Vi proponiamo alcuni stralci di un’intervista a Nichi pubblicata oggi sul network internet www.globalist.it, dedicata ai temi dell’informazione.
Gia’, siamo clouding, e’ tutto sopra le nostre teste. Per questo ha scelto di fare informazione politica esclusivamente online?
“La scelta di vivere la comunita’ nella dimensione Rete e’ nata in campagna elettorale, soprattutto perche’ li dentro, in quella giungla di segni e messaggi, si possono capire tante cose, ci si puo’ confrontare con nuovi linguaggi giovanili, si puo’ capire tanto di cio’ che sfugge all’inchiostro della carta stampata. Ma non ho scelto l’online rispetto al cartaceo solo per questo: semplicemente non ce lo siamo potuti permettere. Se ci fossero disponibilita’ lo farei, per una ragione semplice: un giornale si fa in una redazione, dove si cresce, si discute, si impara a fare un lavoro, dove c’e’ una comunità di lavoro. E’ un impegno alto per chi vuole fare politica. Non penso ad uno strumento di propagamda, ma a uno strumento di crescita e di orientamento”.
Però cambia l’informazione, cambiano i giornalisti. Sempre più precari, dunque ricattabili, dunque meno liberi.
“La precarizzazione del lavoro e’ un delitto. Nel caso dell’informazione e’ un doppio delitto. Se nella parte che interessa tutti i giovani precari ci sono gli elementi comuni della paura, della solitudine, della ricattabilita’, quel vivere il futuro non come promessa ma come minaccia, per chi lavora nel campo dell’informazione e’ un delitto supplementare perche’ e’ attentato alla liberta’. Perche’ nel lavoro di chi e’ nel sistema informativo si determina un prodotto che ha a che fare con la liberta’ di tutti”.
Il dato di oggi e’ che la sinistra rischia di rimanere senza piu’ strumenti di crescita e di orientamento, travolta dal libero mercato, ingrigita ed impigrita, balbettante sul fronte analitico.
“I giornali della sinistra sono da un lato barricati nei loro fortini, dall’altro combattono orgogliosamente tra testate importanti e significative per la cultura generale del paese. Penso a il Manifesto. Un Paese che perdesse il Manifesto e’ un paese inimmaginabile. E’ come se fosse normale non avere ogni giorno quella spina nel fianco, quella raccolta di pensieri critici”.
Scricchiola il mondo dell’editoria di sinistra. L’Associazone Altramente (www.altramente.info) ha organizzato qualche settimana fa un seminario dedicato a questo: “Sinistra senza informazione”. Per arrivare ad un dunque. Dunque che si fa, che cosa serve, che cosa vogliamo fare, come vogliamo utilizzare gli strumenti dell’informazione.
“Domandiamoci come prima cosa: e’ possibile che l’informazione sul nostro mondo, sul degrado dell’universo, dell’ambiente, e’ possibile che la debba dare il Papa? Che l’informazione legata al collasso economico la debbano dare ad esempio il Financial Times o il Sole 24ore? E che li’ si trovi magari un pensiero radicale, il punto di vista di un Krugman , che galleggia tra i fogli e fa parte della capacità di essere pluralisti di questi giornali? Il punto non e’ l’informazione, il punto e’ la sinistra. Non c’è una visione critica. Non c’e’ piu’ la politica come noi abbiamo il dovere di immaginare e cioe’ come un codice di autoeducazione. La politica e’ educazione alla complessità, alla ricerca di punti di equilibrio, di avanzamento, di mediazione. Se salta questo si salta nel populismo”.
Un’afonia esasperante. Nel mare delle notizie e delle analisi e dei commenti, alla fine provi autentico smarrimento. Ma gli anni de L’Unita’ da “un milione” di copie non torneranno. Per fortuna e purtroppo.
“Paradossalmente in un partito che praticava le censure, il centralismo democratico, come era il Pci, si era determinata la costruzione di una rete di produzione di informazione che e’ stata la fabbrica di una delle piu’ grandi scuole di giornalismo in Italia. Unita’ e Rinascita sono stati due luoghi straordinari di crescita, di professionalità, di pensiero. Ma questo si puo’ fare se la politica viene vista come contesa. Se la politica, al contrario, e’ globalmente la guardiana delle politiche dei poteri forti, nella selva di informazioni ti smarrisci. Il problema non e’ l’informazione ma come tu ti collochi di fronte all’informazione, quale e’ il telescopio con cui guardi il cielo dell’informazione. Questo e’ il cuore del nostro smarrimento.”
Antonella Marrone
L’intervista completa su http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=8055&typeb=0&Vendola-giornalismo-e-politica-devono-saper-volare


