11 Novembre 2012, 13:36

Chiamatemi First Gentleman

"Il mio compagno si è fatto intervistare per la prima volta. Ha deciso di non essere oggetto di una curiosità morbosa, ma di raccontarsi, senza lasciare che fosse catturato un po' alla volta e macinato nel gossip". Così Nichi ha commentato la prima intervista a Ed Testa, pubblicata sul numero 45 di Vanity Fair:

 

E' riservato. Molto riservato. E ci sono voluti mesi per strappare a Ed Testa l'intervista che state per leggere. Questa, infatti, è una "prima volta" sui giornali per il compagno di Nichi Vendola, governatore della Regione Puglia, rimasto finora nel cono d'ombra del presidente di Sel, in corsa per le primarie del Pd. Anche se solo la settimana scorsa ha affrontato un'altra prima volta: Testa si è lasciato fotografare con Vendola quando l'ha accompagnato in tribunale, il giorno in cui è stato assolto al processo dove era accusato di concorso in abuso d'ufficio.

Davvero Vendola, se condannato, avrebbe lasciato la politica come promesso?
"So bene quale sia il rispetto di Nichi per la legge e quanto dolore abbia provato in questa vicenda. Non vi è il minimo dubbio che dinanzi a una condanna avrebbe mantenuto la sua parola. Ci abbiamo persino scherzato immaginando una vita nuova con tanto tempo libero, magari in Canada".

Lei viene da lì, giusto?
"Da una tipica famiglia italo-canadese. Papà, Antonio, emigrato dal Basso Lazio più di cinquant'anni fa, ha un salone da parrucchiere da uomo a Montréal, dove sono nato e cresciuto e dove nonostante i suoi 76 anni lavora sette giorni alla settimana. Mamma, Anna, emigrata dall'Abruzzo più di quarant'anni fa, ha lavorato in banca e ora è pensionata. Ho un fratello, Vincenzo, più grande di me di quattro anni".

In Italia come ci è finito?
"Dopo il liceo dai Gesuiti e una laurea in Economia e commercio, a 23 anni ho cominciato a lavorare in agenzie pubblicitarie. Guadagnavo bene, ma ero insoddisfatto, non trovavo alcuno stimolo in quell'ambiente. Forse è stata una specie di infelicità che mi ha spinto a cercare l'Italia, e in Italia a cercare un lavoro creativo. Mi sono iscritto all'Isia di Urbino in progettazione grafica e design della comunicazione, ho preso una nuova laurea che mi ha portato un nuovo lavoro e una nuova vita. Oggi sono un libero professionista, con partita Iva, ma il grosso del lavoro lo faccio da volontario per le campagne politiche di Nichi".

Come vi siete conosciuti?
"È stato un incontro casuale, in un bar della Capitale in una caldissima serata  di settembre.  Abbiamo  cominciato a chiacchierare, Nichi è una persona affabile e curiosa e si è subito offerto di accompagnarmi  a scoprire alcuni angoli incantati della vecchia Roma. Davvero una bella passeggiata, non è mai più finita".

Oggi dove vivete?
"Abbiamo  scelto di vivere nella città vecchia nel borgo antico di Terlizzi, a 30 km da Bari. È un quartiere molto popolare con le stradine piene di bimbi che giocano, siamo circondati da fruttivendoli e panetterie. Tutti sanno di noi, ma mai un episodio spiacevole: siamo sempre accolti con grande cordialità. Il Sud Italia è molto più aperto di quanto si immagini. Io e Nichi ci sentiamo piuttosto discriminati da uno Stato che non riconosce i nostri diritti, che quasi non ci vede, troppo condizionato da una classe dirigente ipocrita e arretrata".

Stiamo parlando di matrimoni gay?
"Parliamo di stessi diritti per tutti".

Anche di avere dei figli?
"Noi ne vorremmo più di uno".

Pensa che l'Italia sia pronta?
"Visto dal Canada, il Paese appare bizzarro e arretrato. Per questo l'Italia di Nichi e dei suoi amici è stata per me una scoperta  piacevole  e  sconvolgente:idee innovative,  una  grande  curiosità per le culture diverse, il coraggio di sperimentare nuovi linguaggi... Tutte cose che per noi sono abbastanza ordinarie ma che in Italia, non so perché, profumano di estremismo e sembrano stravaganti. Comunque, se c'è una cosa che mi ha insegnato Nichi è ad avere pazienza. Tante volte mi ripete che la pazienza è una virtù rivoluzionaria".

Intanto, dopo Vendola, con Rosario Crocetta in Sicilia c'è un altro governatore omosessuale al Sud.
"Non so niente di Crocetta, e un politico va giudicato per come esercita le sue pubbliche funzioni, a prescindere dall'orientamento sessuale. È ovvio che ogni volta che si apre un varco nel muro delle discriminazioni io brindo".

Crede che il vento stia cambiando, che si apriranno altri varchi?
"Sì. Cambia il vento. A volte sembra una tempesta. Io vedo ogni giorno gli straordinari  cambiamenti della Puglia governata da Nichi: basti pensare alle politiche giovanili e culturali. Ma per me, che ho vissuto in un mondo che ha avuto il culto dell'efficienza e del buon funzionamento dei servizi, oggi anche mettere piede in un aeroporto pugliese è motivo di ammirazione".

Ora non si metta a fare campagna elettorale... Piuttosto: come si è sentito, al processo, accanto a Vendola nel ruolo di "first lady"?
"Preferisco  l'espressione  first gentleman. In passato ho sempre preteso il rispetto più assoluto della mia riservatezza e della mia privacy. Ora non ho più intenzione di nascondermi. Ogni volta che potrò, e ogni volta che vorrò, sarò accanto a Nichi".

Com'è la vita da first gentleman?
"Il bello è scoprire tante cose che non conoscevo, incrociare  luoghi e persone nuove. Certo, la sovraesposizione di Nichi comporta molti fastidi e ci troviamo spesso a desiderare la nostra "ora d'aria", uno spazio di normalità e di anonimato. Magari a cercare  asparagi sulle Murge, o a contemplare il mare d'inverno da una scogliera Salentina".

Il brutto, invece, qual è?
"Il prezzo più alto che ho pagato è stata la solitudine: ogni volta che gli impegni istituzionali di Nichi mandavano per aria la nostra vita quotidiana".

Com'è organizzata, questa vostra vita quotidiana?
"Abbiamo una tata che per noi è un vero angelo custode, che fa le pulizie domestiche, rimette tutto in ordine e stira perfettamente le nostre camicie".

La spesa chi la fa?
"Anche se lo shopping gastronomico a Nichi piace da morire, quasi sempre io. Diciamo che mi sono costruito la mia rete di fornitori: ho il mio macellaio, il mio fruttivendolo, il mio panettiere, il mio pescivendolo".

Piatto preferito di Vendola?
"Cavatelli e ceci in bianco, foglia di alloro, filo d'olio crudo e un profumo di pepe. Io adoro il brodo, quello fatto in casa, quello cucinato con tanta pazienza, magari preparato il giorno prima. E i risotti: ne faccio di spettacolari".

Cucina sempre lei?
"Per me è una vera passione. Quando cuciniamo insieme, la domanda è: chi comanda?  Comanda Nichi con il suo tsunami di piatti sporchi uno sull'altro, di bucce di patate ammonticchiate e di disordine globale? Oppure comando io con la mia smania dell'ordine, della razionalità e dell'efficienza? In verità comandiamo entrambi e dunque, ahimè, rischiamo l'anarchia domestica".

In famiglia parlate mai di politica?
"Raramente. Per me la politica italiana è sempre un vero rompicapo".

Lei dà consigli a Vendola? Ne chiede?
"Gli dico sempre di non agitarsi, di non affaticarsi in comizi troppo lunghi, di non vestirsi sempre in maniera istituzionale. Lui mi chiede consigli sulle cravatte, anche se poi fa sempre di testa sua".

Vendola privato è diverso dal politico?
"Quando riesce a staccare la spina dai problemi della Puglia, è una persona premurosa e scherzosa. Capace di dare ascolto e valore a ogni interlocutore. Gli piace da matti giocare con i bambini. Non riesco a vedere una differenza tra il Vendola sul palco e quello davanti ai fornelli".

Non ci dica che in casa parla come ai comizi.
"Per me è sempre lo stesso Nichi. Spesso intona canzoncine che inventa lì per lì, facendomi credere che si tratti di vecchie canzoni d'amore. E io ci casco".

Un romantico. E poi?
"Difficile crederci, ma anche se ci va spesso, il suo rapporto con la Tv è nevrotico. Detesta la rissa da talk show. Non credo di fare uno scoop se dico la seguente verità: dietro le apparenze di un personaggio esuberante si cela una persona assolutamente timida".

Nel tempo libero che cosa fate?
"Tempo libero? Quasi un miraggio! Una parte rilevante del nostro tempo libero è dedicata alla famiglia. Sono celebri i tornei di burraco con mia suocera. Stare con gli amici è la nostra più grande ambizione, ovviamente ogni volta che possiamo cerchiamo di non perderci un concerto, un'opera teatrale, un film. I giorni della vacanza estiva sono consacrati al mare. Io convivo con i miei libri di design e di arte, Nichi affoga nella sua biblioteca di saggi e di romanzi".

Programma preferito in Tv?
"In Tv evitiamo tutto ciò che è politica. Cerchiamo bei film e volentieri ridiamo con la satira pungente dei Griffin o con l'ironia surreale di Modern Family".

Nello stereo di casa che cosa gira?
"Musicalmente  abbiamo gusti eclettici: mescoliamo un po' di tutto, da Madonna fino all'opera lirica, dai cantautori italiani come Battiato alla musica folk/indie pop islandese degli Of Monsters and Men, dalle melodie balcaniche di Bregović fino alla musica cerebrale di Ludovico Einaudi".

Prima parlava di sua suocera: non mi dica che va d'accordo pure con lei.
"Con  i genitori  di  Nichi  è  stato  fin dall'inizio un rapporto d'amore, pulito, totale. Il papà di Nichi ora non c'è più. Mi chiamava Quebec e mi intratteneva sulla storia del mio Paese. Era una persona  incredibilmente  seria e rigorosa ma anche un uomo festoso, empatico, tenerissimo. La mamma Tonia è un vulcano, è sempre in eruzione, nonostante i suoi ottantasette anni continua ad amare la vita come un'adolescente. Ho con lei la stessa confidenza che si ha con un'amica, anzi, con una complice".

Con sua madre si conoscono?
"Certo. Le nostre famiglie si sono subito piaciute e si sentono regolarmente al telefono. Mia madre, che soffre la mia lontananza, si sente rassicurata dall'immagine della famiglia di Nichi così accogliente e protettiva. Una confidenza che ci rende felici. Io e Nichi facciamo le vacanze insieme alle nostre mamme".
Intervista a cura di Tiziana Sabbadini.

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