da La Repubblica - Ed. Bari del 19.03.09. Di Paolo Russo Rep Ba - Formato: application/pdf
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19 Marzo - 11:44
da La Repubblica - Ed. Bari del 19.03.09. Di Paolo Russo Rep Ba - Formato: application/pdf
18 Marzo - 10:24
dal Corriere del Mezzogiorno del 18.3.09. Di Rosanna Lampugnani Cor Mez - Formato: application/pdf
17 Marzo - 11:09
da La Repubblica del 17.3.09 Rep - Formato: application/pdf
17 Marzo - 10:54
da La Gazzetta del Mezzogiorno del 17.3.09. Di Alessandra Flavetta Gaz Mez - Formato: application/pdf
14 Marzo - 10:20
da La Repubblica del 14.03.09 Repubblica - Formato: application/pdf
11 Marzo - 10:51
E’ stato presentato ieri “Pane e libertà” film ispirato alla vita del sindacalista pugliese Giuseppe Di Vittorio
Leggi gli articoli Gaz Mez - Formato: application/pdf Gaz Mez 2 - Formato: application/pdf
10 Marzo - 11:46
da La Repubblica Ed. Bari del 10.03.09 Rep Ba - Formato: application/pdf
10 Marzo - 11:01
Intervista a Nichi. Da La Gazzetta del Mezzogiono del 10.03.09. Di Bepi Martellotta intervista - Formato: application/pdf
8 Marzo - 14:33
dal Corriere del Mezzogiorno dell’8.03.09. Di Francesco Strippoli Cor Mez - Formato: application/pdf
6 Marzo - 19:03
da Rolling Stones febbraio-marzo 2009. Di Alberto Piccinini
“In Italia non esiste la sinistra”. Lo ha dichiarato Fausto Bertinotti in un’intervista all’Unità. Subito incalzato dall’intervistatore: “Eppure esistono molte forze che si dichiarano di sinistra”. Berty: “Si può essere morti senza saperlo”. Wow. Intervistatore: “Cosa ci vorrebbe secondo lei per modificare la situazione?” Berty: “Ci vorrebbe un vero Big Bang”. Big. Bang. Nel frattempo Silvio Berlusconi spiega a tutti di aver mantenuto le tre promesse elettorali fatte prima di diventare Presidente del Consiglio: “Mandare a casa Prodi: fatto; comprare Ronaldinho: fatto; salvare l’Italia dai comunisti: siamo abbastanza vicini al risultato perché alla Camera al Senato non ci sono più”. Insomma, fatto pure questo.
Il mio tabaccaio, romanista e comunista, non ci sta: “Ma te ricordi quando il Pci era al 23, pure al 26%?” “Uhm”, dico io. “Tutti quei voti che fine hanno fatto? Mica sono spariti, no?” “Morti?”, azzardo. “No, - si illumina il tabaccaio - Vecchi! E’ tutta gente che ha più sessant’anni. Ma allora rifacciamo il partito comunista, no!? P.c.i., proprio. Mi’padre va’ a votà, trova sulla scheda Rifondazione, e dice: ma che rifondi, che fondazione, che fondamenta, cos’è un’assemblea di condominio? E invece se rifai il P.c.i. tutti quelli che c’hanno il sangue, il dna, lo votano”. “Uhm”. Entra un vecchietto. Tabaccaio: “Tu lo voteresti il Pci, se ci fosse ancora, no!?” Vecchietto: “Certo! Ma non ce stanno più le persone da una volta”. E’ subito sit-com.
Quindi vado. Vado a Chianciano Terme a tastare il polso al futuro del comunismo italiano, vabbè della sinistra. Mica un posto a caso. Intanto è un posto da vecchi, almeno nella coscienza collettiva, nonostante un genio del marketing abbia inventato qui le terme sensoriali con derivazioni ayurvediche di cui mi resterà grande curiosità: a fine gennaio, con le nuvole basse e un freddo cane, sembra tutto deserto. Probabilmente lo è. A Chianciano Nichi Vendola ha annunciato la scissione da Rifondazione Comunista del gruppo che si riconosceva nella sua mozione presentata all’ultimo congresso del partito, sconfitta di misura da quella dell’attuale segretario, Paolo Ferrero. Anche quel congresso di Rifondazione Comunista si era svolto a Chianciano, l’estate scorsa. E adesso dovrei raccontarvi meglio di questo luogo dimenticato tra le colline toscane. No, non ve lo racconto. Ricordo soltanto le insegne rosse degli alberghi, enormi e vuoti, che illuminano livide notti piovose: Excelsior, Grand Hotel, Bristol, Milano, Moderno, Alba, Admiral. Per il resto rimando ad Atlantic City di Bruce Springsteen, il video (cosa vado a pensare?).
A Chianciano ho seguito l’assemblea “per la rifondazione della sinistra” seduto in fondo al tendone bianco del Palamontepaschi. Col cappotto addosso, la sciarpa bene annodata al collo e il taccuino in mano, pensandola poco a poco come un’impresa estrema. Otto minuti per intervento per un giorno e mezzo di dibattito fanno 7 interventi all’ora, quindi forse una settantina in tutto. Sul palco spoglio con un schermo da cinema sullo sfondo, il piccolo tavolino della presidenza rosso tipo ikea, il podio rosso con scritto PRS su fondo bianco con una stellina rossa sotto la R. I giornali troveranno quella stella rossa degna di essere messa in evidenza come una notizia (se non come una colpa) e non capisco bene perché: io sono stato seriamente colpito dalla somiglianza col lettering di Radio Dimensione Suono, semmai. Tre slogan su tre cartelli: “Io amo”, “io sogno”, “io non ho paura”.
Prendo nota. Barenghi della Stampa passa e mi prende per il culo. “Scrivi, scrivi”. Scrivo, sì. Compagna giovane, maglioncino chiaro: “Sono cresciuta in Rifondazione, ho passato più tempo in Federazione che a casa mia, anche troppo”. Poi: “Non sono più disposta a mediare sui miei sogni!”. Applausi. Chiude il Mac bianco e se ne va. Compagno toscano: “E come dice Bruce Springsteen nel suo ultimo disco dobbiamo lavorare sul sogno”. Compagna dirigente: “Chi ha lasciato il cellulare sul podio?”. Altra compagna dirigente: “Fuori da noi c’è il mondo”. Compagno ex segretario: “Come dicevano gli zapatisti non abbiamo perso la casa, perché noi la casa ce la portiamo sempre appresso”. Compagna di Salerno: “Qui tutti parlano di crisi economica…” (per un attimo mi aspetto che prosegua: e guarda che traffico che c’è). Compagno sardo: “Per le nostre elezioni regionali abbiamo interpellato i più grandi studiosi di marketing, anche americani, li abbiamo pagati coi soldi che non abbiamo, e alla fine ce la siamo trovata da soli la parola d’ordine: co-e-ren-te-men-te”.
Incontro Nichi Vendola la sera del primo giorno di assemblea. Sono un po’ stordito. Anche lui, secondo me. Ma da lui devo provare a farmi spiegare qualcosa. Sbobino: “Se dentro una vicenda politica si consuma attraverso una serie di atti di quello che giornalisticamente possiamo chiamare un riposizionamento veterocomunista in un arretramento visibile, secco, da chiudere le trincee della revisione e dell’innovazione culturale, se dentro a questo movimento all’indietro si torna a celebrare ogni segmento della mitologia di un comunismo impresentabile, di un comunismo che non è stato soltanto attraversato dall’errore ma è stato attraversato dall’orrore beh questo oggi proprio per la incredibilità e per il carattere vetusto di quella discussione segnala l’avvitamento identitario, e quindi per me è motivo sufficiente per completare diciamo una riflessione su una comunità che già si era rotta, su una cultura che appare diciamo differenziarsi fino a un limite di incomunicabilità”.
Adesso non voglio generare equivoci, né alimentare qualunquismi ancorché di sinistra. Dò subito la mia traduzione, senza ironia: Rifondazione Comunista senza Bertinotti è tornata a essere un rifugio di veterocomunisti trinariciuti mezzi castristi con nostalgia del muro di Berlino e sotto sotto omofobici. Quindi ce ne andiamo. Sì, ma dove?
Vendola mi sta simpatico, sia nella sua versione originale di comunista gramsciano poeta gay con l’orecchino, sia per quell’avventura praticamente obamiana che è stata la sua elezione a Presidente della Regione Puglia: la candidatura imposta attraverso le primarie contro un uomo d’apparato, e il suo avversario Raffaele Fitto, cocco di mammà e di Berlusconi, che finì gambe all’aria sia pure per un pugno di voti. Ma ora che l’ho scrutato in questi due giorni, più che un nuovo Obama (cos’altro stiamo cercando se non lui?) lo trovo uno straordinario esteta decadente. Unico tra tutti col vestito buono e la cravatta annodata bene, con un’idea talmente vintage del Partito Comunista Italiano (il P.c.i., quello del mio tabaccaio, e proprio un’idea vintage, non nostalgica o come dicono qui identitaria), da considerare tutto questo come un’evocazione, emotiva e non priva di senso del teatro. “Che cosa furono le sezioni del partito comunista italiano? - mi dice ancora Vendola - Quelle sezioni erano la più corposa organizzazione di controinformazione legata alla vita dei territori che si potesse immaginare. Ma tutti le sedi dei partiti di massa sono state nel dopoguerra circoli di informazione, comunità fisiche oggi soppiantate dalle comunità virtuali della comunicazione veloce e frammentaria di internet. La politica è un problema della comunicazione, ma la forma-partito ripiegata sul proprio ombelico identitario è la proiezione di una comunicazione impossibile”. E sempre nell’intervento introduttivo riconoscerà la “fascinazione” per il vecchio Pci. In quello finale ribadirà il concetto: “Ho avuto un grande dolore quando si è sciolto il Pci. Mi sono venuti tutti i capelli bianchi”. Ricordando il padre appena scomparso che gli ha insegnato a “fare politica perché si vuole bene alla gente”.
Fare politica. Compagno di Matera: “Questo è il punto, compagni!”. Compagno di Milano: “Questo è il punto, compagni!” Compagno di Brescia: “Abbiamo registrato la nostra lontananza dalla società”. Compagna femminista: “Questo è il punto!” Compagno gay: “Pensavo di ritirarmi a vita privata perché i partiti italiani, tutti, hanno fallito, sono maschilisti e omofobi”. Compagno toscano 1: “Questo per me sarà uno dei 4 o 5 momenti della mia vita da ricordare”. Compagno toscano 2: “Oggi sono qui davanti a voi con il cuore gonfio di emozione”. Compagno emiliano: “Rileggendo molte pagine di Marx…”. Compagna abruzzese: “Siamo inspiegabilmente tornati a Chianciano”. Compagno dell’organizzazione: “Abbiamo bisogno di un nuovo lessico, di un nuovo vocabolario”. Compagno ex direttore (di Liberazione, licenziato dalla nuova dirigenza “stalinista”): “Ho perso un’altra battaglia, ne ho perse tante nella mia vita”. Compagno del sud: “Non voglio più essere un morto che cammina”. Compagno di Napoli: “Io che tutti i giorni piccolo borghese combatto una lotta per l’eguaglianza, io vengo da lontano e voglio andare lontano”. Compagno dirigente: “Dobbiamo impedire alle nostre ferite di continuare a sanguinare”. Nichi Vendola: “Benvenuti compagni, in un cammino in cui i dubbi e le inquietudini non saranno messi al bando”.
A quel che si capisce fin qui non nascerà un nuovo partito. Qui si preferisce parlare di “soggetto politico”, “percorso”, “movimento”. Il resto, il come e il perché. si vedrà alle elezioni europee. Nichi Vendola l’ha riassunto così: “Non un partito, ma un partire”. Il poeta. Parto. E’ stata dura, grazie Chianciano.
7 Febbraio 2012 / autore: Nichi
6 Febbraio 2012 / autore: redazione
Vi proponiamo un'intervista rilasciata oggi da Nichi all'agenzia Dire:
1) La riforma del lavoro. Dopo Fornero e Monti anche il ministro Cancellieri: tutto il problema sembra sia quello di 'sfissare' il posto, la necessità di avere mani libere per licenziare...
Siamo di fronte ad una autentica ossessione ideologica [...]Continua >
4 Febbraio 2012 / autore: Nichi
3 Febbraio 2012 / autore: Nichi
2 Febbraio 2012 / autore: Nichi
Dal libro "C'è un'Italia migliore"
Scritto da Nichi con le fabbriche