La manovra finanziaria priva la Puglia di 369 milioni di euro, condannando i governatori ad essere curatori fallimentari delle proprie Regioni. La manovra si regge sui trasferimenti al sistema delle autonomie locali dal momento che, sulla spesa statale, il taglio, compresa la scure sul pubblico impiego, si ferma all’1,22 per cento. E’ una manovra che prefigura una tragedia per i ceti medi e popolari in particolare.
Per comprendere la portata della manovra valga l’esempio del trasporto pubblico locale, quello che finanzia i contratti di servizio con le Ferrovie dello Stato e le ferrovie cosiddette “concesse”, a cui mancheranno 214 milioni di euro. Tra viabilità e opere pubbliche andranno in fumo quasi 35 milioni. Il sistema degli incentivi alle imprese dovrà fare a meno di 46 milioni, l’agricoltura di 27. È di 45 milioni di euro invece il taglio per l’edilizia residenziale pubblica, mentre il fondo per l’occupazione sarà privato di 3 milioni e al sostegno per gli invalidi civili mancherà un milione di euro. Stiamo velocemente scivolando in un buco nero, dentro una condizione di macelleria sociale che è incredibile venga occultata. Enti locali e Regioni non avranno più risorse per mettere in campo alcuna politica sociale. In Puglia gli statali rappresentano più del 20% della forza lavoro. Il congelamento del loro reddito significa meno consumi, la rateizzazione del Tfr significa che non sarà più possibile, a tutti coloro che lo avevano previsto, poter regalare il gruzzolo ai propri figli per comperare una casa e quindi per mettere in circolazione denaro per aprire cantieri. Sarà la più feroce delle decrescite.


