Al G8 di Genova nacque un fenomeno politico e culturale che è stato il più grande esempio di libertà e di intelligenza critica degli ultimi anni. Una scintilla di cui appena ora si comincia a capire il valore. Basti pensare a come sono stati vinti i referendum. Il movimento no-global venne in Liguria non solo a manifestare, ma a discutere e a proporre. Intuì l’attuale crisi economica della globalizzazione cattiva, quella che antepone il profitto dei pochi al bene comune. E la battaglia dell’acqua come bene pubblico, proprio a Genova, mostrò per la prima volta in forme potenti la critica al berlusconismo, intesa non come stizzosa polemica antipremier, ma come lotta contro la sua egemonia culturale.
Poi ci sono il lutto, il dolore e quel frammento di fascismo rappresentati dalla Diaz e da Bolzaneto. Due luoghi dove vennero sospesi i diritti e in cui la peggior destra italiana e le pulsioni d’ordine degli apparati repressivi hanno dato vita a quella che fu giustamente definita una macelleria messicana. Il fatto che, nonostante condanne e sentenze, dallo Stato non siano venute mai parole di scusa è uno scandalo nello scandalo. Su questo vergognoso silenzio ho apprezzato le parole del procuratore generale di Genova. Ci fu uno strappo alle regole della nostra civiltà democratica e oggi c’è una tenace volontà di rimozione.
Giuliani fu la vittima di una clamorosa e preordinata volontà di trascinare e soffocare nel sangue un intero movimento che chiedeva una globalizzazione dal basso, rovesciando la dittatura del Pil. A questa inedita e strepitosa offerta politica si rispose con la Zona Rossa, chiudendo non solo metaforicamente la saracinesca. Si cercò di stringere in una morsa di violenza un’enorme novità politica e l’uccisione di Giuliani rappresenta questo tentativo.


