nichivendola - 2013

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Articolo: La mia scommessa

Autore: redazione

Intervista a Nichi da America Oggi del 12 febbraio 2010. Di Paola Milli.
Nichi Vendola, la gente corre a sentirlo, ad interrogarlo un po’ ovunque nelle piazze d’Italia, nei luoghi pubblici dove è invitato spesso a tradurre in parole la prassi politica della sua esperienza di Governatore della Puglia, e non è cosa agevole, nonostante l’eloquio sia indiscutibile, perché lui è nemico della retorica, dell’apologia di se stessi che sbiadisce la verità e oscura la forza vera dei cambiamenti introdotti.

“Noi siamo tutti, tutta la variegata componente di forze politiche volte a sinistra, la sinistra che verrà e tutti siamo la confusa ambizione di ricostruire una speranza a sinistra, ma ognuno di noi è anche lo specchio della crisi della sinistra. Dobbiamo avvertire la necessità di metterci  in relazione, nessuno di noi è sufficiente, nessuno di noi ha la chiave per aprire la porta del futuro della sinistra, cioè del futuro dell’Italia civile, delle giovani generazioni, dobbiamo fare un lavoro di lunga lena, non possiamo immaginare di  andare in maniera pasticciata alla ricerca del buon raccolto, questo non è il tempo ancora del raccolto, questo è il tempo della buona semina”.

E’ così che saluta il popolo della sinistra che lo ha premiato con un tripudio di voti “trasversali” nella sua Puglia, dopo una sofferta campagna per le primarie che qualcuno avrebbe volentieri cancellato  imbastendo “grandi alleanze per il sud.”

La gestione dell’acqua in Puglia è un nodo cruciale, e il suo approccio è stato davvero un tentativo di riformismo radicale, ne conviene?

Ventimila km di rete in un territorio che non ha acqua, questo è stato costruire l’acquedotto, la Puglia compra l’acqua dalla Basilicata, dall’Abruzzo, dal Molise. Noi riteniamo una violazione grave la privatizzazione dell’acqua che dove è stata attuata, ad Arezzo, a Latina ha avuto un esito disastroso perché privatizzazione significa peggioramento dei servizi e innalzamento delle tariffe. La municipalità di Parigi ha ripristinato il servizio pubblico, dopo aver sperimentato la gestione privata dei servizi idrici. L’acqua non è una merce, integra il diritto alla vita.

Come affronterà questa campagna elettorale?

Con l’intima condivisione dell’agonia di Gesù nei quarantacinque giorni al Getsemani, il Presidente del Consiglio è particolarmente interessato alla vicenda pugliese, anche per lui è “un laboratorio,”avremo una battaglia notevole, con concentrazione di mezzi pubblicitari. La mia scommessa è quella di raccontare un altro sud, che il sud non è tutto gomorra, ma per essere credibili bisogna guardare anche alle proprie ombre, le contraddizioni interne al centrosinistra ci sono, è innegabile, bisogna, tuttavia, fare i conti con il nemico interno che abita dentro di noi. Non devo raccontare un libro dei sogni, “il problema non è essere credente, ma credibile”, ho citato una frase del giudice Rosario Livatino, ucciso dalla mafia siciliana nel settembre del ‘90, una persona che non si lasciò mai intimidire, votato solo al proprio dovere di difendere la giustizia ad ogni costo, un “amministratore” della legge il cui insegnamento è sempre vivo in me.

In merito alle elezioni regionali nel Lazio, conferma il suo appoggio ad Emma Bonino, dichiarato tempo fa?

Emma Bonino è una personalità straordinaria della vicenda politica italiana, ho litigato con lei innumerevoli volte, ho dissentito su temi decisivi pubblicamente, ma questo non mi ha mai impedito di avere grande stima per l’eccezionale passione civile e politica, per l’eccezionale onestà intellettuale; è una donna, una femminista, una radicale, una libertaria che ha saputo testimoniare sempre in prima persona, rischiando in prima persona, le proprie idee. Per questa ragione io penso che meriti di vincere la sfida contro un’aggregazione di destra che mostra di non avere nessun senso del limite, una destra ingorda che metabolizza pure le frange più impresentabili della geografia dell’estremismo neofascista e quindi la Bonino è anche, se posso dire così, la bandiera dei valori costituzionali, repubblicani e democratici nel Lazio.

Ritiene che questa polemica dei cattolici nei confronti della candidatura della Bonino abbia veramente un seguito o sia solo un dibattito mediatico?

Credo si possa immaginare che il dissenso, anche quello più aspro, più radicale, sia davvero il lievito della democrazia e che quello che è importante nella differenza delle opinioni è far vincere la cultura del dialogo e dell’approfondimento.

Se verrà riconfermato Governatore della Puglia, cosa cambierà e cosa segnerà la continuità?

Io non mi voglio concentrare sull’elenco delle cose buone o delle cose cattive. Noi abbiamo cercato di costruire, attraverso innovazioni legislative e buone pratiche, gli elementi di un modello sociale alternativo. Abbiamo puntato sulla ecosostenibilità non solo come riparo per la salute dei cittadini o per la tutela dell’ambiente, ma come contenuto di una nuova ricchezza, di un nuovo modo di produrre, anche di una nuova storia industriale. Per esempio, attorno alle energie rinnovabili noi stiamo provando a costruire una fiera economica intera perché stiamo raccogliendo investimenti per gli insediamenti produttivi di fabbriche che producono pannelli solari, pale eoliche, la componentistica del ciclo del rinnovabile. Io credo che dobbiamo continuare su questa strada. Voglio ricordare i tre temi fondamentali del futuro: acqua, energia e rifiuti, per quest’ultimi abbiamo completato il parco dell’impiantistica, in tutto il centro-sud d’Italia non c’è niente di paragonabile agli impianti che abbiamo noi oggi in Puglia: impianti di selezione dell’umido dal secco, di biostabilizzazione, di compostaggio, stiamo attivando segmenti di nuova impresa legata al riciclo della carta, la differenziata significa non solo inquinare di meno, ma può essere nuova ricchezza produttiva. Così per l’acqua: vi erano decine e decine di depuratori costruiti e trasformati in monumenti a suggello dell’incompiutezza delle opere pubbliche, ne abbiamo presi in gestione più di cento, abbiamo depuratori che sono oggi tra i migliori del mondo, con tecnologie che si trovano solo in California, perché la Puglia non ha fiumi e quindi la depurazione deve essere sofisticata negli impianti dedicati.

Quali le innovazioni progettate a livello urbanistico?

Ieri ho firmato 41 su 127 Pirt, ossia i piani integrati di sviluppo delle periferie: noi mettiamo come Regione 220 milioni di euro, i privati un miliardo e settecento milioni di euro e rifacciamo le periferie con i desideri dei cittadini che hanno guidato la pianificazione urbanistica, con gli attori economici che si sono confrontati con la cittadinanza per capire dove il legittimo profitto dell’imprenditore si potesse coniugare con la ricchezza collettiva dei valori sociali e ambientali. Dentro questo Pirt c’è il diritto alla casa perché si tratta nella gran parte dei casi di edilizia residenziale pubblica a prezzi popolari. Si tratta di aprire cantieri che non solo danno ossigeno al mercato del lavoro in asfissia, ma immaginano la periferia non come un luogo da rattoppare, bensì come il laboratorio di una nuova rigenerazione urbana.

Il laboratorio Puglia è un modello esportabile nel resto d’Italia?

Credo che ogni territorio abbia le proprie storie, le proprie peculiarità, sono stato dentro la tradizione comunista per tutta la vita a cercare modelli, i modelli si sono schiantati uno dietro l’altro, vorrei evitare di rimettermi a cercare modelli, o a indicare modelli, non ci sono modelli di liberazione o di emancipazione. Penso che ogni comunità debba saper non soltanto vedere i dati positivi della propria esperienza, ma debba anche far tesoro degli errori che si commettono e noi in Puglia di errori ne abbiamo commessi ovviamente, bisogna guardare anche quelli, non dobbiamo fare l’apologia di noi stessi. Dobbiamo determinare le condizioni del cambiamento, il cambiamento riguarda anche coloro che lo propongono che devono cambiare.

A proposito di errori, sfiduciare tutta la Giunta fu un atto dovuto o un gesto un po’ avventato, impulsivo?

Non ho sfiduciato la Giunta, ho azzerato il governo regionale e lo rifarei tale e quale perché io non mi occupo delle responsabilità penali individuali, per le quali ci dirà la magistratura, ho motivo di ritenere che all’accertamento dei fatti i miei collaboratori di quel tempo risulteranno estranei a imputazioni specifiche e tuttavia, al di là dell’accertamento del fatto penale, non si può non usare l’olfatto e non sentire una diffusa puzza di affarismo attorno ad ogni ospedale, in Puglia come in qualunque regione d’Italia. Direi nel nord più che nel sud, anche se la puzza del sud fa notizia e la puzza del nord non fa notizia. Allora, di fronte alla puzza del malcostume, non si può dire:”Aspettiamo che operi la magistratura,” bisogna dare segnali forti. Per me è stato un segnale drammatico, intendiamoci, perché azzerare una Giunta, persone con le quali tu hai lavorato, sono persone con cui hai nodi affettivi profondi, io mi sono considerato, anche quando non ne avevo l’età, un padre di ciascuno dei miei assessori, l’ho seguito persino nelle pene familiari, l’ho aiutato per quello che era possibile. E’ drammatico mettere punto e fare una cesura così radicale, ma è necessario perché la politica deve essere in grado di dare segnali forti all’opinione pubblica e quando l’immoralità pubblica bussa alla porta di casa tua non devi dire:”Va bene, ma la casa del mio nemico ne ha molta di più.” Non vale il problema che la tua è soltanto una pagliuzza e devi indicare la trave perché la mia pagliuzza è più grave della trave del mio avversario, dal mio punto di vista, nel senso che, per chi vuole cambiare il mondo, il dovere della trasparenza nei comportamenti deve essere un dovere da perseguire con intransigenza.


7 Febbraio 2012 / autore: Nichi

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