Risultati nell'archivio di nichivendola.it per: Aprile 2014
27 Aprile 2014, 19:21

La banalità del male

Rastrellati da tutta Europa, deportati nei lager, marchiati come bestie, privati di identità e dignità, uccisi nelle camere a gas e bruciati nei camini. Milioni di ebrei insieme a persone colpevoli di ogni tipo di diversità. Questo è stato. Questa sera le vittime dell'Olocausto saranno ricordate allo Yad Vashem in una cerimonia solenne, a cui parteciperò insieme alla delegazione di Sel. Non si tratta solo di ricordare il passato, si tratta anche di pulire il presente e il futuro dai veleni dell'intolleranza. La banalità del male è sempre il buco nero in cui rischiamo di precipitare. L'esercizio della memoria è il nostro dovere assoluto.
27 Aprile 2014, 19:18

Palestina

Ieri, con la delegazione di SEL, a Ramallah abbiamo incontrato la moglie di Marwan Barghouthi, uno dei più popolari leader palestinesi, detenuto da anni in Israele. Ci siamo impegnati a batterci per la sua liberazione, in Italia e in Europa. Oggi siamo venuti alla Muqata, sulla tomba di Yasser Arafat.
17 Aprile 2014, 14:35

Occasione mancata

Con la legge contro le dimissioni in bianco avevamo ripristinato un principio di buon senso. Ma in questo Paese perfino il buon senso fa paura a chi è allergico ai diritti.
Sacconi nel 2008 aveva cancellato quella legge del centrosinistra, Sacconi oggi impone il suo affossamento al Senato. La prossima volta risparmiateci gli stucchevoli annunci contro le discriminazioni. Si fa più bella figura.
23 Aprile 2014, 14:28

In Palestina e Israele...

E' incredibile la distrazione con cui gran parte dell'opinione pubblica mondiale guarda al naufragio delle ultime settimane dei negoziati di pace tra Israele e Palestina.
Come se fosse un episodio di normale routine e non un fatto di una gravità inaudita che rischia di far precipitare il Medio Oriente in una fase di ulteriore instabilità. Nel corso dell'ultimo anno l'amministrazione Obama ha scommesso molto sulla chiusura di un accordo tra le parti inviando il segretario di Stato John Kerry diverse volte a Tel Aviv e Ramallah.
Purtroppo nonostante il capo della diplomazia di Washington abbia consumato "le suole delle scarpe" per intavolare colloqui lunghi nove mesi, i risultati appaiono al momento deludenti. Le parole amare ed inedite del segretario di Stato statunitense pronunciate durante un'audizione al Senato americano sull'azione di sabotaggio della compagine israeliana, con il rifiuto di liberare gli ultimi trenta prigionieri politici palestinesi e di fermare la politica di insediamenti a Gerusalemme est, dopo l'annuncio di ulteriori 558 alloggi, ne sono una testimonianza clamorosa e purtroppo drammatica.
Eppure sembrava la volta buona, con entrambi gli interlocutori troppo logorati da una situazione di stallo permanente del processo di pace e dunque per la prima volta disponibili ad immaginare di intraprendere la strada accidentata dell'accordo. E Obama aveva provato a costruire la mission della politica estera del suo secondo mandato presidenziale a partire dal dossier "due popoli, due stati". Il 29 aprile era la data entro cui bisognava considerare conclusa la fase dei negoziati ed avviata la stagione delle intese. Ma Aprile è stato nei fatti il mese che ha aperto definitivamente la strada al deterioramento definitivo dello sforzo di Kerry. Ad oggi sembra davvero improbabile rianimare un contesto che appare senza sbocco.
La scelta di Abu Mazen di chiedere l'adesione ai 15 trattati delle Nazioni Unite sembra una reazione all'impasse del negoziato dopo l'ennesimo rinvio del governo Israeliano nella liberazione dell'ultima tranche di prigionieri. E Lieberman, ministro degli esteri di Tel Aviv, non ha esitato a minacciare la caduta del governo qualora si proseguisse l'interlocuzione con i palestinesi a partire dalla liberazione di alcuni prigionieri da lui definiti come terroristi.
Gli accordi di cooperazione sono stati sospesi, sia sul piano civile che diplomatico, congelando tutti i canali di dialogo, compresi i progetti di cablaggio della Cisgiordania ad opera delle principali compagnie telefoniche del paese. Intanto nella prima settimana d'aprile secondo l'agenzia di coordinamento degli affari umanitari dell'Onu a Gaza prosegue la carenza di carburante e le interruzioni di energia elettrica riducono i servizi di acqua potabile, trattamento delle acque reflue, servizi sanitari, mentre continuano gli incidenti in Cisgiordania tra palestinesi e forze israeliane (18 feriti) e gli incidenti con i coloni sono intorno alla decina.
La preoccupazione che questo tentativo sia davvero l'ultimo è molto forte. Ed il rischio che la prossima volta, in chiunque voglia riprovare a perseguire una prospettiva di convergenza tra le parti, prevalga una forma di disincanto e di rassegnazione anche.
Nessun attore potrebbe ritenersi soddisfatto dal definitivo fallimento dell'iniziativa di dialogo. E l'ipotesi di una radicalizzazione all'interno di entrambe le società, molto provate dalla crisi economica e sociale, è tutt'altro peregrina, riaprendo ferite che potrebbero portare all'acuirsi di un conflitto capace di infettare inevitabilmente anche i paesi limitrofi, Libano incluso.
Dentro questo passaggio delicato sul piano politico una delegazione di Sel nei prossimi giorni, dal 26 al 30 aprile, si recherà in Medio Oriente: vogliamo dare il nostro piccolo contributo a riallacciare ponti, a rinnovare un confronto franco e scevro da pregiudizi, ad ascoltare le voci dei protagonisti della politica, della società civile e della comunità economica. Consapevoli che sta anche nelle mani di una rinnovata azione dell'Italia, che a partire dal prossimo luglio guiderà il semestre europeo, il compito di riaprire uno spazio politico e negoziale in Terra Santa.
Un'Europa senza politica estera ha lasciato un vuoto oggettivo nello sviluppo di un processo di pace, privandolo di un protagonista in più al tavolo dei negoziati. Ed invece la tragedia del confiltto israelo-palestinese parla ancora alla nostra storia e alla nostra responsabilità. Se Washington getta la spugna, forse questa volta Bruxelles ha il dovere di provarci.

L'articolo è stato pubblicato sul blog di Nichi Vendola all'interno di Huffington Post Italia.

09 Aprile 2014, 14:18

Una nuova legge!

Dopo la Corte Europea anche la Corte Costituzionale boccia la crudeltà ideologica della Legge 40 e ci dice che l'Italia deve liberarsi dall'ipocrisia esistente sui diritti delle persone. Servirebbero in questo Paese leggi civili e moderne sui diritti, ma che non si faranno perché chi volle quelle norme oscurantiste sulla fecondazione oggi è ancora al governo con Renzi, e lo dico per chi se lo fosse dimenticato.

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