Questa mattina ho firmato il Protocollo d’intesa con il Provveditore dell’Amministrazione Penitenziaria per la Puglia Giuseppe Martone e il Direttore del Centro Giustizia Minorile per la Puglia Francesca Perrini per definire forme di collaborazione tra i diversi livelli istituzionali e per garantire la tutela della salute e il recupero dei detenuti e assicurare loro l’assistenza sanitaria.
Cosa significa 70 mila detenuti in Puglia? Significa che noi siamo in aperta violazione della Costituzione e dei diritti umani: le galere pugliesi sono, da questo punto di vista, in perfetta sintonia con questo disastro. In tutte le nostre carceri abbiamo circa il doppio della popolazione che dovrebbe lì risiedervi. Contemporaneamente, a fronte di questo dato che descrive l’inaudita gravità della condizione carceraria e dentro il processo di trasferimento delle funzioni sanitarie dalla vecchia medicina penitenziaria alle Asl, vi è il dimagrimento sostanzioso delle dotazioni finanziarie. E ancora contemporaneamente, come un imperativo morale dell’epoca nostra, ci sono i tagli alla spesa sociale. Questo combinato disposto dell’austerità coatta e della condizione di sovraffollamento potrebbe produrre storie di cui vergognarsi per svariati secoli.
Un contesto dunque non facile, che lascia prevedere, così, una tendenza naturale a non occuparsi più degli ultimi.
Pur mettendo in piedi modelli evoluti di relazioni tra diverse Amministrazioni dello Stato per mettere al centro i diritti dei detenuti, come quello contenuto nel Protocollo d’Intesa che abbiamo firmato oggi, rischiamo di scivolare, giorno dopo giorno, in una condizione di assoluta drammaticità. Oggi siamo seduti su una polveriera. Settantamila detenuti sono un dato assolutamente inedito nella storia nazionale.


