C’è un’Italia migliore
Il libro della Fabbrica di Nichi (ed. Fandango)
“La verità è dunque che la disuguaglianza regna sovrana in Italia e quello che doveva essere il compito principale della Repubblica è stato ormai accantonato: “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” (art. 3, comma 2 della Costituzione). E come sempre, è il lavoro a pagare dazio. I lavoratori italiani hanno patito negli ultimi quarant’anni una costante compressione dei loro salari, che negli anni Settanta erano fra i più alti d’Europa. La perdita del potere d’acquisto non è certo stata compensata da un aumento del livello dei servizi, né ha riguardato tutti gli strati sociali della popolazione. Tutt’altro. Negli ultimi anni, come già detto, ben dieci punti di Pil sono passati dalle tasche dei lavoratori ai profitti e alle rendite. Un esempio più chiaro: negli anni Cinquanta, l’allora manager Fiat, Vittorio Valletta, guadagnava 20 volte il reddito della media dei suoi dipendenti; Sergio Marchionne oggi percepisce un reddito 435 volte superiore a quello di un operaio italiano. Questo è il quadro dell’Italia di oggi. Ad aggravare ulteriormente la situazione è intervenuto anche l’inesorabile processo di sostituzione dell’economia reale con una economia meramente finanziaria, che in poco tempo ha negato al lavoro materiale e immateriale il ruolo di elemento cardine della produzione di ricchezza per le comunità, e ha messo al primo posto, la finanza, le transazioni e le operazioni di speculazione borsistica.” (pagine 140-141).
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