Risultati nell'archivio di nichivendola.it per: Maggio 2015
27 Maggio 2015, 11:52

Al 32 maggio!

In un'intervista al Corriere del Mezzogiorno Nichi delinea un bilancio di dieci anni di Governo della Puglia e rilancia: 'Sarò impegnato nel progetto che ho indicato, ma liberato dalla prigione del totus politicus in cui sono stato finora recluso: 24 ore al giorno sentendosi responsabile di 4 milioni di pugliesi. Tornerò a scrivere e leggere ma non voglio aggiungere altro: ne riparleremo il "32" maggio'.
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26 Maggio 2015, 16:40

La Spagna...

Ecco che Renzi e Salvini, maestri nel padroneggiare la comunicazione per piegare la politica ai propri interessi di bottega, usano, a una settimana dal voto italiano, le elezioni amministrative spagnole per saltare sul carro del vincitore. Li accomuna in questo quel tratto costante della politica italiana che Benedetto Croce e Antonio Gramsci ci hanno insegnato a chiamare con una parola divenuta costume, pratica, esercizio, tanto per mantenere il potere una volta governo quanto per conseguirlo dall’opposizione: il trasformismo. Il capo del governo e l’istrione padano dovrebbero chiedersi, semplicemente, chi è in realtà il vincitore a cui inneggiano.Vedrebbero allora che a vincere è, oggi in Spagna, come pochi mesi fa in Grecia, quell’idea di Europa che nega alla radice le politiche di austerità fin qui praticate e anziché contrapporre ad esse il ritorno ai nazionalismi che erigono frontiere reclama quell’Europa sociale, quell’Europa dei popoli che costituisce, sin dall’inizio del suo avvento, l’unica risposta democratica alla lunga crisi che attraversa e sconvolge il nostro Continente. Ma è appunto questa idea di Europa che essi, insieme,contrastano.  L’uno con l’azione di governo che smantella il mondo del lavoro (JobsAct), del sapere (la "buona scuola"), della rappresentanza democratica costituzionale (Italicum). L’altro con il ritorno al mondo di ieri, quello delle dogane e delle mille monete ad ogni confine, dei piccoli stati chiusi ognuno nei propri inconcludenti egoismi.  Renzi ammicca alla vittoria di Podemos dal fortino del suo governo di larghe intese con la destra italiana, pronto a fare del Partito Democratico di cui è segretario il Partito della Nazione, invocando sindacati unici e corporativi e cancellando una volta per tutte dal lessico politico italiano la parola sinistra. La sua è un’idea liberista di Europa, la stessa della Troika che contrasta a parole, la stessa del governo di Monti con cui si pone sempre di più in continuità, come s’è visto nella presidenza del suo semestre europeo dov’è non c’è un solo atto che si ricordi di rottura e di inversione con quelle politiche sociali e istituzionali imposte a suo tempo dalla BCE. Salvini, specularmente a Renzi, ammicca a sua volta alla vittoria di Podemos definendola "una bella mazzata per l’Europa", guardandosi bene dal dire che sul piano delle politiche sociali come di quelle immigratorie ciò che Podemospropone alla Spagna, oggi con le amministrative e a novembre con le elezioni politiche, è una svolta di sinistra, mentre le sue ricette e le sue alleanze, tra una settimana per le regionali e quando sarà per il governo nazionale, recano piuttosto l’impronta del nazionalista polacco Duda e del neofascista ungherese Victor Orbàn. Ma domenica prossima si vota in diverse e importanti regioni italiane e i due opposti populismi, quello di potere al governo e l’altro in auge in questo momento all’opposizione, ricorrono alla medesima pratica del trasformismo salendo sul carro del vincitore in nome di quel cambiamento che con questo voto la Spagna indica all’intera Europa e che né L’Italia di Renzi né quella di Salvini è in grado di realizzare. Del resto entrambi tacciono, al di là di alcune frasi di circostanza, verso quell’altro potente segnale di mutamento che viene dal referendum irlandese sulle nozze gay.  Per l’idea di Europa di cui i popoli hanno sempre più bisogno quell’esito altro non è che il risvolto della stessa medaglia del voto spagnolo, come le politiche sociali lo sono rispetto a quelle dei diritti civili. Segnali concomitanti e convergenti di un cambiamento possibile, di un’alternativa reale al dissolvimento, distanti anni luce dalle false monete che Renzi e Salvini con la loro politica populistica, conservativa e trasformistica mettono in circolazione da noi. http://www.huffingtonpost.it/nichi-vendola/il-trasformismo-li-accomuna-renzi-salvini_b_7441414.html?utm_hp_ref=italy
21 Maggio 2015, 16:46

NoTap

Presenteremo ricorso contro l’autorizzazione rilasciata dal Ministero in favore di TAP, confidando che il prossimo Governo regionale, una volta insediatosi, non voglia riconsiderare questa posizione bensì tener fermo il proposito di far valere la volontà della Comunità pugliese ad essere ascoltata ogniqualvolta si assumano decisioni strategiche per la regione e per il territorio. Di fronte a tale incomprensibile atto di arroganza istituzionale, vogliamo mantenere ferma la linea fin qui già assunta e di rimetterci alle decisioni della Magistratura. Fin dalle prime battute del procedimento di VIA relativo alla TAP, la Regione ha evidenziato, con argomentazioni tecniche, la inidoneità dell’approdo di San Foca e la necessità di approfondimenti su alternative localizzative. Tale posizione è stata coerentemente ribadita nel procedimento svoltosi dinanzi alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, nel quale abbiamo chiesto, con atteggiamento realmente collaborativo, il coinvolgimento delle comunità locali per la individuazione di una soluzione ottimale. Soluzione che oltretutto sembrava a portata di mano, alla luce della disponibilità manifestata da alcune Amministrazioni comunali a vagliare l’opinione dei cittadini attraverso una consultazione pubblica e democratica. Il Governo, di fronte a tali possibili aperture, ha però deciso di troncare ogni forma di dialogo e di assumere un atto di imperio che è la negazione stessa del  criterio collaborativo che presidia il rapporto tra le Istituzioni pubbliche tra di loro e con le comunità insediate nei territori. Oltre alla inidoneità del sito di San Foca abbiamo chiesto che l’impianto TAP fosse sottoposto alle verifiche sulla sicurezza, in base alla direttiva Seveso. Vorrei ricordare a questo proposito che, in sede cautelare, il Tar Lazio aveva sospeso il giudizio auspicando approfondimenti in sede di Presidenza del Consiglio. Inopinatamente invece, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha inteso superare, anche su questo punto, il dissenso con la Regione e gli enti locali, decidendo per una interpretazione, tutta giuridica, sulla non applicabilità della Seveso al progetto. Constato purtroppo che il Consiglio dei ministri ha superato per ben tre volte il dissenso della Regione, calpestando i fondamentali principi di lealtà e correttezza dei rapporti istituzionali. Una prima volta, ha superato il dissenso della Regione e del Ministero dei beni culturali in sede di valutazione di impatto ambientale; una seconda volta, ha superato il dissenso della Regione in ordine alla applicabilità della norma Seveso all'impianto e infine una terza volta, ha superato il diniego di intesa della Regione in sede di autorizzazione unica (ex dpr 327/01). Mi pare si tratti di atti tutti politici che segnano una profonda compressione delle potestà decisionali della Regione e degli enti locali.
17 Maggio 2015, 19:01

#OmofobiaStop

Oggi per me è un'occasione per continuare una battaglia civile per impedire "la banalizzazione" della volgarità, dell'offesa, della minaccia, della violenza: affinché l'omofobia non venga percepita come irruenta manifestazione di "normalità". Perché sempre più abbiamo bisogno di vivere in un Paese che rispetti le diversità e le consideri una ricchezza. Dove invece i sepolcri imbiancati e gli omofobi doc sono nelle stanze del potere, del Parlamento, del governo, e che magari la domenica partecipano ai convegni ma poi nel resto della settimana impediscono ogni conquista civile nel campo dei diritti delle persone. Perché non ne posso più dell'ipocrisia, delle scelte miopi e vigliacche, perché è arrivato il momento che le classi dirigenti e la politica si impongano il coraggio di guardare negli occhi la vita vera e la società. E smettano di impedire all'Italia di diventare un Paese moderno e civile.
07 Maggio 2015, 15:07

Il Governo contro la Puglia

Non posso non esprimere soddisfazione per la limpidezza del documento approvato dalla Conferenza delle Regioni che chiede al governo di sopprimere una norma che scippa risorse fondamentali per il futuro delle nostre comunità. Ma è una soddisfazione che non attenua l’amarezza e lo sgomento per le scelte di un governo che continua a usare le risorse destinate agli investimenti per lo sviluppo territoriale per le proprie azioni di propaganda o addirittura  per la spesa corrente. Con il paradosso che ad essere più penalizzate da quest’opera sistematica di saccheggio sono non solo le regioni del Sud ma proprio le regioni che hanno imparato a spendere e a spendere bene. Oltre a norme penalizzanti, come quelle contenute nelle leggi di finanza pubblica, ci troviamo di fronte a interpretazioni abnormi e indecenti delle stesse norme, che cancellano impegni sottoscritti a Roma e a Bruxelles. Abbiamo, come tutti, aderito al Piano di azione e coesione, che vincolava risorse su obiettivi strategici nazionali ma con l’impegno della territorialità delle risorse: ciò che era della Puglia doveva rimanere alla Puglia. E facendo fede al Patto con il governo abbiamo sulle risorse di quel Piano assunto impegni giuridicamente vincolanti. Abbiamo autorizzato i Comuni a investire con quelle risorse in opere fondamentali, come l’efficientamento energetico degli edifici scolastici, la rigenerazione urbana, i servizi sociali e socio-sanitari, opere strategiche per la logistica e i trasporti. I Comuni hanno fatto o stanno facendo le gare, in alcuni casi ci sono già i cantieri. Ma ora rischiamo di chiudere quei cantieri e di annullare quei bandi. Rischiamo di privare il territorio di opere importanti, di privare i cittadini di servizi e di privare le imprese di opportunità di lavoro. Questo perché il governo ci toglie 230 milioni di euro. Lo fa senza alcuna ragione e con criteri di palese irragionevolezza.  Con quei soldi vogliono finanziare incentivi all’occupazione. Ci fanno chiudere i cantieri per incentivare l’occupazione? Davvero paradossale. E’ un mondo alla rovescia che trasforma le politiche di coesione territoriale in una barzelletta. Io mi appello all’Anci, a tutti i Comuni pugliesi, a tutti i parlamentari, affinché si impedisca questo scempio. E annuncio che la Regione Puglia ricorrerà in ogni sede contro la palese violazione del precetto costituzionale della leale collaborazione tra le articolazioni dello Stato, contro le norme e i regolamenti e le scelte che offendono i nostri diritti e privano la Puglia di ciò che le è dovuto. 
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