Intervista a Nichi sugli effetti della manovra finanziaria, a cura di Francesco G. Gioffredi, rilasciata a Il Quotidiano di Puglia il 10 luglio 2011.
LECCE - Presidente Nichi Vendola, perche’ ha parlato di accanimento sulla Puglia?
“Ci sono norme che sembrano scolpite soltanto per farci male. Questo accanimento si inserisce in un contesto di autentica devastazione: Regioni e Comuni con la manovra perdono qualunque capacita’ di autonomia, diventano soltanto curatori fallimentari. Il governo lascia a chi e’ in periferia il cerino accesso”.
Avete idea dell’entita’ del taglio per la Puglia?
“I nostri tecnici lo stanno calcolando. Ma il punto e’: se a noi tolgono 700 milioni di euro, noi dobbiamo tagliare il corrispettivo, quindi meno servizi ai cittadini”.
La settimana alle porte potrebbe segnare un nuovo momento di confronto col governo: ci sono spiragli?
“Non credo ci sia possibilita’ di emendare questa manovra. E’ crudele nella sua filosofia, appartiene a quel modello di politica economica che immagina di affidare al mercato salute, formazione, previdenza. Lo Stato si ritrae progressivamente dai compiti fondamentali, usa la crisi per marginalizzare il mondo del lavoro, opera uno smottamento epocale del ceto medio, prefigura l’innalzamento dell’eta’ pensionistica, rende strutturale l’espulsione delle nuove generazioni, finge di colpire la politica e la casta con provvedimenti spot”.
Ma il contesto europeo e della finanza pubblica spiega che la manovra e’ necessaria: da qualche parte quei 40 miliardi vanno presi…
“Ma cos’e’ il contesto europeo? Un continente in cui e’ stata abolita la democrazia, non essendo possibile una politica economica alternativa. Tremonti e’ un cantore di questo contesto e il quadro italiano e’ fra i piu’ insopportabili: e’ un quadro in cui e’ macroscopica l’evasione fiscale, e’ il Paese in cui negli ultimi 30 anni svariati punti percentuali di Pil sono stati trasferiti dal lavoro dipendente all’economia finanziaria. Senza considerare che manca qualunque politica di sviluppo economico e industriale”.
Al posto di Tremonti allora cosa avrebbe fatto?
“Avrei ad esempio rinegoziato con Bruxelles tempi e forme di contenimento del debito. E poi avrei rimesso in discussione il Patto di stabilita’. Ma cos’è il Patto? L’undicesimo comandamento? Non possiamo mettere in piedi il Patto di stabilita’ sociale? Tra i parametri fondamentali dell’economia dovrebbe esserci anche il debito delle famiglie”.
Lei parla di “macelleria sociale” del governare, ma quanto le e’ costato ritoccare i ticket e le aliquote Irpef?
“Se il ministero dell’Economia sbaglia le tabelle di calcolo dell’Irap, mi trovo a dover reperire oltre 100 milioni di euro. Nel bilancio di assestamento tocca a me poi coprire quel buco, e questo pur essendo fra le Regioni europee quella che piu’ ha lavorato per contenere il prelievo fiscale. Anche sulle aliquote Irpef siamo arrivati buoni ultimi. Ma purtroppo non ho libertà di movimento e sono impiccato al Patto di stabilita’, per la Puglia il piu’ punitivo”.
Magari su ticket e Irpef qualcuno avrebbe voluto piu’ condivisione da parte sua.
“Sono operazioni obbligatorie per tutti: se veniamo derubati di tutto, cosa possiamo fare? Io posso vantarmi per avere ammortizzato il peso degli abbonamenti per i pendolari, per non aver modificato le tariffe Aqp, per avere aziende pubbliche con la massima considerazione sui mercati e da parte delle agenzie di rating”.
La “condivisione” e’ un criterio che nella sua maggioranza invocano in tanti. Il Pd per primo.
“C’è una fisiologica dialettica in tutte le maggioranze. Ma in un mese abbiamo varato la riforma dei consorzi di bonifica, la ripubblicizzazione di Aqp, l’assestamento di bilancio, e abbiamo cambiato i manager Asl. Al netto delle intemperanze verbali di qualcuno, una prova di unita’ e buon governo”.
Un domani puntellerete la maggioranza con l’Udc.
“La maggioranza deve mostrare autosufficienza. Considero pero’ legittimo e fondamentale il dialogo con le forze politiche non in maggioranza, in particolar modo con l’Udc, che porta sensibilità culturale e contributi con cui abbiamo sempre interloquito positivamente. A prescindere dalle prospettive, sono sempre aperto al colloquio”.
Fiore vuol lasciare: sarebbe l’occasione di un rimpasto?
“Non credo”.
Il rapporto nazionale col Pd s’e’ complicato ancora: dopo il suo sostegno ai No-Tav, c’e’ chi l’ha additata di radicalismo. Chiamparino ha detto: verifichiamo chi nel centrosinistra ha cultura di governo.
“Beh, forse si riferiva al suo collega di partito Burlando, presidente della Liguria che considera la Tav un’ipotesi sciagurata. Io rivendico il diritto ad aprire discussioni di merito, e non ho mai detto di non voler dialogare con Chiamparino perche’ era nuclearista o privatizzatore dell’acqua: ci sono stati tanti errori dei riformisti corretti in corso d’opera. Facciamo una discussione di merito, senza anatemi”.
Il Pd la vuol marginalizzare?
“Considero importante solo la questione di fondo: come si costruisce la fuoriuscita dall’incubo berlusconiano e si salva il Paese. E il tema fondamentale e’ stato squadernato da amministrative e referendum, con il popolo che si e’ appropriato di scelte che normalmente fanno le segreterie di partito”.
Presidente, ma con Bersani c’e’ almeno frequenza di contatti per provare a costruire nel concreto questa alleanza?
“E’ naturale che avvenga e avviene con riferimento alla dimensione reale della crisi, che e’ anche crisi morale della classe dirigente”.


