Stamattina sono scesi in piazza 300 mila studenti medi e universitari in tutte le piazze italiane, accompagnati dallo sciopero dei lavoratori della conoscenza. Studenti e lavoratori insieme nella mobilitazione, da mesi, per rivendicare il diritto a una istruzione pubblica e di qualità; per rivendicare la possibilità di un futuro senza precarietà, con al centro la ricerca e la formazione.
La manifestazione di oggi è la risposta popolare a quello che accadrà giovedì prossimo. Il 14 ottobre infatti, approda in votazione alla Camera il DdL Gelmini sull’Università: avrebbe potuto essere una data importante per il sistema della ricerca e dell’istruzione pubbliche in Italia. Sarà sicuramente un disastro.
Quella che era stata presentata con grande enfasi come una riforma epocale si è risolta in una contrattazione al vertice che si spaccia per processo riformatore antibaronale. L’imponente mobilitazione dei ricercatori e delle ricercatrici sta squarciando in queste ore il velo di retorica di cui si è ammantata la propaganda di regime. E sta svelando limpidamente i limiti strutturali di questo provvedimento legislativo. L’intero percorso del DdL non ha mai contemplato, pur sbandierandolo, un confronto reale e autenticamente democratico, con tutte le componenti del sistema universitario (studenti, ricercatori, precari della ricerca,tecnico-amministrativi), perché lo smantellamento di quel sistema doveva essere deciso solo da coloro che potevano trarne vantaggio.
La maggioranza sembra recepire ora, in extremis, e solo spinta dall’urgenza delle proteste, qualche input che viene dalla base in mobilitazione, e baratta con qualche concessione corporativa la spinta più autenticamente innovatrice che viene da quel movimento.
Quello che i ricercatori e le ricercatrici suggeriscono, insieme ad altri soggetti che si rivoltano contro l’annichilimento dell’Università pubblica, è un ripensamento complessivo della struttura rigidamente gerarchizzata e verticistica che da sempre caratterizza l’Università; quello che immaginano per il loro e per il nostro futuro è un’idea di Università come comunità di studiosi e di studiose con pari dignità e diritti, che abbia al centro gli studenti, e che sia il perno di processi di innovazione democratici e laici ugualmente eccellenti su tutto il territorio del paese, mentre la riforma in discussione ne fa un’ulteriore leva per la divisione dell’Italia tra nord e sud.
Ai deputati dell’opposizione resta l’opportunità di non lasciar cadere nel nulla l’impegno generoso di questa mobilitazione, e mi auguro che di questo settore così importante non si faccia in Parlamento merce di scambio per tornaconti elettorali. E’ in gioco il futuro del nostro paese.


