Risultati nell'archivio di nichivendola.it per: Marzo 2015
31 Marzo 2015, 09:58

Scuola e omofobia

Le associazioni lgbt hanno promosso un appello contro l'omofobia nelle scuole, affinché si possa dare piena attuazione al contrasto e alla prevenzione delle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale. Sono migliaia le adesioni ad un documento che, nella sostanza,richiama la scuola ai suoi compiti di educazione alla tolleranza, al rispetto dell'altrui dignità, alla "convivialità delle differenze". Insomma, si tratta di "educare la scuola ad educare", liberarla da quelle ombre di bullismo e pregiudizio che talora ne compromettono la funzione formativa. Una battaglia di tutti per bonificare la vita scolastica dai veleni dell'assuefazione a stereotipi culturali che spesso, troppo spesso, feriscono i sentimenti e la vita degli adolescenti. Una battaglia per impedire "la banalizzazione" della volgarità, dell'offesa, della minaccia, della violenza: affinché l'omofobia non venga percepita come irruenta manifestazione di "normalità". Da oggi anch'io aderisco a questa campagna ed invito tutti voi a farlo. Perché è necessario edificare mille barriere che impediscano al venticello fetido dell'omofobia di soffiare nei luoghi delicati e preziosi dell'apprendimento.
 Perché non possiamo indignarci solo quando i riflettori dei media si accendono sul caso di cronaca dello studente umiliato, percosso, violato.
 Perché sempre più abbiamo bisogno di vivere in un paese che rispetti le diversità e le consideri una ricchezza.
 Perché l'ipocrisia e l'oscurantismo non possono albergare nei corridoi di viale Trastevere. P.s: Dico questo perché (caro Renzi) trovo insopportabile che il tuo governo abbia interdetto un programma ministeriale sull'educazione alla diversità e abbia bloccato la distribuzione nelle scuole del relativo materiale didattico, solo perché un tuo sottosegretario, Gabriele Toccafondi, non apprezza questa iniziativa.
 Magari, in una pausa dell'infinito carosello pubblicitario di Palazzo Chigi, potresti trovare il tempo per venire in Parlamento a rispondere all'interrogazione che i deputati di Sel hanno presentato su questa vicenda e magari trovare pure il tempo per sostituire il sottosegretario Toccafondi, di cui hanno chiesto le dimissioni.
 È anche per questo che firmo questo appello: perché non ne posso più dell'ipocrisia, delle scelte miopi e vigliacche, perché è arrivato il momento che le classi dirigenti e la politica si impongano il coraggio di guardare negli occhi la vita vera e la società. E smettano di impedire all'Italia di diventare un Paese moderno e civile. (Pubblicato sul blog di Nichi all'interno di Huffington Post Italia)
28 Marzo 2015, 18:44

Unions

Oggi ho partecipato alla manifestazione promossa dalla Fiom. C'è bisogno di riorganizzare la democrazia, di fronte ad un attacco cosi profondo del Governo alla Carta Costituzionale, ai diritti sociali e alle conquiste di civiltà degli ultimi decenni.
Chi quotidianamente si occupa di diritti umani, di ambiente, di difesa dei beni comuni può rappresentare quella ricostruzione di una rete sociale che può aiutare la politica a ritrovare una strada, un orientamento e una bussola.
Tutti i tentativi di ricostruire un movimento sociale che rivendica una strada diversa da quella di Renzi - che di fatto aldilà degli slogan conserva i privilegi dei poteri forti del passato - sono utili e benvenuti.
Ogni volta che si alza la bandiera dei diritti del lavoro e della dignità del lavoro, i militanti di Sel ci sono e ci saranno. Ogni volta che le organizzazioni sindacali, la Cgil, la Fiom chiamano a raccolta il mondo del lavoro per rivendicare la difesa dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici che non sono merce ma uomini e donne che chiedono di poter vivere con dignità l'esperienza del lavoro, noi ci saremo. Oggi abbiamo rivendicato quei diritti conquistati dai lavoratori nel '900, mentre le politiche del governo Renzi guardano con arroganza al trapassato, al modello ottocentesco.
Tutti coloro che non si adeguano ad un uomo solo al comando, tutti quelli che non si rassegnano allo smantellamento dei diritti si mettano insieme, ri ribellino!
27 Marzo 2015, 16:02

Propaganda

Credo che Renzi usi la riforma della legge elettorale contro la minoranza interna del suo partito come una clava, e la usi per ragioni propagandistiche: ha bisogno continuamente di nascondere la realtà del Paese.
I dati Istat di oggi sono diversi da quelli della propaganda che quotidianamente parla di ripresa, gli ordinativi presso le industrie italiane diminuiscono nel corso dell'ultimo anno del 5,5%.
Siamo nel pieno della crisi e dei suoi effetti sociali devastanti e i 79mila posti di lavoro che vanta il ministro Poletti sono in gran parte sostitutivi: le imprese licenziano per riassumere con le nuove regole. Da notare poi la finezza lessicale che viene utilizzata "ma questi sono posti di lavoro a tempo indeterminato" dimenticandosi di aggiungere che dopo 3 anni quei lavoratori sono licenziabili. Oggi incassano i benefici del Jobs Act  e domani potranno esercitarsi come vogliono sulla forza lavoro.
E poi sulla grande questione della povertà siamo da una parte alle tipiche posizioni della destra nel mondo, cioè lo Stato caritatevole, lo Stato che fa l'elemosina, e dall'altra al paradosso: per il reddito minimo di cui parla Poletti si annunciano 170 milioni di euro all'anno che dovrebbero dare soddisfazione a 10 milioni di poveri. Suvvia siamo seri!
Mi pare che siamo di fronte alla rappresentazione caricaturale di un Paese in affanno e di un governo che continua a far propaganda.

23 Marzo 2015, 14:10

Povertà

Povertà, parola che nel nostro Paese occorre declinare al plurale. Povertà estrema, quella che di una persona chiama in causa la sua stessa sopravvivenza. Povertà assoluta, quella di chi non si può garantire il minimo di una vita accettabile. Povertà relativa, quella di chi in un nucleo di due persone non può sostenerne che la spesa di una sola. Povertà che messe insieme toccano più di un quarto dell’intera popolazione italiana. Povertà più che raddoppiate, nel crudo resoconto dei numeri, durante gli anni della crisi. Queste povertà non sono però sinonimo di impoverimento, quell’esercizio di progressiva riduzione dei consumi cui sono costretti i cittadini alle prese con una crisi che non pare aver fine. Le povertà di cui parlo rischiano di non essere un fenomeno temporaneo e di tramutarsi viceversa in un tratto strutturale della fisionomia sociale del nostro Paese. Mutano il loro profilo, per il semplice fatto che si estendono in aree finora poste al riparo, come il Nord, e toccano sempre di più soggetti nuovi, come i minori. I poveri crescono a dismisura nel nostro Paese, nel Mezzogiorno come altrove, nelle diverse fasce sociali e d’età. Cresce la loro solitudine, poiché questa parola – povertà – non si trova ancora, come dovrebbe essere e da tempo, in cima all’agenda del governo. Basti dire che l’Italia è insieme alla Grecia l’unico dei paesi comunitari europei a non essersi dotato di un piano nazionale di contrasto alle povertà e di sostegno ai vecchi e nuovi poveri. Parlo di un intervento economico per il sostentamento primario, parlo di servizi diretti alle persone in ambito sociale, educativo, d’impiego. Di questa politica, fatta con continuità, con risorse adeguate, con progetti mirati, con interventi pubblici, non c’è alcuna traccia. Le povertà testimoniano proprio sul terreno più critico, quello della quotidiana difficoltà della persona all’affermazione minima della propria vita, come si stia ormai infrangendo quel patto di cittadinanza tra lo Stato e gli individui, lasciati soli. La risposta è invertire la rotta e abbandonare le politiche fallimentari fin qui praticate. Povertà, precarietà, disoccupazione, sono anelli di una catena che, insieme alla privazione dei diritti, alimentano un dolore sociale che si estende come una macchia d’olio e impedisce alla radice qualsiasi prospettiva di sviluppo del Paese e di futuro per chi è giovane. La risposta, l’unica risposta possibile, si chiama nuovo sistema di welfare, un modello di welfare universale che si fonda a partire da un reddito minimo garantito su cui ricostruire una prospettiva di autonomia della persona. Perché è soltanto partendo dall’affermazione della dignità di ogni singolo soggetto che si può intervenire sul mercato del lavoro dando valore alla formazione, alle professionalità, contrastando il lavoro nero e la criminalità organizzata, riconoscendo la funzione essenziale del lavoro invisibile di cura domestica. E' a partire da qui che si rimette in moto l’economia del nostro Paese. Pubblicato sul blog di Nichi Vendola all'interno di Huffington Post
20 Marzo 2015, 14:49

Con Libera

‪Il dovere della memoria, l'impegno di ciascuno a ribellarsi alle ingiustizie, ai privilegi, alla sopraffazione, l'impegno dello Stato nel contrasto alla mafie, l'impegno della politica a bonificare il "Palazzo" e a ricostruire i diritti.‬ ‪Per 20 anni abbiamo marciato al fianco di Don Luigi, di Libera e dei familiari delle tante e troppe vittime delle mafie, e non ci stancheremo neanche negli anni prossimi.‬ ‪Lo Stato ha un debito nei confronti dei familiari delle vittime spesso troppi silenzi, omertà, ritardi, opacità hanno umiliato questo Paese. ‬ ‪Liberare i territori dall'influenza dei poteri criminali, contrastare i sistemi corruttivi che spesso sono ad essi collegati: questo deve fare la politica. E questo non avviene sempre, perché in questo Paese ci sono sindaci come quello di Lamezia che chiudono le porte delle Istituzioni alla ndrangheta e ci sono sindaci al nord e in Emilia che quelle porte le aprono. Perché in questo Paese ci sono ancora ritardi nell'assegnazione dei beni confiscati ai boss. Perché in questo Paese ci sono ancora troppe sottovalutazioni sulle infiltrazioni mafiose nella cosa pubblica.‬ ‪Legalità per me è ricostruire le comunità, ancor più in questa fase di crisi. ‬Legalità vuol dire sanare le periferie abbandonate a se stesse delle nostre città. Legalità vuol dire portare i diritti dove sono negati.
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