nichivendola - 2013

Agricoltura

Considerando gli scenari di riferimento futuri, rappresentati da una maggiore competizione dei Paesi extraeuropei e da una diminuzione del sostegno finanziario dell’Unione Europea, diventa indispensabile l’impostazione di un’azione politica di medio-lungo periodo che, aggredendo le cause delle ripetute congiunture negative e rafforzando il tessuto delle imprese, concorra a limitare le situazioni di emergenza attraverso azioni strutturali e di sistema.
In termini strategici, questa azione deve essere prima di tutto contraddistinta da una concentrazione degli interventi, attraverso pochi ma efficaci strumenti che convergano con modalità di approccio uniche nello stesso ambito di intervento.
Di grande importanza strategica anche la qualificazione mirata delle produzioni agricole e il rafforzamento del sistema di commercializzazione dei prodotti agricoli, fondamentale per la sussistenza di un comparto agroalimentare regionale.
La rigidità strutturale del sistema produttivo agricolo regionale, causata principalmente dall’ampia diffusione delle colture arboree, rende necessaria una diversificazione delle produzioni agricole, sia a livello territoriale che di singola impresa, puntando anche alle no food e alle colture energetiche con limitato apporto di mezzi tecnici e di acqua.
Ulteriore e prioritaria è la creazione di un sistema di servizi all’impresa: le modifiche, dalla Politica Agricola Comune, rendono necessaria una forte capacità di adeguamento e di trasformazione delle imprese, sia in termini strutturali che gestionali, processi che devono essere adeguatamente supportati da una offerta reale di servizi alle imprese, soprattutto per la gestione e la pianificazione delle attività. È anche indispensabile intervenire sull’attrattività delle aree rurali, consentendo quella maggiore vivibilità utile a limitare l’esodo e la senilizzazione, stimolando, dunque, il necessario ricambio generazionale in agricoltura.

19 Contributi (Positivo Positivo - Negativo Negativo - Proposta Proposta)

  1. PropostaAutore: Vito Antonio Girardi. Data: 13 Marzo 2010 - 19:26   

    propongo di creare mini corsi di formazione gratuiti e facoltativi per agricoltori in modo sia da informarli delle novità legislative sia da spiegare loro ciò che esse comportano come opportunità di sviluppo. sarebbe poi utile costituire un servizio di consulenza gratuita per agricoltori che vogliono fare innovazione. tutto ciò perchè tra i principali problemi dell’agricoltura secondo me c’è la poca formazione degli addetti e la loro scarsa propensione a fare rete, cosa che un servizio di consulenza potrebbe favorire

  2. PositivoAutore: gabriella falcicchio. Data: 16 Marzo 2010 - 16:03   

    Mi piacerebbe che nella nostra bella regione venisse incentivato il biologico (quello reale, non il biologico fantasma), che si cercasse di modificare la cultura del pesticida facile e sconsiderato tra agricoltori spessissimo indifferenti alla tossicità delle sostanze con cui bruciano il terreno per eliminare erbacce o che versano sugli olivi. Le campagna sono inquinatissime, dappertutto. E non di rado sono immondezzai, che raccolgono automobili dismesse e non rottamate, elettrodomestici, pneumatici, roba ammucchiata. Non c’è modo di convincere i proprietari dei fondi a ripulirli da tanta immondizia, che quando non nuoce alle colture, certo non presenta la regione nel modo che merita, offendendo anche l’occhio?

  3. PositivoAutore: DOMENICO CIRASOLE. Data: 16 Marzo 2010 - 18:10   

    PRESIDENTE DEVE SOLO CONTINUARE IL SUO OPERATO ESTENDENDOLO ULTERIORMENTE.

    AGRICOLTURA E PRODOTTI TIPICI DI QUALITA’ BEN PAGATA E DA VENDERE IN TUTTO IL MONDO.

  4. PropostaAutore: maria donnaloia. Data: 16 Marzo 2010 - 19:00   

    sono una studentessa di agraria che vive ad ostuni, paese in cui l’agricoltura si basa sulla coltivazione di ulivi secolari e monumentali protetti dalla legge regionale “TUTELA E VALORIZZAZIONE DEL PAESAGGIO DEGLI ULIVI SECOLARI DELLA PUGLIA” (che da ecologista ritengo sia importante e all’avanguardia).
    è noto che in questo periodo gli agricoltori stanno effettuando la potatura di tali alberi, ma si stanno trovando di fronte ad una legge sui rifiuti che impedisce loro la bruciatura dei residui vegetali. conosco benissimo le emissioni che vengono prodotte con tale pratica e posso affermare che viene restituito all’atmosfera tutto ciò che quelle foglie hanno assorbito durante la loro attività. in ogni caso sono consapevole del fatto che sarebbe ottimale evitare ciò ma se non si bruciano COME BISOGNA SMALTIRE QUESTI “RIFIUTI”? ci sono luogni in cui è impossibile fare l’imballaggio (unico rimedio a me noto) a causa delle caratteristiche geomorfologiche e per gli elevati costi.
    si sa che l’olivicoltura sta conoscendo un periodo di crisi quindi mettere un vincolo del genere senza sapere come smaltire questi rifiuti è una cosa avventata, anche perchè capita spesso che gli agricoltori per tali motivi lasciamo i rami sotto gli alberi anche in estate e questo non mi sembra una tutela!!!
    avanzo una proposta: SI POTREBBERO ISTITUIRE DELLE COOPERATIVE LE QUALI DEVONO RACCOGLIERE GRATIS I RESIDUI VEGETALI E PORTARLI IN CENTRI IN CUI SI POSSA PRODURRE ENERGIA, COMPOST, PELLETS.
    vi sembra solo fantasia?? no, è lungimiranza. non so se queste proposte vengano prese in considerazione ma spero che si trovi una soluzione a tale problema anche grazie alla sensibilità ambientale che avete dimostrato.
    grazie per aver creato questo spazio!

  5. PropostaAutore: Luigi Boccaccio. Data: 17 Marzo 2010 - 1:53   

    Queste proposte sono inadeguate per sviluppare un settore agricolo sostenibile in Puglia, e la loro mancanza di ambizione stona nel contesto di un programma così lungimirante.

    Il primo problema da fronteggiare è la scarsa capacità contrattuale dei produttori agricoli nei confronti dell’industria e della grande distribuzione. Occorre investire in cooperative agricole efficienti e orientate al mercato (non nei carrozzoni politici che si vedono nella nostra regione). Si deve costruire la filiera corta produttore-consumatore, tramite investimenti mirati nelle aziende agricole, infrastrutture (mercati comunali riservati esclusivamente ai produttori, sito web per la filiera corta regionale), campagne di informazione rivolte ai consumatori.

    La progressiva apertura dei mercati, le speculazioni finanziare sui prodotti agricoli e la sempre maggiore frequenza di eventi climatici estremi sottoporranno il settore agricolo a un’accentuata volatilità dei prezzi e incrementeranno i rischi per i produttori. Occorre investire nella diversificazione delle produzioni, e non continuare con la miope politica di specializzazione delle aziende agricole. Rotazioni colturali, colture arboree miste, sistemi combinati di colture arboree e orticole, sistemi agroforestali, integrazione di zootecnia e coltivazioni. Sono queste le soluzioni da incentivare con fondi pubblici.

    Tutti gli investimenti pubblici nel settore agricolo devono essere subordinati al raggiungimento di elevati standard dal punto di vista ambientale. Altrimenti la spesa di soldi dei contribuenti non è giustificata. Il biologico dovrebbe essere lo standard obbligatorio per accedere ai fondi pubblici per il settore agricolo. Il biologico è un approccio olistico all’agricoltura, e i requisiti su cui si basa rappresentano strumenti efficaci per la lotta ai cambiamenti climatici, l’adattamento dell’agricoltura ai cambiamenti climatici, la protezione di suolo, acqua e biodiversità. Al contrario, la condizionalità, così com’è definita in Puglia e nelle altre regioni italiane, è uno scatolone burocratico privo di benefici concreti dal punto di vista ambientale.

    Bisogna realizzare campagne d’informazione per i consumatori, per incrementare la domanda regionale di prodotti da agricoltura biologica. Il settore del biologico in Puglia dipende in gran parte dai contributi per ettaro elargiti tramite i pagamenti agroambientali. Solo potenziando la domanda locale si potrebbe sganciare il biologico da questa logica assistenzialista.

    Bisogna sensibilizzare i consumatori anche su altri aspetti, ad esempio la stagionalità delle produzioni e gli impatti negativi, per la salute, l’ambiente e la sicurezza alimentare, derivanti dal consumo eccessivo di carne e altri alimenti di origine animale.

    L’uso di biomasse agricole o forestali a fini energetici è giustificato solo nel caso di alcuni tipi scarti di produzione (ad esempio olio di frittura). Sviluppare colture a fini esclusivamente energetici è una scelta folle, che aggiunge ulteriori pressioni sulle risorse naturali (suolo, acqua, biodiversità) a livello globale, con benefici non chiari in termini di gas serra e in conflitto con gli obiettivi di sicurezza alimentare. I nostri suoli sono già troppo poveri di sostanza organica per poterci permettere il lusso di bruciare i residui colturali nelle centrali termoelettriche. La fertilità del terreno ne sarebbe ulteriormente compromessa. Il nostro esiguo patrimonio forestale è già sotto pressione eccessiva e deve svolgere un importante ruolo di freno all’avanzata della desertificazione, per cui non può essere sottoposto ad ulteriori pressioni.

    Altra priorità sarebbe la creazione di sistemi di consulenza agronomica-ambientale per gli agricoltori, assieme a programmi di area vasta per il monitoraggio e il controllo di fitopatie e insetti dannosi. Questo permetterebbe di ridurre i costi per gli agricoltori, gestire questi problemi in maniera efficace ad una scala adeguata, ridimensionare drasticamente gli impatti ambientali e fronteggiare eventuali nuovi patogeni favoriti dai cambiamenti climatici.

    Elemento cruciale per il futuro dell’agricoltura è la conservazione della risorsa acqua. Ci vorrebbe una legge regionale molto stringente finalizzata ad evitare gli sprechi in agricoltura. Occorre rafforzare le ispezioni per la lotta alle captazioni illegali (vedi fiume Ofanto).

    Purtroppo il programma di sviluppo rurale 2007-2013 ha fatto praticamente nulla per orientare il settore agricolo nella giusta direzione (è un copia-incolla-ricuci del vecchio PSR). Io sono a disposizione per aiutare il futuro governo regionale a usare appieno le opportunità offerte dal presente periodo di programmazione, e quelle che verranno con la PAC del dopo 2013.

  6. PropostaAutore: Massimo Torsello. Data: 18 Marzo 2010 - 13:18   

    Salve,
    sono un pugliese “temporaneamente emigrato” in UK, mi trovo a Bristol una, se non “la”, città più verde e sostenibile dell’Inghilterra, dove studio e lavoro e sto collaborando da volontario alla produzione di una guida “verde” della città.
    Qui c’è molta attenzione e un sacco di iniziative per incentivare la produzione e il consumo di prodotti agricoli locali, biologici, solidali, oltre che per tutto ciò che è a bassa emissione.
    Stando all’estero e sapendo quanto abbiamo noi nella nostra terra, scusate la retorica, ci si rende conto dell’enorme tesoro sul quale ci è stata data la possibilità di vivere e che sperperiamo giorno dopo giorno. L’agricoltura biologica, il turismo sostenibile, le energie alternative dovrebbero essere le basi sulle quali fondare la rinascita della nostra Regione in chiave “verde e sostenibile”, anche prendendo spunto e alleandosi con gli altri ke sono un pò più avanti di noi, perkè più attenti, più bravi. La Puglia, Regione Verde d’Europa, potrebbe e dovrebbe essere l’obbiettivo per, lo speriamo in molti anche da qui, il futuro nuovo governo Vendola.
    In bocca al lupo a tutti noi!

  7. PositivoAutore: Francesco SEMERANO. Data: 21 Marzo 2010 - 22:28   

    Ritengo che un recupero delle tradizioni agricole potrebbe contribuire al miglioramento delle attuali condizioni ambientali. In prima istanza bisognerebbe incentivare una sorta di formazione professionale per tutti i proprietari terrieri (imprenditori e non). In tale nuova prospettiva sarà facile far scoprire agli agricoltori che il loro interesse molto spesso non coincide con quello dei rivenditori di concimi, di pesticidi e di macchine agricole. Il nostro territorio può diventare paesaggio solo se ogni addetto avrà cura del proprio fondo adoperando metodologie manutentive di una volta che tanto benessere mentale, sociale ed economico hanno saputo dare ai nostri predecessori. Con un programma di una agricoltura naturale e con un complesso di recupero di tutti gli elementi caratteristici del nostro ambiente pugliese si potrebbe esportare nel modo intero un modello ‘made in apulia’. Tra le tante cose basterebbe incentivare a vario titolo il recupero dei trulli e la costruzione di nuovi manufatti per attivare un mercato planetario.

  8. PositivoAutore: FEDELE. Data: 22 Marzo 2010 - 20:52   

    innanzitutto quello CHE AVETE FATTO FINO AD ORA è MENO DI ZERO.VE LO DICO IO COSA FARE AIUTARE LE AZIENDE CHE SONO IN GRAVE CRISI FINANZIARIA,METTERE COME ASSESSORE ALL’AGRICOLTURA UN AGRICOLTORE è NON UNO CHE NON Sà COSA è L’AGRICOLTURA DEGLI AGRICOLTORI.IMPORRE LE AZIENDE CHE PORTANO PRODOTTI DI ALTRI TERRITORI CON DAZI DEL 150,200 %.EMANARE UNA LEGGE REGIONALE CHE OBLIGHI LA GRANDE DISTRIBUZIONE A VALORIZZARE IL PRODOTTO LOCALE.FORMARE ACCORDI CON CONCOMMERCIO E CONCOPERATIVA PER INCREMENTARE VEGLI ESERCIZI I PRODOTTI LOCALI E NO QUELLI DI ALTRI PAESI COME LATTE,UOVA,FORMAGGI,VINO,UVA,ARANCE,CARCIOFI,BROCCOLETTI,OLIO,FORMAGGI, ECC.. PREMIARE LE AZIENDE CHE UTILIZZANO PRODOTTI DEL TERRITORIO CON SGRAVI FISCALI E TASSARLE QUANDO USANO PRODOTTI NON PROVENIENTI DAL TERRITORIO.CREARE CORSI AGRICOLI PER GLI AGRICOLTORI,AUMENTARE SENSIBBILMENTE IL COOPERATIVISMO SERIO.INCENTIVARE CON ACCORDI CON LE IMPRESE DI ACQUISTO PER SCUOLE,MENSE,UNIVERSITà,,OSPEDALI DI PRODOTTI LOCALI.LE AZIENDE DEVONO REMUNERARE PREZZI ALLE AZIENDE IN BASE A QUANTO VALE SUL MERCATO IL LORO PRODOTTO.LE FRONTIERE NON LE SI POSSONO CHIUDERE MA SI POSSONO FARE LEGGI REGIONALI PER IL TERRITORIO,LA COESIONE SOCIALE E LA PROMZIONE DEL MADE IN ITALY.L’ASSESSORE CHE HA MESSO SARà PURE UNA BRAVA PERSONA MA IN AGRICOLTURA CI SERVONO AGRICOLTORI CHE SANNO COME Và IL MONDO AGRICOLO.SE LO Fà STRAVINCE NON VINCE SOLO PERCHè è IL MENO PEGGIO.LA COSA INOLTRE DA FARE è ISTITUIRE UNA BANCA REGIONALE AGRICOLA INSIEME ALLE BANCHE LOCALI CHE SUPPORTINO QUESTI PROGETTI

  9. PropostaAutore: Luigi Boccaccio. Data: 24 Marzo 2010 - 19:27   

    In risposta al commento di Fedele:

    Concordo sul fatto che sia necessario avere un assessore all’agricoltura che di agricoltura ne capisca molto; ma metterci un agricoltore mi sembrerebbe un enorme conflitto di interessi.

    Poi non capisco come possa la Regione mettere dazi sulle importazioni: questa è competenza della UE.

    Infine, valorizzare le produzioni locali, spendendoci denaro pubblico, ha senso solo se i contribuenti (e non solo gli agricoltori) ne ottengono qualcosa in cambio, e la protezione dell’ambiente mi sembra uno, se non l’unico, motivo validissimo in tal senso. Quindi bisogna valorizzare solo le produzioni locali con una elevata performance ambientale. La certificazione biologica è la migliore soluzione: è legalmente disciplinata a livello europeo, è conosciuta dai consumatori e si va affermando tra gli agricoltori.

  10. PositivoAutore: FEDELE. Data: 26 Marzo 2010 - 0:58   

    INNANZITUTTO NON è VERO IL CONFLITTO D’INTERESSI NON CI SAREBBE.ALLORA SE ANDIAMO A VEDERE DI CONFLITTI D’INTERESSI C’è NE SONO IN TUTTI I CAMPI.METTERE UN AGRICOLTORE SAREBBE UNA RISPOSTA VELOCE AL MONDO AGRICOLO IN QUANTO Sà GIà I VERI PROBLEMI VISTO CHE LI VIVE LUI IN PRIMA PERSONA E QUINDI SA ANCHE LA SCELTA PIù GIUSTA PER RISOLVERE IL PROBLEMA.METTERE UNO CHE HA FATTO POLITICA O ALTRI MESTIERI CHE NON CENTRANO CON L’AGRICOLTURA è SOLO ALLUNGARE TEMPI CHE ORMAI NON POSSIAMO PIù PERMETTERCI.SECONDO SE è STATO FATTO IL FEDERALISMO NON è VERO CHE QUESTO LO DEVE DECIDERE UE IN QUANTO BASTA EMANARE UNA LEGGE PER METTERE DAZI COME STà VENENDO IN BRASILE DOVE QUANDO ENTRANO MERCI CHE NON SONO STATE PRODOTTE Lì QUINDI NON HANNO CREATO LAVORO QUESTE MERCI POSSONO PROVOCARE MANCATI GUADAGNI E QUINDI PROBLEMI ANCHE SOCIALI PERCHè I SOLDI NON RIMANGONO Lì MA CHI NE USUFRUISCE SONO ALTRI.UN Pò UNA QUESTIONE SOCIALE.INOLTRE VALORIZZARE LE PRODUZIONI LOCALI SPENDENDO DENARO PUBLICO HA SENSO è COME PERCHè TU VAI NON SOLO A TUTELARE IL CITTADINO CON PRODOTTI FATTI NEL TERRITORIO CHE SAI DA DOVE VENGONO E COME SONO STATI FATTI QUINDI SEMINE,CONCIMAZIONI I PESTICIDI CHE SONO STATI USATI,LE FASI DELLA LAVORAZIONE.ALLA FINE CI GUADAGNANO TUTTI.INOLTRE LA GRANDE DISTRIBUZIONE DOVRà COSì CON UNA LEGGE REGIONALE COLLOCARE PRIMA IL PRODOTTO LOCALE è QUINDI SI CREANO COSì POSTI DI LAVORO,SI CREA COSì UN MARCHIO LOCALE VI SARà PIù SICUREZZA PERCHè SI Sà COME VENGONO FATTI IN PIù L’AGRICOLTORE VERRà PAGATO DI PIù IN QUANTO LA SUA MERCE NON DOVRà FARE TANTISSIMI KILOMETRI MA SARà MERCE REGIONALE.QUINDI MORALE CI GUADAGNANO TUTTI E DICO TUTTI.INVECE COME STANNO ADESSO LE COSE CHI CI GUADAGNA NON è L’AGRICOLTORE,NON è IL CONSUMATORE,NON è LA PUGLIA MA SONO I PAESI CHE I IMPORTANO GLI IMPRENDITORI DELINQUENTI E LA GRANDE DISTRIBUZIONE E CHI CI MARCIA SU.QUINDI SIATE SINCERI IN QUANTO IN QUESTO MOMENTO DIFFICILISSIMO QUESTA è L’UNICA STRADA PER UNA SANA COESIONE SOCIALE.UN ALTRO FATTORE CHE DICE IL BIOLOGICO SI SI IL BIOLOGICO ALLORA PROVI A VEDERE QUANTO GLIELO PAGANO IL BIOLOGICO PERCIò VOI NON SAPETE NIENTE SE DITE TUTTO QUESTO NON LO PAGANO QUESTA è LA VERITà.PURTOPPO VOI SIETE PROPRIO DISTANTI SE DITE QUESTO.TU DICI BIOLOGICO SI MA NON LO PAGANO COME PUOI FARLO.CI VUOLE UN AGRICOLTORE CHE VERAMENTE SA LE VERE DIFFICOLTà.è INUTILE DIRE VALORIZZARE DI QUà O DI Là IL BIOLOGICO SE NON TE LO PAGANO NON HA SENSO.è TUTTO

  11. PositivoAutore: Anonimo. Data: 30 Marzo 2010 - 17:35   

    L’agricoltura deve essere vista non solo come produzione di prodotti tipici, cosa comunque essenziale, ma deve essere sempre più legata al contributo che può dare nella produzione di energie alternative.
    Inoltre è sempre la fase della commercializzazione quella più penalizzante. Bisogna creare sbocchi più diretti con i mercati, accorciando le filiere, in modo che chi produce possa realizzarei giusti guadagni. Bisogna promuovere il consumo interno alla regione creando una sorta di federalismo dei prodotti. Abbiamo tutto per vivere bene, godiamocelo.

  12. PropostaAutore: Daniele Verdini. Data: 30 Marzo 2010 - 19:04   

    Salve presidente, sono un diciottenne marchigiano che sente il bisogno di esporre la propria opinione ad un uomo politico serio ed intelligente quale lei è. mi chiedo se sia possibile attuare un piano che incentivi l’agricoltura biologica? secondo alcuni studi, oltre a garantire prodotti genuini, essa è meno costosa in quanto non utilizza pesticidi ne fertilizzanti chimici, inoltre questo permette un risparmio dell’acqua poichè non devono essere sciolte grandi quantità di nitrati nel terreno.inoltre le aziende biologiche garantiscono posti di lavoro e la qualità necessaria al marchio made in italy per affermarsi nell’esportazione. grazie per lo spazio dedicatomi e buon lavoro!

  13. PositivoAutore: enrico marrocco. Data: 30 Marzo 2010 - 19:09   

    salve, sono Enrico Marrocco, scrivo da Lenola (LT) il paese del GRANDE PIETRO INGRAO, ho letto, e condivido il programma presentato per lo sviluppo dell’agricoltura, e a tal proposito mi permetto di inviare un mio contributo per una buona riuscita del medesimo.
    Il sottoscriito da anni cerca di proporre un’agricoltura a basso imbatto amientale, e l’ho fatto studiando e mettendo a punto una nuova tecnica di agricoltura, che ho ciamato M.E.-tecn-E.M., Acronimo che stà a significare(Microrganismi Effettivi tecnicamente applicati da Enrico Marrocco), tale tecnica presuppone la riduzione delle molecole di sintesi, con conseguenze che vanno a migliorare la salubrità dellle produzioni, la riduzione dell’impatto amientale e cosa da non poco conto produzioni quantitativamente uguali al convenzionale se non addirittura superiori.
    Certo di una vostra attenzione rimango a disposizione per ulteriori chiarimenti.
    Tel 348/7043983
    Complimenti per il successo conseguito, io purtroppo non posso gioire come voi in quanto residente nella provincia più nera d’Italia.

    Un abbraccio a voi tutti, ed in particolar modo AL PRESIDENTE VENDOLA

    ENRICO MARROCCO

  14. PropostaAutore: Paolo. Data: 30 Marzo 2010 - 22:21   

    L’agricoltura sociale come nuovo modello di Welfare nelle campagne.

    Caro Nichi,

    l’agricoltura sociale è sempre più presente nelle politiche pubbliche regionali. Rappresenta un’opportunità per migliorare la qualità della vita e l’attrattività delle aree rurali e per diversificare le attività aziendali. L’agricoltura sociale può esprimere tutte le proprie potenzialità per contribuire a migliorare la qualità della vita delle aree periurbane solo se la programmazione regionale ricostruisce un nuovo nesso tra sviluppo economico, protezione sociale e tutela ambientale nelle aree rurali. Favorire dunque modi di di produrre in grado di generare contestualmente beni materiali e beni relazionali, strutturando una domanda corrispondente alle nuove e differenziate necessità sociali. Il valore etico dell’agricoltura sociale si iscrive nel carattere universalistico dei diritti umani fondamentali e, in particolare, di quelli riferiti all’inclusione sociale di tutti, senza distinzione, e all’accesso equo alle risorse della Terra, ora e in futuro, per fare in modo che ognuno sia libero di poter contribuire al bene comune.

  15. PositivoAutore: Giancarlo FG. Data: 1 Aprile 2010 - 22:20   

    Caro Niki, noi tecnici abbiamo operato per anni credendo nell’agricoltura biologica, per far sì che di giorno in giorno vennissero utilizzati sempre meno insetticidi e crittogamici chimici, sostituendoli con prodotii di origine vegetale e naturale. In questo processo di trasformazione si sono raggiunti dei risultati interessanti, se si pensa che l’agricoltura è stata completamente nelle mani delle case farmaceutiche, che si sono servite di commercianti privi di qualsiaisi titolo per la vendita di tali mezzi tecnici e tutto ciò ha apportato solo devastanti danni all’ambiente e all’uomo.
    Questo processo lungo e in salita è stato incentivato DAL 1996 con premi CEE, ti chiedo a tal proposito se per te è logico e costituzionale l’ultmo Psr che prevede che gli aiuti nelle aree ad agricoltura intensiva sono vincolati al raggingimento di un oasi di almeno 30 ettari. Ciò ha arrecato solo un mancato contributo alle aziende della provincia di Foggia, per le quali le provvidenze legate ai contributi ed integrazioni comunitari rappresentano purtroppo il solo reddito che rimane all’attivo nel bilancio aziendale. Evitiamo che queste discriminazioni venghino ancora commesse.

  16. PropostaAutore: SONIA BELLEZZA. Data: 3 Aprile 2010 - 15:33   

    Spett. Presidente Vendola.
    leggo con molto piacere le idee e le iniziative che propone per incentivare l’agricoltura, risorsa verso cui bisogna guardare con fiducia per le possibilità di lavoro e sviluppo che offre. Studio agraria presso la facoltà di Reggio Calabria e mi piace rivolgermi a Lei per la stima e la condivisione che nutro per il suo pensiero politico e perchè La ritengo l’unica valida alternativa al crescente degrado morale a cui stiamo assistendo.
    In particolare Le scrivo perchè il 7 Aprile, su una rivista online “Agronotizie” verrà pubblicato un articolo in cui sarà presentato un sistema che faciliterebbe di molto le produzioni orticole. Il sistema è un progetto che ho già sottoposto all’attenzione dei miei docenti e che ha riscontrato molto successo al punto da indurmi a depositare un brevetto. Si tratta di un sistema di pacciamatura che sostituirebbe gli attuali film plastici, sono infatti dei tunnel di PVC rigido che nascono dalla sezione a metà di quei tubi che si usano solitamente per le condotte dell’acqua. E’ un sistema vantaggioso perchè l’applicazione in campo non richiede l’intervento di macchine, sono riutilizzabili evitando il gravoso problema legato allo smaltimento dei film e consentono a tutti di affrontare la produzione orticola sfatando la teoria che ” l’orto vuole l’uomo morto”. Mi piacerebbe presentarle più dettagliatamente il progetto e facilitando alcuni lavori gravosi spererei che i giovani potessero avvicinarsi di più al mondo dell’agricoltura oltre che come risorsa lavorativa, per rivalutare l’importanza della natura e del rispetto che le dobbiamo, pertanto vorrei lasciare i miei dati per metter a disposizione di tutti qualcosa che può essere d’aiuto alla comunità.
    Sonia Bellezza, cell. 3336802755, s_bellezza@tin.it

  17. PropostaAutore: annamaria. Data: 18 Aprile 2010 - 17:18   

    Non è una congiuntura favorevole per l’agricoltura pugliese e personalmente ne ignoro le complesse ragioni. Oggi sembra impossibile poter vivere con un pezzo di terra came succedeva qualche generazione fa. Eppure tanti piccoli appezzamenti, curati, anche se ormai improduttivi, da mani callose, rendono bellissimo questo paesaggio pugliese. Un’idea sarebbe quella di inserire la campagna con i suoi angoli incantevoli, le sue casupole diroccate in un progetto di recupero e valorizzazione a fini turistici, attraendo forze giovanili. Non il turismo rumoroso dei grandi stabilimenti balneari, ma un turismo di nicchia, che potrebbe portare dei giovani micro-imprenditori pugliesi,a raccogliere le eredità dei nonni, salvaguardando il paesaggio.

  18. PositivoAutore: colasanto. Data: 1 Maggio 2010 - 15:38   

    Ciao Nichi , spero che questo mio intervento abbia riscontro e riflessione ,
    in Puglia abbiamo bisogno sopratutto di una migliore organizzazione agricola, il mio pensiero era quello di fare diventare protagonisti i contadini anche nell’ambito della distribuzione delle proprie risorse creando punti vendita gestiti da giovani imprenditori ,dare vita a una nuova cultura del proprio lavoro distribuendolo nei propri centri, come in piccoli minimarket di produzione propria in tutta la sua componente ,anziché disperdere le energie positive del prorpio laborio dare spazio alla competività tra Regioni far crescere cosi una nuova sinergia di idée, insomma fare delle nostre campagne un giardino agricolo é culturale I.C.

  19. PositivoAutore: Stefania Calabrese. Data: 27 Maggio 2010 - 9:05   

    Gentilissimo sig. Vendola, le segnalo l’iniziativa di Reset, una web radio che ha proposto l’idea degli Orti Solidali, che presto a Roma saranno una realtà utile e mirabile. Si tratta di una onlus che finanzia degli agricoltori biologici grazie ai quali, con un modico abbonamento annuale, si potrà ricevere frutta e verdura direttamente a casa propria ogni settimana, ciascuno in base alle proprie esigenze. L’idea non è nata a scopo di lucro, ma per mangiar sano e sostenere l’agricoltura bio. Spero che lei possa informarsi e, qualora lo ritenga il caso, sostenere l’iniziativa anche in Puglia! Grazie per l’attenzione.


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