Non si può in alcun modo e per nessuna ragione giustificare il lavoro illegale. Lo sfruttamento di esseri umani in catene produttive che somigliano a una forma moderna di schiavitù è una patologia che va estirpata, un indicatore di regresso e di inciviltà.
La tragedia di Barletta non evoca solo l’estrema vulnerabilità delle città e del territorio, a cui le politiche pubbliche dovrebbero offrire risorse per la manutenzione e la messa in sicurezza. La strage delle operaie ci racconta anche della tremenda fragilità di chi si sottopone a ritmi di lavoro disumani per un salario di fame.
Morire di lavoro è la più grande vergogna del nostro tempo.


