Risultati nell'archivio di nichivendola.it per: Ottobre 2013
30 Ottobre 2013, 15:55

Verità

Non vi sembri paradossale il fatto che, pure nel momento di grande turbamento, io continui a considerare di straordinaria importanza l’indagine della Procura di Taranto sull’inquinamento dell’Ilva in quella città. L’indagine della magistratura di Taranto l’ho considerata sin dall’inizio un momento storico, che ha provato a sancire un principio che in realtà è scritto negli articoli della nostra Costituzione, ma che è stato sistematicamente ignorato: il principio della responsabilità sociale dell’impresa. Responsabilità sociale che significa anche responsabilità nei confronti degli esercizi fondamentali, da parte dei cittadini, come il diritto alla salute e il diritto alla vita. Sono molto turbato, soprattutto per una ragione: io ho l’orgoglio di aver guidato un’Amministrazione regionale che ha provato a scoperchiare la pentola, che è andata a mettere il naso laddove nessuno mai aveva messo il naso. È un fatto storico che la mia Amministrazione nel 2006 abbia raddoppiato gli organici dell’Arpa a Taranto, che abbia investito quasi mezzo milione di euro per acquistare quello spettrometro che consentiva le indagini sulle diossine. È un fatto storico che dal 1965 sino al 2006 non erano mai stati fatti monitoraggi in nessuno dei duecento camini dell’Ilva; come è un fatto storico che quando, nella primavera del 2008, abbiamo avuto i dati del monitoraggio, nell’autunno dello stesso anno abbiamo fatto, unici in Italia, la Legge antidiossina. È un fatto storico che, in solitudine e con il contrasto di rilevanti poteri del Paese, abbiamo dovuto tenere la schiena dritta di fronte ad un interlocutore che è un duro protagonista di un certo capitalismo, come Emilio Riva. È un fatto storico che, mentre il Governo nazionale, con il Decreto del 15 agosto 2010, spostava di due anni il tempo previsto per l’applicazione dei limiti emissivi del benzopirene, noi facemmo una Legge Regionale con cui imponemmo limiti che erano immediatamente applicativi delle Direttive comunitarie in materia. Ed è sempre un fatto storico che la lezione che traemmo da questa battaglia ci portò a varare una norma rivoluzionaria che è quella sulla valutazione di danno sanitario. Questi i fatti storici che dimostrano che chi ha lavorato per questa Amministrazione lo ha fatto senza nessuna soggezione nei confronti di Riva. Vi è stato un solo punto di contrasto vero tra me e una parte della città di Taranto e dell’opinione pubblica, anche nazionale: la chiusura dell’Ilva. Non credo di essermi sbagliato su questo punto e mi sono sempre battuto contro l’idea della chiusura della fabbrica, ma per la riqualificazione ambientale dell’Ilva. Non ho mai voluto fare un passo indietro nei confronti di quella che mi pareva la sfida fondamentale. Per questo oggi, di fronte a un teorema accusatorio, che è ragione di dolore per il sottoscritto, non intendo minimamente perdere quella serenità che mi deriva dall’aver operato in piena coscienza, con amore per la città di Taranto. Sono convinto per la stima che nutro nei confronti della magistratura del capoluogo ionico, che non sarà difficile per noi e per me poter dimostrare che nel contrasto con ogni fenomeno di illegalità, la mia Amministrazione si è comportata senza ombre. La verità storica verrà presto ripristinata: se avessi operato piegando la mia coscienza sarei in grado di infliggere a me stesso la più dura delle pene.
29 Ottobre 2013, 18:57

Cambiare, ma adesso!

"Renzi dice "mai più larghe intese", ma rimanda tutto a domani. Anche a Cuperlo dico: mentre cerchiamo il meglio non possiamo tenerci il peggio". "La Leopolda era molto distante dai social forum. Ci sono altre agende che meritano attenzione: quella del 12 ottobre sulla Costituzione. E del corteo del 19. Quando invece che alla luna noi di Sel abbiamo guardato al dito". Così Nichi nell'intervista, a cura di Daniela Preziosi, pubblicata su il Manifesto di oggi:

Le larghe intese, dice Renzi, "sono giochini alle spalle degli italiani". Eppure andranno avanti. Nichi Vendola, c’è un Pd e un Renzi in due tempi: il futuro delle intenzioni e il presente in cui vota tutto.

Bisogna prendere sul serio Renzi e incalzarlo sul terreno della concretezza, segnalando ai suoi apologeti i rischi delle retoriche nuoviste. Alla Leopolda è andato in scena il ’mai più larghe intese’. Ma se le larghe intese sono la crisi della politica e l’agonia della sinistra, perché quel ’mai più’ è proiettato in un indefinito domani? Le larghe intese sono percepite come una minaccia dalle straordinarie piazze del 12 ottobre- in difesa della Costituzione - e del 19 - la denuncia della ferocia delle politiche dell’austerità. E ora suscitano indignazione anche nella platea della Leopolda: allora perché il Pd ne è il pilastro? Renzi abbandoni il teatrino e guardi la realtà. Altrimenti ’mai più larghe intese’ diventa un biglietto dei Baci Perugina. Di Renzi apprezzo lo sforzo di rinnovare il linguaggio, ma con un’avvertenza: il marketing non può sostituire la politica. Non servono furbizie lessicali, né la via semantica al socialismo. Vorrei capire qual è la sua idea del declino del paese, del suo sprofondare nella povertà diffusa.

In realtà alla Leopolda c’erano manager e imprenditori che invocavano ricette chiare.

Dobbiamo essere precisi nella diagnosi dei problemi. Lo dico con la massima apertura culturale, ma c’è una parola antica che afferra le caviglie delle giovani generazioni, del lavoro e delle famiglie: ’diseguaglianza’. Nessuno propone la pianificazione sovietica né il collettivismo. Ma non può essere un finanziere di quelli che hanno lucrato sulla crisi a presentarsi come il medico della cura. L’Italia ha bisogno di più uguaglianza, più diritti, di più welfare, certo un nuovo welfare.

Parla del finanziere Davide Serra?

Parlo in generale. Certo, l’intervento di Serra mi è sembrato una goffa semplificazione della realtà. Ci sono personaggi-simbolo che hanno l’abilità trasformistica di stare sempre sul banco degli accusatori, quando sarebbe più pertinente vederlo su quello degli accusati.

Così non ha paura di essere ricacciato nella polemica del vostro slogan ’anche i ricchi piangano’?

No. La povertà è cresciuta e anche la ricchezza di chi gode di un trattamento fiscale di favore. Solo in un paese berlusconizzato ci si autocensura dinanzi alla necessità di una patrimoniale sulle rendite finanziarie.

Sulla legge elettorale, Renzi propone la suggestione del ’ sindaco d’Italia’. È d’accordo?

È la parte del discorso che trovo più vecchia. La suggestione presidenzialista è figlia di una vecchia operazione ideologica che cerca di attribuire alla democrazia la colpa delle inefficienze e delle crisi. Renzi rifletta meglio. La democrazia dev’essere salvaguardata dai richiami plebiscitari e dagli uomini della provvidenza.

A lei piace il proporzionale?

Renzi difende vede nei disegni proporzionalistici l’eternizzazione delle larghe intese. Il sistema elettorale non è un feticcio. C’è un’evidente di crisi della democrazia e una sfiducia verso le istituzioni. Il sistema elettorale dev’essere l’ago e il filo che cuce migliori rapporti fra dirigenti e diretti, fra stato e popolo. E invece ognuno vuole un abito su misura per le convenienze.

Il capogruppo di Sel alla Camera paragona la Leopolda a un social forum. Anche per lei è così?

Un contenitore effervescente può stimolare suggestioni. Ma sui contenuti la Leopolda era molto, molto, distante dai social forum.

In Sel si è aperta una riflessione autocritica sulla non partecipazione al corteo del 19 ottobre sul diritto all’abitare?

Stavolta vale anche per noi: il dito indicava la luna e noi ci siamo concentrati sul dito. Siamo rimasti prigionieri della paura che il 19 potesse diventare un momento di militarizzazione del conflitto, di espressione violenta del dissenso. E noi su questo terreno viviamo - uso una parola rubata a Alex Langer - una ’conversione culturale’ che viene da lontano. Per noi la nonviolenza un principio ma anche il terreno più agevole per la ripubblicizzazione della politica. E così non ci siamo accorti che la geografia della crisi prendeva la parola, marginalizzava i violenti e introduceva nell’agenda pubblica il fatto che la condizione materiale di chi è sfrattato o senza reddito porta fuori dall’idea della cittadinanza.

Questo porterà a un effetto concreto nella politica di Sel?

Ci sono altre agende che meritano di vivere nei luoghi della democrazia. L’agenda del 19 rappresenta un brutale gancio con la realtà, poco ideoneo a confrontarsi con l’agendina propagandistica del governo Letta. Ma c’è anche l’agenda di Libera e della campagna "Miseria ladra", quella di Sbilanciamoci. C’è un radicalismo di governo che va ricostruito nella connessione fra movimenti e politica.

Vuol dire che ci sarà un big bang nella sinistra a sinistra del Pd?

L’infinita transizione italiana continua, l’impegno alla deberlusconizzazione della politica e della società è di lunga lena. Ci attendono prove impegnative a cui dovremo corrispondere con il massimo coraggio. Costruire uno spazio pubblico che chiami in causa il Pd ma anche il mondo che si mobilita per la Costituzione, e l’infinita carovana delle vertenze anticrisi. È un’operazione quasi acrobatica, ma da tentare. Renzi occupa uno spazio che la crisi delle nomenklature postdc e postpci ha reso gigantesco. Nel suo discorso ci sono cose nuove e cose che hanno a che fare con la trasformazione culturale italiana. Ma certo non si può replicare all’Italia partorita dal Grande Fratello ritornando alle Frattocchie.

Nel Pd c’è questo rischio?

C’è in tutti noi. Dobbiamo abbattere le barriere che impediscono ai mondi diversi di confrontarsi. Lo dico anche a Gianni Cuperlo: mentre cerchiamo il meglio, non possiamo tenerci il peggio. Ne va della credibilità del progetto.

C’è un nuovo centrosinistra nell’agenda di Renzi?

Il nuovo centrosinistra ha bisogno di essere una visione del futuro dell’Italia. Parole precise su reddito, diritto allo studio, alla casa, riconversione ecologica dell’economia, libertà e competenze della donne, ruolo dell’Europa nel Mediterraneo e sul ripudio della guerra.

Si è ucciso un altro ragazzino omossessuale.I nostri ragazzi vivono una solitudine che nessuno riesce a riempire?

Oggi almeno questa tragedia non resta in una dimensione privata. Dà la dimensione di quanto le esistenze materiali paghino all’ipocrisia clericale che ha accompagnato i vizi privati della classe dirigente. Ogni parola omofoba fa esplodere una guerra nella testa di qualcuno. Ciò di cui tutte le Leopolde oggi dovrebbero occuparsi è che si è più soli quando rivendichiamo il diritto all’amore, alla formazione e al lavoro. Il compito delle forze di progresso dovrebbe essere questo: rompere la solitudine delle persone.

25 Ottobre 2013, 17:34

Legge di stabilità?

'Tante ingiustizie, nessuna stabilità. Questa legge ha un unico obiettivo: la stabilità del governo, la stabilità di una maggioranza, seppur sempre più traballante, ibrida e inguardabile'.
Così Nichi Vendola in un'intervista a Radio Articolo 1, l'emittente radiofonica della Cgil.
'Una legge - prosegue il Presidente di Sel - che fotografa in maniera fatalistica la drammatica realtà in cui si trova l'Italia dal punto di vista economico e sociale. Ma che non è in grado in alcun modo di introdurre quell'inversione di tendenza che sarebbe necessaria per far respirare il Paese'.

L'intervista integrale a questo link:
http://www.radioarticolo1.it/audio/2013/10/24/18133/tante-ingiustizie-nessuna-stabilita-intervista-a-nichi-vendola-governatore-puglia
23 Ottobre 2013, 12:15

Liberi dal ricatto

Oggi insieme al mio partito, Sinistra Ecologia Libertà, abbiamo presentato la nostra proposta di istituzione del reddito minimo garantito anche nel nostro Paese. Non è utopia, ma una misura che serve a contrastare la povertà, liberare dal ricatto della precarietà, garantire una vita dignitosa. E le coperture si possono trovare tassando le rendite finanziarie, colpendo le pensioni d’oro, riducendo le spese militari, operando sulla fiscalità generale. So bene che i miliardi vengono trovati dal Governo solo per soddisfare le richieste di Berlusconi o per l'acquisto degli F-35. Ma questa è una misura che già trova spazio nei Paesi più avanzati della Ue. Per una volta, guardiamo all’Europa migliore, non a quella peggiore.
18 Ottobre 2013, 09:13

Miseria ladra

Sinistra Ecologia Libertà aderisce convintamente alla campagna nazionale lanciata in questi giorni dall'associazione Libera, fondata da Don Ciotti, "Miseria Ladra".
L'Italia è un Paese in cui è tornata in forme virulente la povertà, che colpisce la fasce più deboli della società, ed aggredisce sempre più violentemente i ceti medi.
La stabilità ragionieristica di Bruxelles e di alcuni palazzi romani non è quella dei pensionati, dei disoccupati, dei precari, delle famiglie italiane.
Per questo Sel sosterrà in Parlamento con emendamenti ed altri strumenti legislativi, le 10 proposte della campagna, a partire dall'occasione del passaggio parlamentare della Legge di Stabilità, perché a questa crisi economica e sociale senza precedenti si continua a dare risposte sbagliate.
E la povertà è oggi una vera e propria mina sotto i piedi della coesione sociale e della nostra democrazia.
Precedenti

Sostienici con una donazione

Dona

Iscriviti alla newsletter

Contatti

SEL

via Arenula, 29
00186 Roma
TEL. +39 06 44700403
FAX. +39 06 4455832
selnazionale@sxmail.it

Email

Redazione
redazione@nichivendola.it

Link

Sinistra Ecologia Libertà
www.sinistraecologialiberta.it