare l’Italia dal berlusconismo e dalla cattiva politica. Tocca ai soggetti politici e culturali del progresso accogliere quella domanda. Chi parla di pacificazione intende solo sterilizzare e uccidere la speranza di voltar pagina. Per tutte le oligarchie oggi non è una buona giornata, "Italia bene comune" non è una foto del passato, è ancora la prospettiva di un Paese più libero, più moderno, più giusto. Nichi
10 Giugno 2013, 08:25

Vinceremo

"Il centrosinistra, sfregiato a Roma, intesa come capitale politica italiana, risorge in ogni parte d’Italia perché non è una formula da laboratorio o uno spot del marketing politico, ma una straordinaria esigenza delle nostre popolazioni", così Nichi dalle pagine de L'Unità a poche ore dall'esito dei ballottaggi delle elezioni amministrative: "Avremo un risultato importante dappertutto". Nichi Vendola è convinto che la seconda tornata delle amministrative darà un messaggio di riconferma delle prospettive del centrosinistra, cioè di quel progetto Italia Bene Comune al quale Sinistra ecologia e libertà è rimasta affezionata, anzi fedele. La coalizione Pd-Sel non è stata sepolta dal governo delle larghe intese? "Il centrosinistra, sfregiato a Roma, intesa come capitale politica italiana, risorge in ogni parte d’Italia perché non è una formula da laboratorio o uno spot del marketing politico, ma una straordinaria esigenza delle nostre popolazioni". E l’esempio più emblematico, per lui, è proprio Roma, dove "una destra affaristica ha portato al degrado assoluto la città". Ma è l’astensionismo, ancora in crescita, il dato più eclatante e generalizzato. "L’astensionismo segnala che sta continando una caduta di credibilità della politica, che si verifica quando questa oscilla tra la rissa e l’abbraccio emergenziale. Al netto della buona volontà dei ministri e dello stesso premier, quello che si vede al governo è spaventoso. Si è perso un appuntamento storico, quello di liberarci di Berlusconi e dal belusconismo, siamo ancora qui a parlare di Ruby e ruberie". Per lei è un segnale nazionale? Scalfari dice che avrebbe votato Sel se non avesse rotto col Pd. Le risulta? "Sono molto gratificato dalle parole di stima di un Grande vecchio. Tuttavia per onestà intellettuale devo ricordare a me stesso e a lui che la coalizione Italia bene Comune aveva la sua ragion d’essere nella più radicale alternativa alla destra del ciclo berlusconiano. E che all’indomani del voto è il Pd che si è spaccato su quale linea dovesse prevalere. Una parte si è congedata dalle ragioni del centrosinistra non votando Prodi al Quirinale. E la nascita del governo Letta è stata costruita con la stessa tecnica comunicativa con cui era nato il governo Monti, cioè puntando sulla dimensione catastrofica. Oggi c’è una strabiliante rimozione degli effetti reali del governo Monti, su cui si nota la limpidissima autocritica di Fabrizio Barca, vox clamantis in deserto. Il governo Letta produce molto dal punto di vista dell’esposizione mediatica ma assai poco nella concreta azione di governo. Non ha neanche indicato in maniera precisa e credibile la strada e i tempi del necessario risanamento e ha dissipato la dote, già scarsa, di consenso". Pensa anche lei come Maroni che l’esecutivo Letta avrà vita breve? Discorso classico da opposizione? "Non sono in grado di scommettere sui tempi. C’è un collante che tiene insieme attori così diversi, che più che la condivisione di un progetto è la paura di sbocchi futuri. La mia idea è che o rapidamente si inserisce un ingrediente di svolta nelle condizioni sociali del Paese oppure questo governo sarà travolto. Lo dicono gli indicatori dell’impoverimento. La crisi non è alle nostre spalle ma sulle nostre spalle". Barca individua un problema di cultura politica nella sinistra degli ultimi 20 anni, un’idea oligarchica. Condivide? "L’unità nazionale su cosa si regge se non sull’idea che una mancata riforma istituzionale e costituzionale abbiano generato caos e la crisi del Paese? Ora siccome il sistema politico è una maionese impazzita riformiamo la Costituzione. Sorprendente. E si vuole renderla sempre più afasica, togliendo voce ai cittadini e alle assemblee elettive e dando sempre più forza alle diverse oligarchie. Si scivola così da emergenza a emergenza senza mai una diagnosi più accurata e una terapia meno sadica. Per questo sono contento che Matteo Renzi con grande forza, mentre nel Pd prevale una maggiore titubanza, insiste sull’importanza della parola Sinistra". Renzi dice anche che bisogna attrarre i voti del Pdl e del centro, che la sinistra deve sporcarsi le mani. "Tornare a delineare un confine netto tra destra e sinistra è fondamentale. Siamo dentro un’ubriacatura ideologica in cui l’Italia brilla come penosa anomalia perché esorcizza un piccolo dettaglio: che la destra italiana è storicamente nata e cresciuta in continuità con il fascismo e le sue subculture. E che l’aggregato berlusconiano è riuscito a coagulare nella sua pancia tutto il repertorio della destra estrema con ingredienti di illegalismo e sovversivismo delle classi dirigenti. Ciò fa la differenza. Il conflitto di interessi di tutto ciò è solo la pietra angolare". Si dice che serve una pacificazione, pur temporanea, per fare le riforme istituzionali, tra cui la legge elettorale. Lei vuole continuare la guerra politica? "Il concetto di pacificazione è buffo, grottesco, un po’ anche torbido. Bisogna vedere quali sono state le guerre nel ventennio berlusconiano. La prima, quella tra politica e giustizia. Qui la pacificazione non può che essere il ripristino delle regole, dell’equilibrio tra poteri dello Stato. Poi c’è la guerra dello schermo televisivo, il suo controllo industriale e politico, la sua sottomissione al potere. Questa guerra può essere disarmata solo risollevando l’Italia finita in coda nelle classifiche per libertà di informazione. La guerra contro i lavoratori è un’altra, fatta di assenza di politiche industriali, riduzione dei redditi e erosione dei diritti. La destra l’ha guidata con assordante silenzio di parti consistenti della sinistra. Quindi c’è la guerra contro le giovani generazioni, con i più qualificati costretti a emigrare. La pacificazione non può non passare dal restituire un futuro ai giovani a partire da scuola e università. O dal fare pace con le donne nell’Italia del femminicidio alimentato dal lessico machista della destra. Stessa cosa per l’omofobia". Anche Grillo spesso sbraita. "Lo ha fatto anche oggi contro Laura Boldrini, indecente. Ciò che sta accadendo ora dentro l’M5S dimostra quanto si potesse agire su eletti e elettori interpretando la gigantesca domanda di cambiamento che rappresentano. Era chiaro da quando si sono spaccati su Grasso. Ma Grillo, una parte della nomenclatura del Pd e Berlusconi avevano interessi convergenti a chiudere quel canale di dialogo e consentire le larghe intese". I parlamentari grillini e una parte del Pd hanno firmato la mozione contro i caccia F35, si riapre quello spazio? "Sugli F35 il Pd si è scongelato, anche se Epifani è avverso a aperture su temi sensibili. È un terreno per ricostruire. Contro una delle più grandi corruzioni che accompagna lobby militari e industriali per un cacciabombardiere malriuscito su cui molti Paesi stanno sospendendo le commesse. Miliardi di sprechi in epoca di spending review". La ministra Bonino vede gli F35 e la missione in Afghanistan in un ottica di esercito europeo sotto l’ombrello Nato. Non intende disdire il programma né anticipare il ritiro dei soldati. "Bonino è parte del governo dell’ambiguità. Il popolo italiano esprime un sentimento pacifista. Non si prende l’europeismo dal lato peggiore. Prevedo che il puzzo di malaffare prima o poi venga fuori".
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