Avevo un sogno bello a 18 anni, quello che la politica potesse aprirmi le finestre di casa per farmi conoscere il mondo, per farmi imparare le cose del mondo, per farmi abbracciare il mondo. Poi un giorno di novembre del 1977 quel sogno si è macchiato: Benedetto Petrone, un ragazzo come me, un compagno di 18 anni, veniva accoltellato a morte da una squadra di militanti fascisti. La sua utopia era difendere Bari vecchia da operazioni di speculazione urbana, dall’idea che i residenti dovessero essere deportati nelle nuove periferie, perché il borgo antico potesse diventare una cartolina illustrata e un salotto buono per la Bari bene. Per la mia generazione l’omicidio di Benedetto fu un’immensa tragedia ma la nostra rabbia si trasformò non in violenza cieca ma in impegno politico. La mia generazione pianse Benedetto ma scelse di coltivare il ricordo, la memoria, e di vivere la politica come una partita della vita contro la morte. Domani, a Bari, lo ricorderemo: alle 11,30 verrà scoperta la nuova targa viaria nel tratto di strada compreso tra Largo Chiurlia e Corso Vittorio Emanuele. In serata alle 19 in Piazza Ferrarese interverrò insieme a sua sorella, Porzia Petrone. Seguirà la musica dal vivo con 99 Posse, Claudio Lolli, Rosapaeda, Radicanto, Suoni Mudù, Zona 45 (Pooglia Tribe), Mon Reve e Massimo Comune Multiplo.
Spero di incontrare tante e tanti che allora come oggi, coltivando ostinatamente le proprie utopie, si danno con passione uno splendido appuntamento col futuro.


