Articolo di Romina Velchi, Liberazione 25.06.08
Oggi è il giorno del congresso, il primo nella federazione di Bari. E’ sabato e la città è avvolta nell’afa estiva. Ancora più rovente, però, è il clima dentro il partito, almeno a leggere i giornali: minacce di ricorsi in tribunale, rischi di scissione, scambi di accuse al limite dell’insulto personale. Mi devo aspettare litigi, tensioni, scontri al calor bianco e addio alla politica? Perché sono nella roccaforte di Nichi Vendola, quella Puglia che a Nikita ha regalato una doppia vittoria: prima alle primarie e poi alle regionali. E che ora, magari, potrebbe regalargli la terza: quella alla segreteria del Prc. Già, quella Puglia che è anche una delle regioni al centro dello scontro interno sul “tesseramento gonfiato”.
Dovrò ricredermi; e “misurare plasticamente la distanza tra la discussione nei circoli e quella a livello nazionale o ai livelli intermedi”, come dice Lello concludendo il congresso della sezione Bari Petrone - una “piccola Rifondazione”, il circolo cittadino più numeroso e più attivo, quello al quale sono iscritti leader nazionali del partito come Imma Barbarossa, Titti De Simone ed Eleonora Forenza, assessori come Michele Losappio. Un circolo - dalla sede piccola piccola, pavimenti in pietra e soffitti a volta, Marx appeso alle pareti e qualche scaffale di libri - al quale aderiscono intellettuali come Pasquale Voza, sindacalisti, studenti, immigrati, personalità baresi (come Maria Laterza o Alba Russo) ed è guidato da una segretaria di 21 anni che si fa punto d’onore di garantire una “gestione collegiale”. Un buon esempio insomma, di come si può tornare a fare politica “in” basso, a confrontarsi con la gente in carne e ossa, con le difficoltà della vita di ogni giorno, i problemi del quartiere (e di una città dove “hai responsabilità di governo”).
Il che, naturalmente, non attenua le differenze politiche. Di “prospettiva”, come si dice in questo momento. Nicola Fratoianni è il segretario regionale “più amato dalle ragazze” (ma parecchi altri sono i suoi meriti… ). Pisano, catapultato a Bari per le primarie, già responsabile dei giovani comunisti, è uno (se non il principale) artefice del doppio successo vendoliano, “ma no, è merito del mitico Gaetano, il nostro responsabile organizzazione” si schermisce lui. Giovane tra i giovani: mi è difficile incontrare ultra quarantenni; anzi, ultra trentenni. La segretaria della federazione di Bari, Annalisa Panarale, una bella ragazza dagli occhi grandi e i capelli corvini, ha solo 32 anni. E sono tutti convinti sottoscrittori della mozione due, quella appunto di Vendola.
“Io sarei il liquidatore del partito? Io che il partito l’ho fatto crescere?”, si arrabbia Fratoianni. Mi dispiace - ma sono qui “apposta” - gli devo fare le domande “urticanti” che girano attorno a lui e alla sua leadership: e i processi “irreversibili”? E la campagna elettorale tutta giocata in funzione della nascita del “nuovo soggetto politico”? E la “costituente della sinistra”? E’ ben preparato, risposte pronte, ben formulate. “Io non parlo della costituente - replica - ma del processo della costituente. Non è la stessa cosa”. Come dire: un processo non lo predetermini e l’esito, quale che sia, lo decide chi ci partecipa. “Io non so nemmeno di quanto tempo avrà bisogno” aggiunge a sua volta Annalisa.
Sì - continuo - ma chi vi partecipa? A parte Sinistra democratica è rimasto ben poco. E quanto ai movimenti, dopo l’innamoramento è seguita la separazione (anche a causa della partecipazione al governo). “Noi dobbiamo ricostruire le ragioni politiche e culturali della sinistra - spiega Annalisa - non mettere in piedi un cartello elettorale”; perché “fuori c’è una sinistra diffusa, tanta gente che è di sinistra ma non ha la tessera in tasca; che non sono comunisti ma vogliono che sia mantenuta la distinzione tra destra e sinistra”. Sui movimenti, poi “sbagli - mi riprende Nicola - Non siamo noi che abbiamo abbandonato il movimento. Il 9 giugno (le manifestazioni contro Bush, ndr.) è stato sbagliato andare in una piazza diversa. Ma “di là” c’erano 30mila persone, mica 200mila”. Come dire: il movimento si è abbandonato da solo.
Comunque, per Nicola vale quanto ha detto, all’ultimo Cpn, Peppe De Cristofaro, il segretario regionale della Campania: e cioè che se la Sinistra arcobaleno avesse ottenuto un buon risultato elettorale sarebbe stato “nelle cose” discutere del superamento del partito. Ma “siccome così non è stato - conclude Fratoianni - è ovvio che l’esperienza della Sinistra arcobaleno va considerata chiusa”. Ma questa non è già un’ammissione implicita che il tema dello scioglimento del partito era, di fatto, all’ordine del giorno? Il no di Nicola è categorico. In ogni caso, insiste, “è curioso che chi ci accusa di voler sciogliere il partito ci proponga una gestione unitaria. No, la gestione unitaria si può fare solo su una proposta politica”. Che è quella, appunto, del “processo costituente della sinistra”: “Il punto è che se non fai quello, non salvi nemmeno Rifondazione comunista. Questo è ciò che ci distingue dalla proposta di Ferrero”.
L’accusa che a Nicola brucia di più è quella di aver gonfiato il tesseramento. “Il tesseramento in Puglia cresce ininterrottamente dal 2003 e questo grazie al lavoro di cura che gli abbiamo dedicato. Cosa che dovrebbero fare tutti quelli che oggi parlano di partito di massa: abbiamo raddoppiato gli iscritti dal 2004, aperto nuovi circoli e comprato la sede. Insomma abbiamo fatto operazioni di insediamento. Altro che liquidare”. Non demordo (sono qui “apposta”): però vi accusano di aver “spinto” sul tesseramento 2008, lasciando senza tessera chi era già iscritto nel 2007, tanto avrebbe votato comunque: “Sì certo - risponde ironico Nicola - abbiamo fatto pressioni incredibili, siamo cattivissimi, non si vede? E avremmo fatto tutto questo per prendere, per esempio a Ostuni, due voti e darne 6 su otto a Pegolo (e zero a Ferrero)? Ma via…”.
Né si può certo evitare - a Bari, in Puglia e a ridosso del congresso nazionale - di parlare di Nichi Vendola. Tiene banco infatti la questione del suo eventuale doppio incarico: si ritroverebbe segretario nazionale e presidente della Regione, nonostante le decisioni prese alla conferenza di Carrara poco più di un anno fa. Lo accusano anche di aver trasformato il congresso in una sorta di primarie sul leader, di referendum. E inevitabilmente, qui “la vicenda amministrativa diventa ulteriore motivo di polemica”, osserva Fratoianni. Infatti, secondo Imma Barbarossa “in Puglia c’è un imbarazzo generale a dire no alla mozione 2 per paura che se Nichi perde, cade la giunta”.
“Ma come si fa - scatta Fratoianni - a dire di no all’unica figura veramente nuova del partito?”; che ha “la capacità di connettersi con le persone? - incalza Annalisa - Che è una garanzia?”. “E poi respingo l’accusa di essere un leaderista - insiste Nicola - Intanto, anche Bertinotti all’altro congresso era candidato in modo esplicito. E poi, il doppio incarico è un’opportunità, perché non potrà fare tutto lui”. Come dire: l’opposto del leaderismo. “Non essendo ubiquo - mi spiega Gaetano, che dismessi i panni del responsabile organizzazione ha indossato quelli del Cicerone e mi accompagna in un affascinante tour di Bari Vecchia - permetterà davvero una gestione collegiale. Che per altro noi qui già pratichiamo. Lasciare spazio a piccoli gruppi dirigenti locali secondo me è più formativo di tante Frattocchie. Proprio per questo non accetterei mai che Vendola fosse segretario regionale mentre è presidente della Regione”. Ma soprattutto, Vendola “è l’unico dirigente nazionale ad avere esperienza di governo - aggiunge Nicola - Che è una fonte enorme di conoscenze: io ho scoperto qui cos’è veramente una Asl”.
Già, il governo: una questione spinosa anche e soprattutto qui. “Prendiamo la sanità - racconta Gaetano - Abbiamo eliminato il ticket sanitario per due milioni di pugliesi, stabilizzato 5000 lavoratori, rimesso in piedi l’Osservatorio epidemiologico regionale, accorpato Asl. Solo che è difficile ottenere consenso compiendo l’impresa di ridurre le liste di attesa per un’ecografia da due anni a sei mesi, perché sei mesi sono ancora un tempo inaccettabile. E spesso noi stessi non sappiamo vendere i risultati ottenuti, preferendo fare polemiche tra di noi”. Riemerge, insomma, la contraddizione: il successo di Vendola non si è trasformato in consenso elettorale (il 13 e 14 aprile il Prc ha ottenuto in Puglia il 2,9%).
Di tutto ciò si discute, ovviamente, anche durante il dibattito del congresso al circolo Benedetto Petrone (dal nome del giovane militante ucciso dai missini nel 1977), anche chiamato Kasbah, perché situato in un quartiere del centro ad alta densità di immigrati: troppo piccolo per accogliere tutti, qualcuno deve restare fuori. Un dibattito a tratti teso, ma franco e mai offensivo, come si conviene a persone che da tempo lavorano insieme (è già abbastanza che amicizie vecchie di anni siano andate in frantumi). E poi a stemperare il clima c’è la freschezza (qualche volta un po’ ingenua, ma sicuramente corroborante) dei giovanissimi iscritti (tanto giovani da essere tutti sotto esame). Chiedono al partito di dare un senso alla politica; criticano il gruppo dirigente (”lacrime di coccodrillo”); cercano una “prospettiva più lunga del 24 luglio”; vogliono una “Rifondazione aperta”; pensano positivo, nonostante tutto (”sono un militante deluso, ma continuerò a militare perché non siamo ancora sconfitti”). A loro soprattutto si rivolge Titti De Simone, quando domanda: “Dobbiamo restare come siamo o aprirci e cambiare noi stessi? Fuori succedono delle cose: o le intrecciamo con il nostro dibattito o saremo spazzati via”.
Finisce come da copione (o quasi): 89 voti alla mozione due, 12 alla uno e, a sorpresa, 6 alla cinque (Russo-De Cesaris). Tradotto in delegati: 1 per la mozione uno, 11 per la due, 1 per la cinque. Il documento Vendola è maggioranza in Puglia, una delle regioni considerate strategiche: per dire, a Massafra, a Sava, Acquaviva o San Pietro Vernotico non c’è stata gara; i congressi sono finiti rispettivamente 56, 18 e 23 a zero. Ma, come sempre, ci sono le eccezioni. A Barletta, per esempio, dove già l’area dell’Ernesto battè Fausto “100 a 7″ (ricorda Fratoianni citando un articolo de il Riformista del 2005) e oggi è saldamente in mano all’area di Claudio Grassi, alla mozione uno sono andati 130 voti e solo due a Vendola; e a Taranto, dove la maggioranza della federazione è schierata con Ferrero.
Dopo 14 congressi di sezione nelle varie provincie, su 642 iscritti 233 hanno votato per Ferrero, 242 per Vendola, 8 per Pegolo, 3 per “Falce e martello” e 6 per Russo-De Cesaris. Ma manca ancora, per esempio, la provincia di Lecce e lì, prevedono i sostenitori della mozione Acerbo-Ferrero, “ci faranno il cappotto”.


