Sono al fianco degli operai, degli impiegati e dei quadri della RAI, che oggi scioperano. I lavoratori della RAI scioperano perché non vogliono assistere al declino della loro azienda. I lavoratori della RAI scioperano contro il Piano Industriale che, di fronte ai problemi di bilancio dell’azienda, non trova migliore soluzione se non quella di scaricare i costi della crisi sui lavoratori, mortificando chi quella azienda l’ha costruita. Il Piano Industiale pensato dai vertici aziendali, infatti, non guarda alla possibilità di conquistare nuovi mercati o di costruire nuovi format, puntando sulle tante e validissime professionalità presenti nell’azienda; non pensa ai lavoratori come a risorse importanti, tramite le quali uscire dalla crisi.
Al contrario, esternalizza il lavoro, cede i settori strategici della Rai, e chiudendo la porta in faccia a molti lavoratori, rinuncia a produrre nuove idee, rinuncia all’innovazione e alla creatività. Il Piano Industriale mette una pietra sul futuro dell’azienda culturale più importante del nostro paese.
E non è un caso che anche l’UsigRai, il sindacato dei giornalisti RAI, abbia aderito oggi allo sciopero delle maestranze. Evidentemente le preoccupazioni degli operai, dei costumisti, degli sceneggiatori, dei falegnami, sono condivise anche dai giornalisti, ben consapevoli di come la RAI sia ormai da tempo occupata dai partiti e dalle lobby, e non sia più purtroppo un bene comune.
E allora, credo che lo slogan La RAI siamo noi utilizzato dai lavoratori in sciopero, sia la giusta risposta a un Piano industriale che mette in serio pericolo la crescita della RAI e che la costringe ad abdicare al ruolo di più grande industria culturale del paese; credo sia il riassunto puntuale di un futuro migliore per il servizio pubblico, restituito ai cittadini, ai lavoratori e alle loro competenze.


