Esprimo il mio sostegno e la mia solidarietà ai lavoratori del mondo del Cinema che hanno occupato la Casa del Cinema a Roma e che in queste ore stanno protestando contro lo smantellamento di una delle più grandi industrie del paese, con i suoi 300.000 lavoratori. Il disegno del governo Berlusconi, portato a compimento dal suo braccio armato Tremonti e dai suoi assistenti Bondi e Gelmini, è quello di annullare tutte le forme di cultura di qualità in Italia. E dopo la ricerca, la scuola e l’università, è la volta dell’industria del cinema e della fiction. I tagli indiscriminati al Fondo Unico per lo Spettacolo e il mancato rifinanziamento delle misure di tax credit e di tax shelter, ovvero una forma di agevolazione fiscale per chi produce cinema e cultura, stanno mettendo in ginocchio un settore fondamentale per lo sviluppo del paese e stanno affamando centinaia di migliaia di lavoratori e le loro famiglie.
E d’altra parte erano stati chiari i messaggi di noti esponenti del governo, nei mesi scorsi. Brunetta aveva parlato di “culturame” riferendosi al cinema italiano; da ultimo il ministro Tremonti aveva tuonato “fatevi un panino con Dante Alighieri”, incalzato dalle domande circa i tagli all’Università.
Sono passati dalle parole ai fatti.
Questo governo ritiene che l’investimento in cultura sia non redditizio, un po’ superfluo e parassitario; mentre investire nella cultura e nel cinema è uno degli strumenti più potenti e immediati per contribuire allo sviluppo del paese e uscire prima e meglio dalla crisi. Un popolo senza cultura è un popolo non libero, imbarbarito, privo di consapevolezza.
E allora è necessario ascoltare le richieste dei lavoratori del cinema: è urgente rifinanziare il Fondo per lo Spettacolo, come è urgente garantire la disciplina della tax credit. Inoltre è indispensabile rompere il duopolio televisivo Rai-Mediaset che strangola autori, produttori e maestranze, assorbendo la maggior parte dei ricavi commerciali e pubblicitari delle produzioni, lasciando i lavoratori in balia delle dinamiche di mercato.
Per tutti questi motivi è doveroso rilanciare le attività cinematografiche e culturali nel nostro paese; per tutti questi motivi sono convinto che la protesta dei lavoratori del cinema sia sacrosanta e abbia a che fare con il futuro e la difesa dell’Italia migliore.


