I tagli alla cultura e all’istruzione traducono in pratica un’idea molto ostentata dal governo Berlusconi: quella della “cultura che non si mangia” e della scuola pubblica che indottrina. Noi non possiamo accettare i tagli alla cultura messi in atto dal governo, perché minacciano la libertà e l’autonomia delle persone, negano dignità e futuro alle cittadine e ai cittadini italiani, evocano un modello economico e sociale non sostenibile, segnano un destino di declino economico e sociale per l’Italia,contrastano il senso e la lettera dell’art.9 della Costituzione.
Soprattutto non possiamo accettare i tagli alla cultura messi in atto dal governo, perché l’Italia ci rimette, perché si perde più di quello che si risparmia.
L’Italia detiene il 52% dei beni culturali mondiali e dedica l’0,20 per cento del Pil alle politiche culturali. E’ in gioco il nostro futuro, la qualità della democrazia e il percorso di vita, creativo, professionale di persone in carne ed ossa; persone che concorrono a plasmare l’universo simbolico nel quale ci muoviamo ogni giorno e sono, quindi, strumento per la creazione di identità e memoria collettiva. Invece dei tagli andrebbero fatte riforme strutturali, a cominciare dal Fondo unico per lo spettacolo, e aumentati gli investimenti in questo settore.
Non si può tacere della devastazione del messaggio di un governo che sceglie di privare i suoi cittadini degli strumenti di autonomia e libertà e non riconosce al settore nemmeno il diritto a un Ministro nel pieno delle sue funzioni.
In questi giorni l’indignazione collettiva cresce. Per questo le donne e gli uomini di Sinistra Ecologia Libertà sono con le lavoratrici e i lavoratori del settore che rischiano il posto di lavoro. Sono con le Associazioni di impresa, le tante in prima fila nella difesa della dignità della produzione culturale. Sono a fianco delle Organizzazioni sindacali che si mobiliteranno il 25 marzo. Sono a fianco delle cittadine e dei cittadini che rivendicano il diritto alla cultura come diritto di cittadinanza.


