nichivendola - 2013

Salute

Il Piano Regionale di Salute è stato costruito con una partecipazione attiva e il contributo importante dei cittadini, delle associazioni, dei sindacati e delle istituzioni locali come non era mai avvenuto prima, cercando di raccogliere le esigenze di tutti i territori della Puglia. Il Piano, approvato nel 2008, ha ambiziosi obiettivi: migliorare ancora la Sanità per i pugliesi, specializzare gli Ospedali, avvicinare le cure e l’assistenza ai cittadini, offrire forme alternative al ricovero (residenze sanitarie, cure domiciliari, hospice), creare le reti di assistenza (oncologica, malattie rare, cure palliative ed altre) e soprattutto puntare sulla prevenzione e sui servizi territoriali (distretti, poliambulatori, consultori, case della salute, salute mentale, dipendenze, riabilitazione): la Puglia potenzierà i programmi di prevenzione e screening, avviati con buoni risultati, in quasi tutte le province.

20 Contributi (Positivo Positivo - Negativo Negativo - Proposta Proposta)

  1. PropostaAutore: Armando. Data: 13 Marzo 2010 - 15:35   

    In tutto il documento non trovo riferimenti a specifici programmi per quanto riguarda le malattie cardiovascolari, che sono causa di circa il 54% dei decessi totali. Sono a conoscenza del recente sviluppo della rete del 118 in relazione all’infarto miocardico (sono un cardiologo), ma su scala regionale l’assistenza in questo senso è ancora molto carente. Non vi è un’adeguata distribuzione dei centri di emodinamica per una rete sufficiente al trattamento dell’infarto con angioplastica primaria. Vi sono province come BAT che hanno ancora un servizio di emodinamica inadeguato alle necessità del territorio. Disponibile a discutere.

  2. NegativoAutore: Pino Bruno. Data: 13 Marzo 2010 - 19:52   

    Manca - vistosamente - ogni riferimento all’innovazione digitale nella sanità. e-Healt dovrebbe essere un punto cardine del programma di rinnovamento. Asl, ospedali, centri di assistenza, medici di famiglia, farmacie, dovrebbero dialogare tra loro, essere in rete. Il ritardo accumulato è enorme.

  3. PropostaAutore: francesco andrulli. Data: 16 Marzo 2010 - 16:10   

    io lavoro in una casa di cura privata, che ritengo di eccellenza sia da l punto di vista amministrativo che professionale di assistenza al paziente.
    nel programma non trovo nulla che riguarda la sanità privata. Eì possibile avere dei chiarimenti?

  4. PropostaAutore: luisa. Data: 16 Marzo 2010 - 16:19   

    L’OMS precisava che: “gli operatori della salute non medici devono essere considerati “una risorsa sostenibile e di valore” per tutti i paesi del mondo e l’utilizzo di questi operatori nel sistema primario della cura, in stretta collaborazione con gli operatori della medicina convenzionale, contribuisce ad ottenere sistemi di salute più pratici, efficaci, e culturalmente accettabili. Beneficiare del meglio della medicina non convenzionale e di quella convenzionale e di una collaborazione efficiente e fattiva tra i due campi, è un diritto irrinunciabile del cittadino e della comunità“.

    cosa ne pensa?

  5. PositivoAutore: alba fiorentino. Data: 16 Marzo 2010 - 21:35   

    Il progetto della rete oncologica mi sta davvero a cuore, sono un medico radioterapista oncologo che purtropppo non può per ora ritornare a lavorare nella sua terra (la puglia), ma vorrei comunque che i malati oncologici che si avviano alle ultime fasi della vita non vengano abbandonati. Ci dovrebbero essere degli Hopice (e in puglia già ce ne sono) collegati con l’Hospice domiciliare ed entrambi collegati con l’Ospedale per acuti dove i pazienti potrebbero eseguire anche dei piccoli trattamenti che a domicilio non è possibile eseguire. Mi viene in mente il dolore osseo da metastasi: sono favorevole all’uso della morfina quando e se necessario…. ma in “fine vita” il dolore potrebbe diventare molto importante da richiedere delle dosi di morfina elevate, allora perchè non progettare anche una sola seduta di radioterapia che sicuramente riduce il dolore e in molti casi può anche eliminarlo?e Potrei fare tantissimi altri esempi.
    La rete, come ripete il Prof. Cellini (UCSC Roma), è fata di nodi…. ognuno di noi è un nodoe questa è una rete per il sollievo e la dignità di questi pazienti.
    E’ ovvio che per essere rete bisogna ache saper comunicare e sorattutto garantire la comunicazione tra specialisti in breve tempo, e quindi è ancora più ovvio che è necessaria l’informatizzazione. Spero che si possa fare qualcosa e spero che almeno in sanità ci siano persone oneste.

  6. PositivoAutore: Antonio. Data: 17 Marzo 2010 - 13:54   

    L’integrazione dei servizi ospedalieri e territoriali mirante a favorire l’ultraspecializzazione dei primi ed il potenziamento e radicamento dei secondi implica lo sviluppo di reti dinamiche ed elastiche.
    Dinamiche perchè si sappia rapidamente dare risposta ai bisogni delle persone ed elastiche perchè devono adattarsi alle realtà diversificate del territorio pugliese.
    Le reti necessitano di strutture moderne ed efficienti, di personale sanitario motivato e numericamente adeguato e la presenza di operatori specializzati con competenze pratiche nell’ambito della organizzazione dei servizi sanitari che oggi appare assai carente se non praticamente assente.
    Ci vuole una migliore conoscenza delle esigenze reali dei cittadini per non creare false aspettative ed una offerta inutile.
    Ci vuole una rivoluzione culturale in sanità che avvicini gli operatori ai bisogni delle persone e sappia spingere i primi a comunicare, integrandosi senza arroccarsi in posizioni ideologiche e preconcette, a tutto favore delle seconde.
    Ci vuole coraggio e determinazione.
    Ci vuole rispetto per tutti, soprattutto per chi sa chiedere con moderazione e discrezione.

  7. PropostaAutore: Valentina. Data: 18 Marzo 2010 - 18:22   

    Ricollegandomi all’esigenza di creare una rete oncologica adeguata, mi sento chiamata in causa direttamente avendo vissuto il problema da vicino:il salento non ha poli oncologici di rilievo, purtroppo, e il problema è estremamente più radicato nel sud salento.
    Il paziente oncologico viene abbandonato a se stesso, rimane nella mischia insieme a tutti i malati cronici che riempiono gran parte dei piccoli presidi.
    Inoltre egli non è un paziente come gli altri, è un paziente delicato, necessita di attenzione, necessita di un ‘privilegio’ assistenziale.
    I tumori hanno bisogno di monitoraggi stretti, ravvicinati, di tecniche di imaging all’avanguardia e i presidi ospedalieri con cui sono venuta a contatto non se lo possono permettere.
    Mi ricollego ora alla mia esperienza personale: il paziente oncologico operato, viene dimesso in condizioni quasi critiche e abbandonato a se stesso: non tutti i presidi sono dotati di un reparto oncologico. Un uomo solo, abbandonato a se stesso non avvertirebbe la necessità di procedere con i follow up: nella mente del paziente l’intervento chirurgico elimina la malattia e il paziente si sente guarito. Ma purtroppo in oncologia non sempre è così. E la continuità assistenziale dov’è? La forza della medicina è basata sulla prevenzione e sui follow up ristretti: sono le uniche armi che al giorno d’oggi ci consentono di controllare la malattia ad alto tasso di recidive. Tutto questo non può che rammaricare, visto l’incrementare progressivo dell’incidenza di suddette patologie.
    Non nascondo infine la speranza di vedere aperte le porte in Puglia anche per lo screening di un altro tumore che è arrivato al terzo posto per incidenza e mortalità ma nel quale la diagnosi precoce ha fatto passi da gigante negli ultimi anni: il tumore del colon-retto.

  8. NegativoAutore: Gianpaolo Santoro. Data: 19 Marzo 2010 - 16:31   

    Credo che lo spot di Palese (che non voterò) sia emblematico di ciò che è stato fatto da Vendola per la sanità. I ticket sono lì, gli ospedali hanno liste d’attesa lunghissime anche per malati gravi, chi può permetterselo foraggia le cliniche private, gli altri hanno sempre più casi di mala-sanità, talvolta non dovuti agli operatori ma alle mancanze delle strutture che dovevano essere riorganizzate e che, invece, sono state saccheggiate dal sistema-Tarantini & Tedesco, “unico che capiva di sanità”.
    Mettere questa pagina tra le cose fatte dal Governo Vendola in Puglia è una ipocrisia come la poesia dei fatti. Magari meno parole in poesia e più pragmatismo non guasterebbero.

  9. PropostaAutore: Rodolfo. Data: 20 Marzo 2010 - 16:47   

    Sono un informatore medico scientifico… da tempo fan di Nichi, volevo solo far presente che in ambito sanitario lavora anche la mia categoria, fatta di Biologi e Farmacisti per la maggior parte… vorrei solo si potesse tener conto di persone che ogni giorno mettono a rischio la loro vita sulla strada per fare un lavoro che spesso è considerato dai così detti “pazienti” solo una perdita di tempo… e vorrei si potesse considerare che la Nostra è stata nel 2009 la “CATEGORIA” CHE HA SUBITO PIU’ LICENZIAMENTI… SENZA ALCUN SCALPORE o interessamento di alcuna istituzione… io insomma vorrei solo si possa restituire dignità a tutti i lavoratori, siano essi in fabbrica o su un’auto ad informare i medici degli ultimi ritrovati! buon lavoro!

  10. PropostaAutore: enzo. Data: 22 Marzo 2010 - 19:50   

    Caro Presidente, volevo sottoporre alla tua attenzione un aspetto tanto importante, quanto mai considerato per la salute della popolazione, in particolar modo, quella anziana, anche se sono ampie le “sacche” di sofferenti “giovani”.
    Sto parlando della richiesta di cure odontoiatriche e delle protesizzazioni dentali, richieste abbastanza pressanti ma che a causa della difficoltà ad utilizzare il servizio pubblico, già di per se scarsamente presente sul territorio ed organizzato in maniera abbastanza “occulta”, fa si che una consistente fetta di bisognosi si rivolga al mercato privato che certo non brilla nè per competenze (spesso, purtoppo), nè per economicità.
    La possibilità di masticare bene il cibo, dovrebbe essere un diritto alla salute garantito.
    Immagina se possibile fare delle convenzioni con i tanti giovani odontoiatri che seppur più bravi (spesso) dei “vecchi” dentisti, soffrono della “sindome del riunito vuoto” e con i tanti odontotecnici onesti (che non fanno i dentisti abusivi, come certe notizie potrebbero far credere) e che sarebbero ben contenti di poter fare felice una persona che non può, da anni, assoporare sotto i denti, una succulenta pietanza.

  11. PropostaAutore: Luigi Boccaccio. Data: 22 Marzo 2010 - 23:39   

    Al fine di ridurre i costi della sanità, occorre investire molto in prevenzione, promuovendo stili di vita appropriati.

    Ridurre i consumi di carne e prodotti di origine animale, favorire frutta e verdura di stagione. Scoraggiare il consumo di alcohol. Promuovere il consumo di prodotti da agricoltura biologica, cominciando da tutte le mense pubbliche (ospedali, scuole, carceri etc).

    Incentivare l’uso della bicicletta e mettere in atto tutti i deterrenti possibili verso l’uso di mezzi a motore privati.

  12. NegativoAutore: guido. Data: 24 Marzo 2010 - 17:34   

    La qualità dell’assistenza sanitaria in Puglia passa anche attraverso la diagnostica. A tutt’oggi, questo settore rappresenta il tallone d’Achille della sanità pugliese. Alle liste d’attesa già lunghe si aggiunge, in alcuni casi, personale medico e paramedico non a livelli di qualità professionale eccezionali. Vorrei però segnalare come punto di criticità l’ospedale di Casarano (Lecce), dove una RSM o un’ecografia richiesta oggi è prenotata per fini settembre/inizi di ottobre. E’ su questo settore che bisogna investire, anche a costo di chiudere reparti doppioni in ospedali vicini (v. Gallipoli e Casarano), ovviamente salvaguardando reparti per malattie croniche (dialisi, ecc.)

  13. PropostaAutore: daniela alemanno. Data: 24 Marzo 2010 - 22:34   

    Sono una farmacista ospedaliera e per questo ogni giorno firmo ordini per i presidi medico-chirurgici del mio ospedale. Tra questi le famigerate protesi ortopediche. Solo con decisioni coraggiose si possono iniziare a fare le gare per tutte le protesi e abolire gli scellerati listini. Questo, Presidente Vendola è il momento di agire. Avrai altri cinque anni per sistemare la nostra sanità, per dare una scossa a questo nostro sistema statico, orbo perché guarda solo quello che ha vicino. Tu che hai la “forza”, “il coraggio”, “il carisma” puoi recuperare da una amministrazione corretta tanto denaro da riutilizzare per ridurre per esempio le liste d’attesa. Ci sono tante brave persone che lavorano negli ospedali.Trovale presidente e in bocca al lupo.

  14. PropostaAutore: Adelino Martella. Data: 27 Marzo 2010 - 19:09   

    Egregio On. Vendola,
    Sono genitore di una bambina disabile e con la mia famiglia lotto tutti i giorni per vedere riconosciuti i diritti di mia figlia e per non vedere calpestata la sua dignità ed il suo diritto alla cura ed a godersi la vita.
    Colgo l’occasione di questo forum per invitarla a prendere in esame la possibilità di estendere la copertura sanitaria alle cure di idrokinesiterapia, in aggiunta alle copertura sanitaria che già la Regione offre, con la possibilità di poterne usufruire in strutture diverse da quelle dove generalmente i nostri piccoli fanno riabilitazione per ovvie ed evidenti esigenze strutturali (piscine terapeutiche).
    Sono a conoscenza che la ASL di Lecce ha provveduto a fare dei corsi di formazione a 15 dei propri terapisti per abilitarli all’attività in acqua e che si avvia a stipulare delle convenzioni con delle piscine sparse per la provincia al fine di rendere fruibile questo servizio, ma sento l’obbligo di far presente le necessità dei nostri bambini per evitare che lo sforzo che state facendo non sia uno sforzo solo mediatico ed inutile ai fini riabilitativi e con spreco di ingenti risorse pubbliche.
    Nella realtà il problema non è tanto professionale (non posso al momento valutare la professionalità degli operatori abilitati), ma è STRUTTURALE.
    Con tale affermazione intendo dire che i bambini che non riescono a camminare possono riuscirvi in acqua o comunque cominciare la riabilitazione in questo elemento che gli permette di ridurre o annullare la forza di gravità, di conseguenza di ridurre il peso da sopportare e quindi di riuscire ad avere la percezione dello stare in piedi e dell’equilibrio, cosa che fuori dall’acqua sarebbe impossibile e potrebbe causare gravi problemi alla spalla ed alle articolazioni. Inoltre è limitato il senso del vuoto essendo contenuti nel liquido, quindi possono cominciare a capire come recuperare la posizione di equilibrio con più facilità rispetto al normale ambiente di vita, la stessa cosa vale per gli esercizi da seduto; per non parlare poi delle migliorie relative alla tonicità muscolare visto lo sforzo che bisogna fare per muoversi in acqua.
    La cosa importante è che prima di tutto occorre un operatore per ogni bambino, infatti non possono mai essere lasciati soli non essendo autonomi e per un corretto utilizzo del tempo messo a disposizione per la terapia, ma COSA IMPORTANTISSIMA OCCORRE CHE LA PISCINA POSSA ESSERE IMPOSTATA SU LIVELLI DIVERSI DI ACQUA TRAMITE UNA PEDANA MOBILE GRANDE QUANTO LA VASCA CHE LA CONTIENE E CHE SI ALZI E SI ABBASSI IN BASE ALLE ESIGENZE TERAPEUTICHE, e di conseguenza solo uno alla volta possono usufruire della piscina.
    Questo elemento strutturale è fondamentale per i bambini disabili, infatti le altezze dei bambini sono variabili e quindi se l’acqua deve raggiungere le spalle di un bimbo in piedi il livello sarà diverso se si tratta di un bimbo piccolo alto 80cm o di uno più grande alto 1,50m; per non parlare poi di esercizi che si devono fare con appena 5-10cm di acqua.
    Chi le scrive ha girato diverse piscine e centri convenzionati (non per idrokinesiterapia ovviamente), che offrivano tale servizio riabilitativo, ma alla fine, per quanto enunciato con la presente, in provincia di lecce esiste solo un centro che ha la capacità strutturale per offrire un servizio idoneo ai bambini con disabilità motorie.
    Quello che voglio far presente è che le buone intenzioni dimostrate rischiano di fare il famoso buco nell’acqua riconoscendo un diritto ai nostri figli che non potrà essere fruito per i problemi sovraesposti, costringendoci a pagare in toto le cure per i nostri piccoli che si vedrebbero, come sempre, privati del loro diritto alla cura, del loro diritto alla vita e della loro dignità.
    Chi scrive è disposto ad incontrala e ad esporre la problematica direttamente a lei e qualora lo ritenga necessario è disponibile ad accompagnarla per farle toccare con mano le reali necessità riabilitative e strutturali relativamente all’idrokinesiterapia.
    Spero tanto che questa lettera/proposta le giunga personalmente e non sia solo la solita propaganda elettorale che vedrà solo una misera risposta automatica sulla mia mail, qualora avesse realmente a cuore il problema sono disposto a darle tutti i miei recapiti ed ad aiutarla per dimostrare che anche in Puglia, nel sud Italia, c’è la sanità che funziona ed esiste il rispetto per i più deboli.

  15. PositivoAutore: Adelino Martella. Data: 27 Marzo 2010 - 19:10   

    Egregio On. Vendola,
    Sono genitore di una bambina disabile e con la mia famiglia lotto tutti i giorni per vedere riconosciuti i diritti di mia figlia e per non vedere calpestata la sua dignità ed il suo diritto alla cura ed a godersi la vita.
    Colgo l’occasione di questo forum per invitarla a prendere in esame la possibilità di estendere la copertura sanitaria alle cure di idrokinesiterapia, in aggiunta alle copertura sanitaria che già la Regione offre, con la possibilità di poterne usufruire in strutture diverse da quelle dove generalmente i nostri piccoli fanno riabilitazione per ovvie ed evidenti esigenze strutturali (piscine terapeutiche).
    Sono a conoscenza che la ASL di Lecce ha provveduto a fare dei corsi di formazione a 15 dei propri terapisti per abilitarli all’attività in acqua e che si avvia a stipulare delle convenzioni con delle piscine sparse per la provincia al fine di rendere fruibile questo servizio, ma sento l’obbligo di far presente le necessità dei nostri bambini per evitare che lo sforzo che state facendo non sia uno sforzo solo mediatico ed inutile ai fini riabilitativi e con spreco di ingenti risorse pubbliche.
    Nella realtà il problema non è tanto professionale (non posso al momento valutare la professionalità degli operatori abilitati), ma è STRUTTURALE.
    Con tale affermazione intendo dire che i bambini che non riescono a camminare possono riuscirvi in acqua o comunque cominciare la riabilitazione in questo elemento che gli permette di ridurre o annullare la forza di gravità, di conseguenza di ridurre il peso da sopportare e quindi di riuscire ad avere la percezione dello stare in piedi e dell’equilibrio, cosa che fuori dall’acqua sarebbe impossibile e potrebbe causare gravi problemi alla spalla ed alle articolazioni. Inoltre è limitato il senso del vuoto essendo contenuti nel liquido, quindi possono cominciare a capire come recuperare la posizione di equilibrio con più facilità rispetto al normale ambiente di vita, la stessa cosa vale per gli esercizi da seduto; per non parlare poi delle migliorie relative alla tonicità muscolare visto lo sforzo che bisogna fare per muoversi in acqua.
    La cosa importante è che prima di tutto occorre un operatore per ogni bambino, infatti non possono mai essere lasciati soli non essendo autonomi e per un corretto utilizzo del tempo messo a disposizione per la terapia, ma COSA IMPORTANTISSIMA OCCORRE CHE LA PISCINA POSSA ESSERE IMPOSTATA SU LIVELLI DIVERSI DI ACQUA TRAMITE UNA PEDANA MOBILE GRANDE QUANTO LA VASCA CHE LA CONTIENE E CHE SI ALZI E SI ABBASSI IN BASE ALLE ESIGENZE TERAPEUTICHE, e di conseguenza solo uno alla volta possono usufruire della piscina.
    Questo elemento strutturale è fondamentale per i bambini disabili, infatti le altezze dei bambini sono variabili e quindi se l’acqua deve raggiungere le spalle di un bimbo in piedi il livello sarà diverso se si tratta di un bimbo piccolo alto 80cm o di uno più grande alto 1,50m; per non parlare poi di esercizi che si devono fare con appena 5-10cm di acqua.
    Chi le scrive a girato diverse piscine e centri convenzionati (non per idrokinesiterapia ovviamente), che offrivano tale servizio riabilitativo, ma alla fine, per quanto enunciato con la presente, in provincia di lecce esiste solo un centro che ha la capacità strutturale per offrire un servizio idoneo ai bambini co disabilità motorie.
    Quello che voglio far presente è che le buone intenzioni dimostrate rischiano di fare il famoso buco nell’acqua riconoscendo un diritto ai nostri figli che non potrà essere fruito per i problemi sovraesposti, costringendoci a pagare in toto le cure per i nostri piccoli che si vedrebbero, come sempre, privati del loro diritto alla cura, del loro diritto alla vita e della loro dignità.
    Chi scrive è disposto ad incontrala e ad esporre la problematica direttamente a lei e qualora lo ritenga necessario è disponibile ad accompagnarla per farle toccare con mano le reali necessità riabilitative e strutturali relativamente all’idrokinesiterapia.
    Spero tanto che questa lettera/proposta le giunga personalmente e non sia solo la solita propaganda elettorale che vedrà solo una misera risposta automatica sulla mia mail, qualora avesse realmente a cuore il problema sono disposto a darle tutti i miei recapiti ed ad aiutarla per dimostrare che anche in Puglia, nel sud Italia, c’è la sanità che funziona ed esiste il rispetto per i più deboli.

  16. PositivoAutore: CCSVI. Data: 30 Marzo 2010 - 0:15   

    NICHI NON TI DIMENTICARE DEI MALATI DI SCLEROSI MULTIPLA

    CCSVI NELLA SCLEROSI MULTIPLA LA SCOPERTA DEL SECOLO. UNA SCOPERTA TUTTA ITALIANA.

  17. PropostaAutore: Alessandro. Data: 30 Marzo 2010 - 15:30   

    Preferirei che si pagasse qualcosina in più pur di ottenere un servizio ospedaliero di prim’ordine. Siamo lontanissimi dall’eccellenza degli ospedali del Nord.
    Non è solo una questione di strutture; in molti casi sono i medici ad essere poco versatili e competenti, sono sempre di più i casi dove per curarsi è necessario andare al Nord oppure “come nel mio caso” viaggiare per centinaia di chilometri alla ricerca di uno Gnatologo (chirurgo maxillo-facciale) che ne sappia realmente qualcosa.

  18. PositivoAutore: Luigi. Data: 31 Marzo 2010 - 14:15   

    Caro Nichi (mi esprimo così perchè ti sento così vicino da permettermi di abbandonare per un attimo il linguaggio angusto della politica e delle formalità),

    Io sono un laureato in filosofia e laureando in psicologia. Nella formazione psicologico-clinica si fa spesso presente agli studenti e ai neolaureati il fatto triste del disinvestimento politico-sociale nella cultura psicologica di prevenzione e di cura. Un esempio tutto italiano potrebbe essere rappresentato dalla scarsa risonanza pratica e applicativa della legge 180. Dov’è la tanto auspicata assistenza territoriale, capillare, quale era stata concepita dal genio di Basaglia? Come hai sempre sottolineato tu con estrema lucidità, il disagio avanza, i legami sociali si sfaldano facendo emergere sempre nuove configurazioni psicopatologiche che ben rispecchiano la qualità dei nostri legami. Cosa si può fare? In Inghilterra lo hanno capito da un pezzo: per abbattere le spese a lungo termine determinate dall’abuso di farmaci psicoattivi e dai numerosi ricoveri (basti pensare a chi vive per la prima volta un attacco di panico) hanno deciso di rafforzare le cure psicoterapiche. La psicoterapia costa, certo. Ma a lungo andare produce un risparmio considerevole e, soprattutto, una minore possibilità di ricaduta (come dimostrato da importanti studi di follow up che detronizzano definitivamente il farmaco come cura elettiva delle nevrosi o comunque dei disagi psichici che tutti siamo portati, in misure differenti, ad affrontare). Insomma, volevo solo portare all’attenzione la nostra arretratezza rispetto a questioni di vitale importanza. Ovviamente, solo chi vive in prima persona la sofferenza psichica è in grado di dire in quale condizione versiamo e forse, di fronte al galoppare incessante dell’industria farmaceutica che insegue gli umori di un mondo drogato, dovremmo proporre un’alternativa culturale e pratica. La Puglia potrebbe essere il punto di partenza anche per questo genere di problematiche, troppo spesso obliate.

    Grazie Presidente. Ci hai dato speranza.

    Luigi

  19. PropostaAutore: Nicola Morelli. Data: 14 Aprile 2010 - 7:25   

    Vorrei spingere l’attenzione verso un approccio alla sanitá che mi sembra promettere bene e che si sta sperimentando in alcuni paesi del Nord.
    L’approccio riguarda soprattutto le malattie “sociali” (diabete, malattie cardiovascolari causate da determinati stili di vita, obesitá, etc). In queste malattie la migliore prevenzione é quella di istruire ed attivare i pazienti, in modo che loro stessi sappiano cosa fare. è un approccio orizzontale, in cui i medici intervengono per le questioni prettamente mediche, che per la veritá sono abbastanza rare (i diabetici spesso non si riconoscono nemmeno come “malati” e hanno uno stile di vita piú sano delle persone normali), mentre la “cura”, ossia la distribuzione di informazioni importanti per migliorare gli stili di vita, spetta agli individui.
    Un approccio del genere si fonda molto su sistemi sociali di aggregazione (in UK sono stati definiti “active mobs”), in cui i cittadini stessi organizzano le loro attivitá. GLi active mobs, per esempio, si riuniscono periodicamente per fare jogging insieme o alcuni dei partecipanti si mettono daccordo per portare fuori il cane alla stessa ora, in modo che fare una passeggiata sia piú gradevole, e quindi l’attivitá fisica diventi piú frequente.
    Queste attivitá sono generalmente basate sulla partecipazione spontantea, ma vanno stimolate e, in qualche caso, progettate in modo da facilitare e supportare la partecipazione. Ma costa molto meno progettare tutto questo che curare i casi di diabete, infarto e obesitá quando la prevenzione non si é fatta.

  20. PropostaAutore: Elisabetta. Data: 31 Maggio 2010 - 11:41   

    Salve a tutti
    sono una ragazza di Lucera che ha da poco perduto il papà malato di cancro, durante l’ultimo periodo ho vissuto sulla mia pelle, e ancor peggio su quella di mio padre, la sensazione- che era poi una verità atroce -di abbandono, quasi che una paziente con le metastasi fosse un impaccio per le coscienze piuttosto che un essere da aiutare nella fase più acuta e atroce della sua vita.

    Propongo

    prima ancora di intervenire concretamente con strutture che possano prendersi cura di tali malati di intensificare la rete informativa dei centri presenti sul territorio che offrono un servizio capillare e su misura reperibile nei centri di prima accoglienza come sale di attesa di oncologia, radioterapia, ospedali in genere, farmacie, asl,ecc

    e poi ancora sollevo il problema delle medicine, pagate e non dal sistema nazionale che restano inutilizzate in seguito ad un decesso per le quali non è previsto un recupero ad opera dell’ospedale o di un eventuale centro.


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