Le ronde degli anni 30 parlavano una lingua molto simile alle ronde di oggi. La caccia all’ebreo, allo zingaro, al diverso. Il potere, oggi come ieri, è figlio di un’antropologia per bianchi normodotati e si sente in diritto di criminalizzare la diversità.
La memoria, quindi, non può più essere un giorno, o lo sterile esercizio cerebrale; deve essere piuttosto una sorta di culto delle diversità, perché anche oggi, nei campi di Rosarno, nel Mare Mediterraneo, o in una qualsiasi via del centro delle nostre città si riproducono i segni del male e della sua banalizzazione.


